- Autori: Antonin Artaud - Matthew Gregory Lewis
- Genere: Horror e Gotico
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Feltrinelli
- Anno di pubblicazione: 2021
È uscita nel 2021, edita da Feltrinelli, un’edizione e traduzione nuova de Il monaco, romanzo di fine Settecento idolatrato e contestato da tutti i contemporanei (tra cui De Sade e Manzoni) forse per l’estremismo della vicenda narrata. Nei secoli successivi ebbe molte edizioni; questa, curata da Luca Salvatori, è molto nuova perché affianca al testo originale l’adattamento di Antonin Artaud, creatore del teatro della crudeltà ed estimatore del romanzo nella sua essenza, che modifica lo schema narrativo accentuando elementi orrorifici ed eliminando quelli realistici secondo il modello surrealista.
L’edizione è corredata da un apparato critico ottimo e da una traduzione, forse un po’ ricercata, ma eccellente, nonché dalle biografie di Matthew Gregory Lewis e Artaud messe a confronto. Un lavoro filologico corretto. Ma veniamo al libro.
Matthew Lewis scrisse Il monaco nel 1796, a soli diciannove anni, in un’epoca che aveva dato prova di essere pronta a lasciare alle spalle l’Illuminismo per inoltrarsi nel Romanticismo. Castelli, demoni e crudeltà erano entrati a far parte della mentalità del lettore comune.
Il monaco è un caso diverso: è pieno di orrore puro, ma mette in campo la fede religiosa cattolica con il soprannaturale, mescola l’amore e la morte, la lussuria e la castità, avendo anche un fine morale (che i romanzi della Radcliffe e Walpole non avevano), ovvero quello di far desiderare il bene dopo tanto male. Ed è un’analisi del peccato della superbia.
Ambrosio, monaco integerrimo (anche se di nascita sconosciuta), non conosce donna e disprezza negli altri la fornicazione anche quando si accompagna a un vero amore. Ma nel suo convento vive il novizio Rosario che altri non è che Matilde, una donna innamorata di lui che lo tenta fino a sedurlo in una scena per l’epoca molto erotica (Matilde che suona l’arpa quasi nuda) e cede fino al traviamento morale. Non è amore il suo, ma una passione furiosa, un bisogno represso che esplode quando ne ha l’occasione (una castità esagerata è malvagia). Intanto una bella e virtuosa fanciulla, Antonia, conosce in chiesa Lorenzo, un giovane aristocratico che vive con ansia il suo amore verso di lei a causa delle differenze sociali.
Con una narrazione a incastro si racconta la vicenda disperata di Raimondo e Agnes, sorella di Lorenzo, che viene condannata a farsi monaca e a partorire il figlio della colpa subendo torture, prima da Ambrosio e poi dalla badessa, personaggio crudele che pagherà la sua malvagità. Intrighi, sevizie e torture sono mescolati a temi soprannaturali come quello della Monaca insanguinata (di cui viene raccontata la storia) e dell’Ebreo errante.
Ambrosio si stanca di Matilde e vuole possedere la virtuosa Antonia; ci riesce riducendola in fin di vita e compiendo sul suo cadavere lo stupro, prima di scoprire che sono fratelli di sangue, macchiandosi di necrofilia e incesto. Ormai la sua perdizione è palese e viene rimarcata dal patto con il diavol , da lui firmato per poter sfuggire all’Inquisizione che è sulle sue tracce, ma verrà ingannato dal Diavolo che lo porterà all’Inferno. Gli altri protagonisti si salvano, a parte Antonia, e sono felici perchè hanno compiuto il Bene e devono essere premiati.
Il romanzo è molto più complesso di come l’ho spiegato: è fatto di prosa, ma anche di serenate, di canzonette, di ballate romantiche che lo rendono molto efficace. Il libro viene tradotto in francese nel 1840 e Antoni Artaud trae spunto dalla traduzione per creare un rifacimento che mette in evidenza il lato grottesco dell’opera. Non dimentichiamo che per un breve periodo Artaud appartenne alla corrente dei surrealisti e fu fondatore del Teatro della crudeltà. Il curatore dell’edizione Feltrinelli, Luca Salvatori, inserisce le lettere che Artaud scrive ai suoi amici, nel 1930, per informarli del suo lavoro sul Monaco. Artaud riduce il realismo e aumenta le componenti orrorifiche, toglie personaggi minori come Leonella perché troppo comici e va alla ricerca di effetti essenziali, di una prosa nuova. Il successo dell’operazione di adattamento fu notevole e Il monaco tornò a essere l’opera osannata dai contemporanei settecenteschi, e attirò l’attenzione dei critici odierni, determinando una ripresa cinematografica nel 1972 con il film "Il monaco" con Franco Nero nella parte di Ambrosio e sceneggiatura di Bunuel, che ne accentua i lati anticristiani aggiungendo personaggi che, a mio giudizio, disturbano l’azione principale (il duca Telamur, pedofilo e cannibale, è inutile), mentre la carica violenta e trasgressiva della storia tra Raimondo e Agnes, incomprensibilmente, viene taciuta. Altre revisioni cinematografiche non sono degne di attenzione.
Per concludere, Il monaco è la manifestazione di un romanticismo estremo, ma anche il capostipite del romanzo gotico inglese con la sua forza e le sue paure, un’opera che mette in scena i tabù (incesto, necrofilia, religione intesa come oppressione) umani tanto da essere una fonte (peraltro contestata) di un autore ben diverso da Lewis come Alessandro Manzoni. Questo è il destino di tutti i capolavori: il saper parlare a persone, luoghi e tempi diversi e rimanere universale.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il monaco
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