- Autore: Miriam Georg
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Giunti
- Anno di pubblicazione: 2026
Il legame sottile che ci unisce (Giunti, 2026, titolo originale Die verlorene, traduzione di Simona Morani) è il nuovo romanzo della scrittrice tedesca Miriam Georg, in cui affronta il legame tra madre e figlia, che è il legame più forte, potente e profondo che esista al mondo.
Un legame invisibile ma indistruttibile, perché dura oltre la morte. È una connessione profonda, spesso indissolubile, basata su una forte intesa emotiva e corporea, che influisce sulla formazione dell’autostima e sulla visione di sé della figlia. Caratterizzato da amore incondizionato, il rapporto attraversa fasi di dipendenza, conflitto e ridefinizione, trasformandosi nel tempo da un’unione simbiotica a una relazione tra donne adulte. Si fonda su un legame sicuro, fondamentale per il benessere psicologico, che insegna alla figlia a sentirsi amata e accettata. Soprattutto durante l’adolescenza, il rapporto può diventare conflittuale, segnando il passaggio verso l’autonomia della figlia, oscillando tra desiderio di indipendenza e necessità di vicinanza. Le madri spesso rappresentano il primo modello di identificazione per le figlie, e il legame è intessuto di comprensione reciproca, sguardi e gesti che non necessitano di parole.
In questo emozionante romanzo di quasi seicento pagine, tre generazioni di donne, la nonna Anna, la madre Ellen e la nipote Laura, sono influenzate da un trauma sottaciuto, che deve venire alla luce. Quando Anna muore, Laura, che aspetta un bambino, grazie al ritrovamento di un dipinto e di lettere mai spedite, decide di ricostruire la storia dei suoi antenati e di provare a superare i dubbi che ha su di sé e sulla nuova vita che porta in grembo.
Francoforte, 2018.
Qualcosa in Laura era cambiato. Le era saltato subito all’occhio.
Ellen osservò di nascosto la figlia dal letto d’ospedale, dov’era ricoverata, oltre la rivista vecchia di due anni che teneva davanti al viso e di cui non aveva ancora letto una sola parola. La figura snella non era diversa, i capelli ricci e castani, lunghi fino alle spalle, ricadevano come sempre intorno al suo viso, ma qualcosa non era come al solito; solo non riusciva a capire che cosa.
Da quando la figlia era spuntata dall’ascensore cinque minuti prima, Ellen aveva ripreso a respirare un po’ più facilmente. Odiava gli ospedali. Certo, era così per tutti, cosa c’era in fondo da apprezzare, ma lei era quasi allergica all’energia che vi regnava. Seguendo un impulso, Ellen si alzò, si scusò e andò in bagno. Aprì l’acqua, tenne per un momento i polsi sotto il getto freddo. Come ogni volta, si spaventò della sua immagine riflessa nello specchio davanti a sé. Aveva settantacinque anni e si sentiva vecchia. Di recente aveva letto che alla morte dei propri genitori, oltre al dolore, la cosa peggiore era la sensazione di essere i prossimi in lista. Di aver saltato all’improvviso un gradino enorme sulla scala della vita e ora non c’era più nulla di significativo tra il momento presente e la morte. Nessun evento che dovesse arrivare prima.
Quando Ellen si sorprese a pensare a se stessa invece che alla madre malata, fu subito assalita dai sensi di colpa.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il legame sottile che ci unisce
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