- Autore: Simon Scarrow
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Newton Compton
- Anno di pubblicazione: 2026
Saga di Catone e Macrone, atto ventiquattresimo. I titoli in Italia della Eagles of the Empire Series sono due dozzine, con l’uscita all’inizio dell’anno della più recente fiction storica di Simon Scarrow, Il tiranno (gennaio 2026, collana “Nuova Narrativa Newton”, 384 pagine), nella traduzione di Valentina Legnani e Valentina Lombardi. Il precedente, La rivincita di Roma, è apparso in Italia nel 2025, sempre per la casa editrice romana Newton Compton, come tutti i romanzi dei due ufficiali delle Legioni: Quinto Licinio Catone e Lucio Cornelio Macrone.
Si entra nel vivo subito. Uomini e donne si dirigono verso il centro dell’Urbe. Una folla di dimostranti si accalca davanti ai palazzi pubblici, nella capitale. Non è una manifestazione dei giorni nostri, ma il 62 d.C.. Siede sul trono imperiale Nerone.
A osservare i disordini, è qualcuno ben noto ai lettori dello scrittore britannico nato a Lagos: il centurione anziano Macrone. Aspira al congedo illimitato, ma non riesce a fare il pensionato come gli piacerebbe, contrastato dagli eventi e dalle persone. Con la ruvida moglie Petronella, raggiunge la calca e apprende che l’imperatore ha negato la grazia ai quattrocento schiavi del senatore Pezio Secondo. Il Senato, riunito nella Curia, li ha condannati a morte, provocando lo sdegno del popolo dell’Urbe. Uno solo tra loro è l’esecutore materiale dell’omicidio di Pezio, ma la legge prevede che vengano giustiziati tutti i servi della familia, uomini, donne, anche bambini. Dura lex, sed lex: serve a prevenire rivolte contro i padroni, si vuole che ogni schiavo debba controllare l’altro.
Rivolte? Eseguita la sentenza, la protesta viene sedata con violenza dai pretoriani. Impugnano le spade e le usano, spingono con gli scudi, travolgono, calpestano.
A ricordarci invece chi sia Catone, ci pensa il senatore e generale Vespasiano, che va in visita nella villa vicino Roma, per saggiare la disponibilità a unirsi alla congiura degli aristocratici contro l’imperatore. Quinto Licinio è tornato da poco dalla Britannia, dove ha sconfitto Budicca e i suoi seguaci, ponendo fine alla ribellione degli Iceni. Ufficiale dell’esercito con una reputazione meritata sul campo, per coraggio e vittorie, si era già distinto alle frontiere dell’impero, scalando le gerarchie. Il loro primo incontro risale infatti al confine renano, dove il giovane si era unito come recluta alla II Legione Augusta. Era stato nominato optio su ordine dell’imperatore Claudio, in omaggio al padre del ragazzo, un liberto imperiale. Carriera rapidissima: prima promosso centurione, poi prefetto al comando di una coorte. Gli è stato perfino affidato il comando temporaneo di una Legione.
Un successo militare accompagnato dall’ascesa sociale. Aveva sposato la figlia unica del senatore Sempronio ed ereditato la proprietà alla morte del suocero, coinvolto in una sciagurata cospirazione. Rimasto pure vedovo, con un figlio, Lucio, che ora ha dieci anni, ha sposato segretamente Claudia, già amante di Nerone, da cui si è allontanata e si fa credere morta.
Vespasiano ha saputo che Catone vorrebbe ritirarsi a vita privata nella sua tenuta agricola, ma non può permettere a un ufficiale del suo valore di sprecare la vita in un posto sperduto. È richiesto il suo talento, “in un modo o nell’altro”.
Al di là di pochi spunti, non sembra il caso di svelare gran che della trama, nemmeno di questi romanzi storici, pieni di congiure, intrighi, unioni e separazioni, politiche e sentimentali. I tanti libri della saga potrebbero essere letti senza rispettare l’ordine cronologico di pubblicazione. Si rischierebbe perciò di fare sfracelli, parlando di cose che nei seguiti diventano scontate, ma che nel volume sotto mano costituiscono invece sapienti colpi di scena. Sembra innocuo, semmai, approfondire qualche dato storico sviluppato da Scarrow grazie alla metodica documentazione consultata prima di stendere i suoi romanzi. Ci informa che Nerone faceva affidamento sull’esercito per proteggersi, perseguitare i nemici e imporre la propria volontà. In particolare, si era assicurato la fedeltà dei comandanti della Guardia pretoriana, Burro e Tigellino.
Tre contingenti assicuravano il controllo della capitale. La Guardia pretoriana, accampata appena fuori le mura di Roma, dodici coorti di mille uomini, con il compito di proteggere l’imperatore e il palazzo imperiale. All’interno delle mura dell’Urbe, tre Coorti urbane (nel romanzo verranno comandate dal prefetto Catone e dal centurione Macrone), provvedevano a garantire l’ordine pubblico e offrire supporto alla Guardia. Nella cerchia muraria erano dislocati anche i vigiles, piccole unità armate alla leggera, incaricate di contrastare la piccola criminalità e risolvere incidenti.
Le Coorti urbane erano state create da Augusto, quando si reso conto che i pretoriani rappresentavano un pericolo. Aveva prelevato tre reparti per formare un corpo separato. Questo contribuiva a bilanciare il potere militare nella capitale e permetteva agli imperatori di contrapporre una forza all’altra. Nel resto dell’impero, erano dispiegate le Legioni e numerose Coorti ausiliarie. La dispersione delle forze rendeva difficile radunarne di sufficienti a sfidare il potere centrale. Per un altro verso, rallentava la concentrazione per grandi campagne militari su ampia scala.
Verso la fine del regno di Nerone, i suoi consiglieri cominciarono a mettere in discussione la lealtà dei comandanti. Li convocavano a rapporto a palazzo, per eliminarli. La crisi finale del cesariato neroniano derivò dalla rivolta contro di lui dei generali e dei loro eserciti. Si accorse del pericolo troppo tardi.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il tiranno
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