Il libro del Tempo Perduto. La stirpe d’iperborea
- Autore: Silvano Nuvolone
- Genere: Fantasy
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2023
Silvano Nuvolone scrive storie di storia. Farmacista, poeta e scrittore, è un narratore generoso, di storia e storie del passato, nel suo Piemonte. Sono ambientate soprattutto durante il medioevo e non tanto diverse poi da questo suo titolo di genere fantasy immaginifico, vista l’avvincente avventura raccontata, celtica e condita di magia. È il romanzo Il libro del Tempo Perduto. La stirpe d’iperborea, pubblicato dalla Tipografia Editrice Baima-Ronchetti, di Castellamonte (maggio 2023, 218 pagine).
Il dott. Nuvolone esercita in farmacia a Cavagnolo, sempre nella Città Metropolitana di Torino, ma è nato a Chivasso, nel 1958. Ha esordito a quarant’anni con il romanzo La pianura di nebbia, e ora è una firma di tutto rispetto nelle collane Baima-Ronchetti.
Da mettere in risalto nella confezione di questo fantasy sono le illustrazioni, riprodotte in bianconero e realizzate dagli studenti del Liceo Artistico della stessa Castellamonte della casa editrice. Grazie alla stampa locale, si viene a conoscenza della collaborazione tra Baima-Ronchetti e il Dipartimento di grafica della sede di Castellamonte dell’Istituto d’istruzione superiore “25 Aprile-Faccio”, nel quadro di un progetto PCTO (Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento). Tre le classi impegnate nell’iniziativa, le IV L, M, Q e uno studente della V L. La copertina si deve a Rebecca Recchia, la cartina proposta nel volume a Lorenzo Buffa. Altri disegni sono di Miriam Loggia. Attraverso un QR code, che conduce al sito delle edizioni canavesane, si possono visionare le tavole di tutti gli studenti che hanno partecipato al progetto, usate per la produzione di segnalibri distribuiti nella Fiera del Libro di Torino e in altre presentazioni del libro di Nuvolone, dedicato “a chi accende la vita con la fantasia di un bambino”.
Fondendo perciò la loro immaginazione con quella dell’autore, sono dei coetanei ad avere reso una propria interpretazione grafica del viaggio della giovane Aua tra Piemonte e Francia, in un tempo lontano. Erano di etnia celta le popolazioni che hanno abitato l’occidente subalpino-ligure, dal XIX secolo a.C. all’arrivo dei Romani. Per primi i Leponti, poi fusi con i Liguri, ma se ne sa poco. I Salassi si stanziarono nell’alto Canavese e in Valle d’Aosta; i Sallui nel Vercellese; i Vertamacori nel Novarese; i Taurini nella provincia omonima; gli Statielli nel territorio di Acqui Terme e valli adiacenti; i Bagienni fra Mondovì e il Cuneese; i Dertonines a Tortona e in Valle Scrivia; gli Epuriati tra Asti e Alba; gli Epanteri tra Brà e Carmagnola; i Caburriati fra il Pellice e il Po; i Lancenses e gli Ocelenses nelle valli delle tre Sture; i Laevi tra Chivasso e Trino e i Vittimuli a oriente della Serra d’Ivrea.
Dediti all’allevamento transumante e capaci di estrarre minerali, avviarono scambi con l’altro spiovente alpino, per quanto non disposti a dare luogo a consistenti insediamenti abitati. Polibio descrisse il territorio come un paese senza città, dopo l’avvio della romanizzazione della pianura padana e delle zone alpine, tra il II e il I secolo precristiani. Nell’82 a.C. la Gallia Cisalpina divenne provincia romana.
È nella stessa area territoriale che ci porta Nuvolone nel romanzo, ma durante l’Età del Ferro, molto prima quindi dell’arrivo di Roma. Inverno, vigilia del Modranicht, la Notte delle Madri. Il druido Neave ha interrogato il futuro, maneggiando un cranio umano, ma non ha tratto auspici favorevoli. Avverte il capo della tribù, Trahern, che presto ci sarà una guerra. Ha sentito le urla dei guerrieri, il rumore delle armi, i nitriti impauriti dei cavalli. Chiede di allertare gli uomini migliori: il combattimento è imminente. Dal cranio ha ricavato anche dell’altro, che riguarda solo lui, in quanto religioso: dovrà salire verso l’Altare delle Madri, dove la divinità gli svelerà il suo destino. In più, un grosso corvo ha spalancato il becco, volando basso sulla neve e gracchiato forte, prima di scomparire fra gli alberi. Un cattivo presagio, guerra prossima, esito incerto.
Dalle primissime pagine e da Nuvolone si apprende che allora e in quei luoghi si verificavano battaglie o anche solo scaramucce fra le tribù, per accaparrarsi un posto migliore per vivere, per trovare nuove donne o soltanto per dimostrare forza, alimentare lo Spirito del Guerriero e placare gli dei. Sempre dalla narrazione, si possono ammirare le capigliature delle donne: la moglie di Trahern, Eileen dal viso candido, porta i lunghi capelli biondi raccolti a treccia ed è bella come il sole. Abitano case forti, di legno duro, che li riparano da pioggia e neve. Sono piene di cibo e legna in abbondanza, per affrontare la stagione più fredda.
Avversari del re forte come il ferro sono i Salassi, guidati da Caden e Glen. Nel nuovo accampamento, occupato dopo essere stati scacciati dal proprio da altri vincitori, Uxouna ha adottato una giovinetta, trovata sperduta in un bosco. Può avere tredici anni, non è “ancora donna”. Forse i genitori sono stati uccisi da una bestia feroce e solo lei è riuscita a salvarsi, nascondendosi nell’incavo di un tronco o nelle crepe di una roccia. Spinta dalla fame, ha poi cominciato a vagare. Per giorni e giorni non ha pronunciato una sola parola e mangiato alcunché. Solo dopo tante attenzioni di Uxouna ha ricominciato a nutrirsi e a pronunciare poche parole, a volte incomprensibili. L’hanno chiamata Aua, Piccola figlia. Non sanno che è l’ultima di una dinastia di potenti maghi, la Stirpe d’Iperborea, e che istruita alle arti magiche della Luce, dal buon druido Neave, dovrà sconfiggere, se riuscirà, il signore delle Forze del Buio, l’Oscuro Nato Grande. Il misterioso Libro del Tempo Perduto è la chiave dell’incantesimo che deciderà il successo sulle forze arcane dell’oscurità.
Il libro del tempo perduto. La stirpe di iperborea
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