- Autore: Eva-Maria Bast
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Tre60
- Anno di pubblicazione: 2025
Il sogno di Louis Vuitton (TRE60, 2025, titolo originale Der Traum Des Louis Vuitton, traduzione di Francesca Maria Gimelli), di Eva-Maria Bast, racconta la vita di Louis Vuitton (Lavans-sur-Valouse, 4 agosto 1821 – Asnières-sur-Seine, 27 febbraio 1892), imprenditore francese, fondatore dell’omonima azienda di moda. Nota giornalista e scrittrice pluripremiata, l’autrice conduce il lettore nel mondo di Vuitton, costruttore di bauli accreditato dall’imperatrice Eugenia de Montijo, moglie di Napoleone III.
La più desiderata, più amata, più invidiata, più fashion, più mitica, più rubata, più copiata, quindi la più “taroccata”. Stiamo parlando della borsa Vuitton, quella originale, ovviamente, non importa il modello, basta possederne una, annusare il suo caratteristico odore di cuoio, prendersene cura con affetto e dedizione, perché un giorno sarà donata come se fosse un antico monile di famiglia, da tramandare di generazione in generazione.
Una borsa che subito è diventata oggetto di culto, che si abbina perfettamente sia con i jeans sia con un tubino nero. Oggi La Maison Louis Vuitton ha boutique in tutto il mondo e oltre a vendere borse, bauli e svariati oggetti in cuoio, offre profumi, orologi, gioielli e altri gadget, ma nessuno sa che questi oggetti del desiderio nacquero da un sogno, quello di Louis Vuitton, ricordato per le creazioni del marchio, ma quasi mai per il volto o le vicende del fondatore.
Riuscirai a fare tutto ciò che ti prefiggerai, tesoro mio. Hai una forza incredibile. Solo che non devi smettere di credere nei tuoi sogni. Capito?
Massiccio del Giura, 1835. L’amatissima madre di Louis era morta tre anni prima, suo padre si era risposato con una donna perfida. La natura che circondava la baita dove i Vuitton vivevano da cinque generazioni era meravigliosa, ma Louis anelava Parigi, la città della luce. “Tu sei molto speciale, non dimenticarlo”, aveva ricordato la madre di Louis sul letto di morte.
A soli 13 anni, il ragazzino aveva capito che era arrivato il momento di incamminarsi verso Parigi; nella primavera del 1835, lasciò la casa paterna e si diresse a piedi incontro al suo futuro. Louis vagabondò per due anni facendo lavori saltuari, percorrendo centinaia di chilometri a piedi e dormendo dove riusciva a trovare riparo. Il ragazzo giunse a Parigi nel 1837, all’età di 16 anni, dove trovò disperazione e povertà. La città era stata trasformata dalla rivoluzione industriale e Vuitton iniziò un apprendistato presso un costruttore di bauli e valigie, Monsieur Marechal. Nell’Ottocento tale attività era ben considerata e richiesta, infatti dopo pochi anni Louis divenne noto nella città di Parigi per il suo lavoro presso Marechal.
Nel 1854, a 33 anni, Vuitton sposò la diciassettenne Clemence-Émilie Parriaux. Dopo il matrimonio lasciò il laboratorio di Marechal e aprì il proprio. Quattro anni dopo, nel 1858, introdusse i bauli a forma rettangolare con i bordi arrotondati, che divennero famosi in tutta la Francia. Louis Vuitton continuò a lavorare sino alla morte, avvenuta all’età di 70 anni il 27 febbraio 1892. Il figlio Georges Vuitton proseguì l’attività paterna.
Ammirevole la tenacia e la determinazione di un uomo artefice del proprio destino.
Nell’ultima notte a casa sua, Louis Vuitton non chiuse occhio.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il sogno di Louis Vuitton
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