Contenuta nella raccolta Filastrocche in cielo e in terra del 1960, la filastrocca Il cielo è di tutti di Gianni Rodari fa parte di quei lavori del giornalista, scrittore e insegnante che più di altri avevano e hanno tutt’oggi il compito di veicolare con parole chiare e comprensibili concetti solo apparentemente semplici nel loro significato più profondo.
“Il cielo è di tutti”: testo della filastrocca
Il cielo è di tutti gli occhi,
di ogni occhio è il cielo intero:
è mio, quando lo guardo.
È del vecchio, del bambino,
del re, dell’ortolano,
del poeta, dello spazzino,
del ricco e del povero,
dell’uomo bianco e dell’uomo nero.
C’è una sola cosa che non va:
il cielo è di tutti gli occhi,
e ogni occhio, se vuole, lo può guardare.
Ma non tutti gli occhi sono uguali:
c’è chi lo guarda e non lo vede.
“Il cielo è di tutti”: analisi della filastrocca
In poche righe Gianni Rodari affronta un tema importante ponendo riflessioni profonde. Attraverso la metafora del cielo, che viene utilizzato per indicare tutto ciò che l’essere umano può ammirare in maniera libera e gratuita, la filastrocca poetica si focalizza sullo sguardo, sugli occhi che lo possono guardare. Si tratta degli occhi di chiunque, ma per enfatizzare l’uguaglianza fra opposti Rodari fa ricorso all’antitesi (“bianco e nero”, “ricco e povero”).
Attraverso l’anafora, ovverosia la ripetizione nel testo di “del” e “dell” nella seconda strofa, include nel componimento ogni categoria possibile di persona e nello stesso tempo dona ritmo alla lettura. Rime e ripetizioni, tipiche delle filastrocche, scandiscono il ritmo rendendo il testo più musicale e quindi di più facile memorizzazione.
La ripetizione nella parte iniziale e verso la fine del testo della frase “il cielo è di tutti gli occhi” vuole invece rendere maggiormente l’idea di condivisione libera di questo bene comune incarnato dal cielo.
Il significato più profondo di “Il cielo è di tutti”
Per comprendere al meglio il significato più vero e profondo di questa filastrocca poetica di Gianni Rodari è fondamentale contestualizzare brevemente il componimento.
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L’opera che oggi leggiamo è tratta dalla raccolta di poesie e filastrocche Filastrocche in cielo e in terra del 1960. Ci troviamo a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, periodo di rinascita e ricostruzione dopo la devastazione portata della Seconda Guerra Mondiale. Rodari, che era anche un insegnante di scuola elementare, cercava un modo per offrire ai bambini una letteratura nuova, scevra di tutta quella rigidità del decennio precedente. Era finalmente arrivato il momento di proporre ai bambini una poesia giocosa, libera e che non fosse predicatoria, pur mantenendo il suo carattere educativo.
Nella raccolta Filastrocche in cielo e in terra da cui è tratta Il cielo è di tutti, lo scrittore e pedagogo guarda il mondo “dal basso”, come i bambini, e scrive più di 40 componimenti “in cielo”, ovverosia rivolti ai sogni, alla pace e alla libertà, e “in terra”, più legati invece ai temi della vita quotidiana.
Il cielo è di tutti affronta il tema dell’uguaglianza, spiegando con parole semplici e dirette che il cielo è un bene che appartiene a tutti, indipendentemente dalla classe sociale, dalle proprie origini e da ciò che si possiede. Ma ecco che, nella seconda parte della filastrocca, lo scrittore apre a una riflessione raccontata con semplicità: anche se tutti hanno la possibilità di alzare gli occhi al cielo per guardarlo, quanti lo vedranno davvero?
È questa l’amara e tacita conclusione di Rodari: molte persone non riescono a percepire la vera bellezza delle cose. Un invito a scorgere in ciò che ci appare dinanzi il sentimento e la consapevolezza, andando oltre il semplice vedere distrattamente con gli occhi.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Il cielo è di tutti”: la poesia di Gianni Rodari sull’uguaglianza e la bellezza del mondo
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