Il concorso
- Autore: Sara Mesa
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: La Nuova Frontiera
- Anno di pubblicazione: 2025
Confesso di avere un po’ stentato ad entrare in Il concorso (La Nuova Frontiera, 2025), il libro della scrittrice spagnola Sara Mesa. Poi però, pagina dopo pagina, ho cominciato a seguire il percorso tortuoso del suo ingresso da neo laureata nel mondo del pubblico impiego, come si chiama da noi.
Sara è speranzosa di aver trovato un buon lavoro, ha un incarico a tempo determinato: purtroppo però si accorge, mentre i giorni passano tutti uno uguale all’altro, che non ha nulla da fare, non ha incarichi, deve aspettare che torni il capo che le spiegherà le sue mansioni. Per ora le hanno installato un telefono, ha un computer ma nessuna idea di cosa ci dovrebbe fare. Incontra la sua diretta superiore, Teresa, che la accoglie benevolmente ma dà tutto per scontato, non si ferma a darle né istruzioni né spiegazioni.
Sara è disorientata, si lamenta con sua madre che invece la reputa fortunata: ha un posto fisso, si riposi se non ha molto da fare. Conosce anche Beni, una dirigente che ama la poesia, e di quello parlano, senza mai sfiorare il perché Sara si trovi in quell’ufficio, dove si aggira come un fantasma, da nessuno riconosciuta né salutata. Finalmente, dopo mesi, arriva la grande notizia: l’ufficio si occuperà di ricevere reclami, registrarli, protocollarli, archiviarli seguendo un programma digitale che prende il nome di OMPA, un acronimo misterioso quanto privo di vero significato.
Tutto il romanzo è legato all’uso del linguaggio burocratico, alla sua insensatezza, all’astrazione che lo allontana dalla realtà e dallo scopo per cui l’ufficio esiste: il rapporto con gli utenti. Sara, per passare il tempo che coscienziosamente trascorre alla sua postazione, fa dei disegni, scrive poesie, filastrocche, aforismi, passa tra la mensa e la macchinetta del caffè molto tempo e qui incontra colleghi che restano sempre degli zombi: uno raccoglie gattini, un altro agisce senza profferire parola, il capo, Echevarrìa, è sempre chiuso nel suo ufficio, urla, ma non è comprensibile né cosa faccia né perché lo faccia. Dopo molti mesi di quasi solitudine, Sara fa amicizia con la bella Sabina, del reparto informatica: una donna piacente, fascinosa, libera, trasgressiva, un corpo estraneo nella grigia logica dell’ufficio. Ma anche con lei il rapporto dura poco: Sara avverte la falsità, l’estraneità del comportamento della collega, e se ne allontana. Decide allora che accetterà di sottoporsi al Concorso per ottenere un posto fisso nell’amministrazione, ma contemporaneamente, esasperata, comincia a mandare falsi messaggi all’amministrazione, falsi reclami, per lo più strampalati, ironici, sgrammaticati.
E siamo arrivati alla fine di questo davvero insolito romanzo, che si conclude in modo inatteso e costringe i lettori a interrogarsi sul mondo assurdo della burocrazia, un universo kafkiano che Sara Mesa ricostruisce con intelligenza, senso dell’umorismo e una vena fortissima di critica politico-sociale. Si legge con ansia, con inquietudine, con rabbia questo libro che ci parla dell’ambiguità di una realtà, evidentemente comune a molti paesi, dove la cosa pubblica è ridotta a uno schema vuoto, fatto di esteriorità che non porta da nessuna parte ma che colpisce duro chi prova a scompaginare una sicurezza fittizia che nessuno osa discutere.
Ottima la traduzione dallo spagnolo di Elisa Tremontin, che si cimenta con un lavoro non facile, usando il corsivo per tutte le frasi idiomatiche che riproducono l’insensatezza del linguaggio fatto per i soli iniziati, quelli che non devono capire ciò che viene scritto in decine di documenti . Il libro, infine, è dedicato
All’Usciere, che mi ha sempre aiutato con le carte.
Il concorso
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