Il grano nero
- Autore: Ignazio Rosato
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2024
Un evento storico che diviene narrazione e che mescola fatti realmente accaduti con elementi immaginari è la trama de Il grano nero (Scatole Parlanti, 2024), un interessante romanzo sulle rivolte dei Fasci dei lavoratori siciliani di fine Ottocento e sul sogno negato della libertà, libro d’esordio di Ignazio Rosato. Nato a Palermo, laureato all’Università degli Studi di Palermo, dove ha conseguito anche il dottorato di ricerca in Storia della cultura, è uno stimato autore televisivo, teatrale e cinematografico.
Il grano nero è la storia di Onofrio Scaturro nel 1893, “viddano”, dirigente del Fascio dei Lavoratori di Bisacquino e trisavolo di Ignazio Rosato; dello sfruttamento dei contadini nella campagna delle tenute nobiliari e dell’inizio di una rivoluzione nel nome di un ideale politico. Una storia vera, semplice, narrata dagli anziani del paese di Bisacquino e ancora viva nella memoria collettiva, che da bambino ha sempre profondamente emozionato il nostro autore.
La vita dura dei campi aveva forgiato il carattere di Onofrio; sapeva nascondere le emozioni, e lo aveva imparato fin da ragazzino. Era contadino come lo era stato suo padre e così suo nonno, tutti viddani.
A Bisacquino i nobili si tramandavano il titolo, i viddani si tramandavano la miseria.
Il rispetto dovevano guadagnarselo ogni giorno con la fatica nei campi, allontanando le debolezze per difendersi dalle prepotenze dei ricchi. Rientrava ogni sera a casa dalla sua Caterina, con il desiderio di perdersi nei suoi occhi scuri e profondi. Dal primo giorno che l’aveva incontrata era rimasto colpito dalla sua bellezza e si sposarono presto. La sua Caterina sapeva leggere e scrivere; fu lei a leggergli la lettera che annunciava la morte di suo padre, viddano come lui, a seguito del calcio di una mula. Onofrio, al contrario, sapeva bene che suo padre l’aveva ucciso la miseria.
Onofrio era un socialista e ogni settimana si recava alla sezione del Fascio con l’amico Peppe che chiamavano “quattrossa” per la sua magrezza. L’amico era stato schedato da giovane come un elemento pericoloso durante le insurrezioni politiche del 1860. Peppe era il presidente della sezione e aveva voluto Onofrio come consigliere. Il Fascio dei lavoratori era stato legittimato il 9 luglio; un movimento che coinvolgeva braccianti, operai e anche artigiani in tutta la Sicilia, le cui richieste erano le riforme sociali, di giustizia e tutela del lavoro. Nelle sezioni dei Fasci del circondario, negli ultimi tempi, era stato redatto il patto colonico, l’abolizione delle gabelle e la redistribuzione delle terre, da presentare alle casate dei Baroni. Nel nome del Socialismo e dell’uguaglianza, i lavoratori erano pronti alla protesta e alle rivendicazioni sociali, pur sapendo dei sacrifici da affrontare e della paura che sarebbe insorta alle prime rappresaglie punitive. Bisognava resistere senza avere timore: la rivolta avrebbe portato benefici a tutti loro e alle loro famiglie.
Impietose e sicure si fecero le grida dei viddani che sfilarono tra le campagne. Non seguivano il fercolo del santo come nelle processioni in paese, ma una bandiera che sventolava dritta e ricordava a tutti la libertà.
Nelle tenute dei nobili i lavoratori erano tutti in sommossa a chiedere ai padroni la firma dei patti colonici. A loro volta i baroni avevano delegato ai gabellotti ogni incombenza, si voleva incutere nei contadini timore e dubbi sul futuro: “la paura era l’arma dei potenti”. I nobili sapevano che tutto sarebbe giunto alla fine molto presto, mai nessuno avrebbe saccheggiato le loro ricchezze ereditate dalle famiglie e dai sacrifici dei loro avi. Si attendevano le dimissioni di Giolitti per lo scandalo della Banca Romana e l’elezione per la seconda volta di Francesco Crispi. Un governo autoritario che prometteva forti repressioni sociali. Crispi proclamò lo stato d’assedio, i carabinieri furono legittimati a sparare e immediati iniziarono i rastrellamenti e gli arresti: i Fasci vennero sciolti.
Anche se il grano è nero, non smette di essere grano, e i semi cadranno nella terra, e un giorno nasceranno spighe che non temeranno né le spine né la gramigna.
Il grano nero è un romanzo che coniuga sapientemente meticolosità storica e narrazione appassionante e commovente. La nascita dei Fasci siciliani e la loro storia, le idee socialiste che animarono l’insurrezione fino alla sanguinosa repressione del governo Crispi. La storia di una Sicilia rivoluzionaria dimenticata, della miseria, delle ingiustizie e delle prepotenze subite da sempre, e della lotta dei contadini per condizioni di lavoro dignitose, per la dignità e la loro libertà.
Il grano nero
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