Il futuro era adesso. Genio e follia nell’estate che cambiò il cinema
- Autore: Chris Nashawaty
- Genere: Arte, Teatro e Spettacolo
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Nottetempo
- Anno di pubblicazione: 2026
Non dimenticherò mai la sala piena all’inverosimile, si era a ridosso del Natale 1975. Al cinema Ritz di Catania proiettavano lo Squalo di Spielberg. Avevo dodici anni e quel film avrebbe segnato per sempre le mie passioni cinefile e le mie nuotate in mare aperto. Pochi anni dopo, su sponde fantascientifiche, Guerre stellari (George Lucas, 1977) e Incontri ravvicinati del terzo tipo (ancora Steven Spielberg, lo stesso anno) avrebbero fatto il resto, orientando verso galassie lontane la mia sospensione di incredulità. Sono stato uno spettatore precoce e fortunato: ho compulsato il cinema fanta-horror, negli anni in cui il cinema fanta-horror americano ha espresso la sua piena maturità (anni Settanta-Ottanta). Quanto basta per dettare le regole, entrare nella storia, e non uscirci più.
Tra il novero corposo dei film citati nel testo di Chris Nashawaty Il futuro era adesso. Genio e follia nell’estate che cambiò il cinema (Nottetempo, 2026, traduzione di Stefano Piri), non c’è un titolo che sia uno che abbia mancato di vedere. E tenete conto che i film visitati da Nashawaty sfidano la tassonomia. Mica soltanto gli otto fantastici cult movie usciti nel corso dell’estate incantata dell’82, motore immobile di questo saggio storico (E.T., Blade Runner, Tron, Star Trek II, Conan il barbaro, Poltergeist, La cosa, Interceptor). Chris Nashawaty la prende da più lontano. La prende proprio da Lo squalo e Guerre stellari, indiscussi apripista di un cinema fanta-horror che guarda per la prima volta anche a marchandising, fandom e serialità potenziale. Una triade appetitosa per le major hollywoodiane dell’epoca, che non possono rimanere indifferenti, e difatti non ci rimangono. Diverse per ambizioni, ibridazioni, statuto e spessore, le pellicole in questione sono accomunabili da un medesimo tessuto innovativo, da un’indole temeraria e visionaria, che ai margini dell’intrattenimento popolare muove alla conquista dei botteghini di tutto il mondo.
Senza tralasciare nulla (prendetemi alla lettera) di storia e retroscena dei film in oggetto, Chris Nashawaty (editor, scrittore, critico cinematografico; stile piano e puntuale) si muove in surplace tra geni della regia conclamati e/o aspiranti tali (Steven Spielberg, John Carpenter, Ridley Scott), azzardi inventivi, maestranze ingegnose, manager col fiuto per gli affari, curricula di vecchie e nuove glorie del new cinema, investimenti stellari e set nevrotizzanti dove capita di tutto, compreso gettare le basi per il futuro del cinema fantastico. Nashawaty – dicevo – enuclea con fluidità sorprendente (sono più di trecento fitte pagine ma si leggono d’un fiato) la genesi, quasi sempre thrilling, controversa e tumultuosa, di tanti cult movies (tra le mie madeleine del periodo ho trascurato di menzionare i capisaldi Alien e La cosa, ampiamente trattati nel testo) destinati non solo a fama imperitura, ma anche a riplasmare in certo qual modo l’industria cinematografica, dettando la strada, a detta dell’autore, per “l’era della blockbusterizzazione assoluta”.
Tirando le somme di un testo fondamentale: l’estate dell’82 è stata una lunga estate calda dopo la quale niente sarà più lo stesso per l’industria cinematografica americana. Dal punto di vista dei rischi (tanti, e talvolta mal ponderati), dei profitti (astronomici), soprattutto per la strada tecnica tracciata dai capolavori di un periodo aureo per la fantascienza cinematografica, i cui riverberi, nei casi migliori, sono rintracciabili anche ai giorni nostri.
Per ribadire e chiudere con le parole dello stesso autore:
Gli otto fatidici week-end raccontati in questo libro – e le colorite storie che li hanno preceduti – segnano una svolta generazionale nella storia del cinema. Fu una stretta ma magica finestra temporale in cui una manciata di coraggiosi film di artisti ribelli ridisegnò la mappa di Hollywood. Non sempre ci fu il lieto fine, e questa fase sismica non è stata romanticizzata quanto l’epoca d’oro degli studios negli anni ’40 o la New Wave dei ’70, ma il risultato fu innegabile: era stata creata una nuova formula che avrebbe proiettato i suoi effetti fino al secolo successivo, e riscritto le regole del gioco.
Il futuro era adesso. Genio e follia nell'estate che cambiò il cinema
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il futuro era adesso. Genio e follia nell’estate che cambiò il cinema


Lascia il tuo commento