Il superfluo della vita
- Autore: Ludwig Tieck
- Genere: Classici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Carbonio editore
- Anno di pubblicazione: 2025
Non si tratta di incoraggiare l’anarchismo, ma è un fatto che attraverso gli apparati sovrastrutturali (istituzioni, norme, ruoli, morali) anche il consesso sociale più tollerante condiziona di fatto la piena libertà dell’individuo. Persino le relazioni di coppia che assecondino in esclusiva buona fede i sentimenti più assoluti risultano soggette a ispezioni comunitarie (censo, stato patrimoniale, età, affidabilità dei partner).
Fine premessa, arrivo al punto: di amori contrastati è piena la letteratura, e uno dei meriti di Il superfluo della vita del tedesco Ludwig Tieck (Carbonio editore, 2025, nuova traduzione di Paola Capriolo) sta nell’originale alternanza di toni ironici e spunti speculativi.
È il crinale tematico-formale attraverso cui si declina questo romanzo breve; protagonisti la nobile Clara e il borghese Heinrich, convolati a nozze in gran segreto data la decisa opposizione al matrimonio del padre di lei. Il nido d’amore degli sposi fuggiaschi non rende merito al lignaggio di entrambi: trattasi di un misero appartamento al primo piano di un edificio altrettanto malmesso. I due freschi sposi risultano essere privi di tutto – lavoro, denaro, contatti sociali, cibo – fuorché del loro amore. Un amore ferreo, ostinato, convinto, bastante a sé stesso al punto da sfidare finanche il concetto platonico di amore in sé. A scandire il ritmo delle loro giornate di felice isolamento sociale, le mute di una natura che si adatta al succedersi delle stagioni e l’ininterrotto conversare dei due sposi. Quasi un flusso di coscienza condiviso, declinato per letture colte, intenzioni, sogni, ardori, e – per tornare alla questione individuo-società da cui siamo partiti – ruminazioni filosofiche sulle convenzioni proto-consumistiche dei propri tempi.
Come si legge – non senza gusto dissacratorio – a pagina 23 del romanzo (siamo ancora al cominciamento della successione di rinunce materiali dei due sposi):
Si può vivere anche senza tovaglioli. Se penso a come il nostro stile di vita si sia ridotto sempre più a surrogati, palliativi e rattoppi, concepisco un vero e proprio odio per il nostro secolo avaro e spilorcio e prendo la decisione, poiché ne ho la possibilità, di vivere alla maniera dei nostri molto più generosi progenitori. Questi miserabili tovaglioli, come persino gli inglesi di oggi rammentano ancora con disprezzo, evidentemente sono stati inventati all’unico scopo di risparmiare la tovaglia. Se è dunque un segno di liberalità non badare alla tovaglia, io mi spingo ancora più oltre dichiarando superflua anche quella, insieme con i tovaglioli. L’una e gli altri saranno venduti e mangeremo sulla tavola ripulita all’uso dei patriarchi, all’uso… mah? Di quali popoli? Non ha importanza! Molta gente mangia persino senza tavola.
Più che rinuncia consolatoria, attraverso il disprezzo del premio prima ambito (in La volpe e l’uva di Esopo), quella di Heinrich si connota piuttosto come vera e propria presa di posizione. Come astensione dal superfluo in nome di alti valori, amore e libertà di scelta in primo e secondo luogo. Ma parimenti al cuore, anche l’inverno ha le sue ragioni che la ragione non conosce. Quello che si prospetta per Clara ed Heinrich è infatti un inverno da tregenda. Il freddo non fa sconti e le già estinte economie della coppia non danno modo di acquistare la legna necessaria per riscaldare il minuscolo appartamento. Tirando avanti gioioso, seguace di un epicureo carpe diem, l’uomo pensa bene di sacrificare la solida scala in legno che collega l’appartamento al piano terra. Decretando in questo modo la definitiva scissione della coppia dal resto del mondo. Ma fino a che punto è consentito abdicare alle regole sociali? Rivendicare il diritto all’autonoma di scelta? Il riscontro afferisce alla suspense speculativa del romanzo.
Intriso degli influssi filosofico-sperimentali della corrente preromantica di Jena di cui Tiek è stato esponente, Il superfluo della vita si afferma come paradigmatico di quella poetica avversa all’idolatria del denaro come ai bisogni materiali, secondari rispetto alla preminenza degli ambiti interiori (sentimentali). Attraverso la resistenza esistenziale-sentimentale di Clara ed Heinrich, il racconto mira dunque a emblematizzare l’alterità dell’individuo indomito, che non accetta di piegarsi al conformismo di una società fondata sui disvalori borghesi. Un racconto che, dietro il paravento satirico, agevola, come si è detto, una critica sociale, ulteriormente acuita da un climax e da un finale asprigno. Sottolineato dalla curatrice e traduttrice Paola Capriolo:
C’è una segreta amarezza nel ‘lieto fine’ per cui, dopo aver tanto decantato i vantaggi della loro rinuncia al ‘superfluo’, appena ne hanno l’occasione i due sposi si mostrano straordinariamente pronti a ‘rinunciare alla filosofia della povertà’ e lasciano senza troppi rimpianti il loro nido bohémien per riprendere a condurre una vita agiata.
Quarant’anni dopo la precedente traduzione, Il superfluo della vita si apprezza ancora (ulteriormente) come gioiello letterario della letteratura ottocentesca. In antitesi alle teleologie contemporanee di superficie, la novella di Ludwig Tieck si staglia come lettura caldamente raccomandata.
Il superfluo della vita
Amazon.it: 14,25 €
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il superfluo della vita


Lascia il tuo commento