- Autore: Alice Bassoli
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Corbaccio
- Anno di pubblicazione: 2026
Se il verde tenebra rappresenta la narrativa di Alice Bassoli, l’Appennino emiliano è l’habitat elettivo delle vicende oscure della sua trilogia noir. Alberi, nel titolo del primo dei tre romanzi. Streghe nel secondo, che celebravano i sabba notturni tra la vegetazione. Una foresta nel più recente, Il bosco obliquo, edito da Corbaccio (maggio 2026, collana Narratori, 272 pagine).
Questo per limitarci alle pubblicazioni nel circuito editoriale canonico, perché la scrittrice di Reggio Emilia vanta una serie precedente di autopubblicazioni nel circuito Amazon, romanzi d’amore e gialli: Cento volte ancora e Luce splenda nel 2019, Elefanti a colazione nel 2020, Dove nuotano le sirene tre anni dopo.
La nostra reggiana è nata nel 1981, assicura di coltivare da sempre l’amore per la musica, il disegno e i fumetti. Da giovanissima inventava storie e sottoponeva agli amici copioni "improbabili". Ha scoperto la scrittura sui trent’anni e di recente è stata scoperta da Corbaccio, che ha comprato i diritti dei suoi kindle. La ninnananna degli alberi è riapparso per i tipi della casa editrice del Gruppo Mauri Spagnol nel 2024, notato tra i cinque finalisti del concorso Amazon Storyteller 2022, tra oltre millecinquecento candidature. A seguire, Le streghe non dormono (2025), semifinalista nel Premio Scerbanenco. Ora è arrivato il terzo mistery appenninico. Spicca la sua predilezione per gli spazi apparentemente sereni e cristallini della provincia emiliana montana, che Alice trasforma in ambienti bui, materialmente e moralmente, quanto mai adatti a intrighi annidati nell’humus locale e che hanno un che di remoto, di arcaico. Di non detto.
A proposito, si dice che a Rocchelle non succeda mai niente. Non si fa in tempo a ripetere la diceria comune, che due persone la smentiscono. Una è Angelina, nel prologo. L’altro, Francesco, a romanzo appena avviato.
Quel giorno di tre anni prima, nel 2014, l’Angelina c’era e ha visto: Marta mica è caduta, come hanno scritto sui giornali. L’hanno spinta, nel bosco, poverina, fatta precipitare nel vuoto. Lei però non vuole dirlo, se lo tiene per sé, perché nessuno le crederebbe, le darebbero della bugiarda. Tutti la deridono a Rocchelle, li ha sentiti infamarla alle spalle, la chiamano la mata dal paes.
Maledetti loro e maledetto anche il bosco. Lì, tra gli alberi, la gente si comporta male. Fa cose immorali, che è meglio non riferire. Se per qualche ragione passate dalle parti di Rocchelle, tenetevi alla larga dal bosco.
Francesco, in realtà, non parla. È morto, un giorno di febbraio del 2017. Don Giacomo, il parroco di Rocchelle, è turbato da un insolito lampeggio da quelle parti. Volanti, un’ambulanza, operatori indaffarati dappertutto. Si tratta di Francesco, poco più che ventenne e che seppure pecora nera, “cuore inquieto, anima dannata”, fa parte del gregge affidatogli. Faceva parte. È stato ammazzato. Lo ha trovato Andrea, la guardia forestale. Il corpo, non la testa.
Anche stavolta, la stampa si fionda sulla notizia. A Rocchelle, piccolo paese di montagna in provincia di Reggio Emilia, è stato rinvenuto senza vita un ragazzo di ventitré anni. La macabra scoperta di un forestale, di pattuglia nel bosco, ha sconvolto profondamente la comunità: l’assassino ha infierito crudelmente sulla vittima. Il giovane è stato decapitato. Al posto della testa, è stata posizionata quella di una bambola. Solo la presenza di un tatuaggio ha consentito l’identificazione del cadavere.
Si fa avanti l’ipotesi che il raccapricciante rituale possa collegarsi al modus operandi del cosiddetto Mostro di Vicenza, noto anche come Il Boia, responsabile di almeno quattro omicidi in Veneto, tutti caratterizzati dalla decapitazione delle vittime e dalla presenza di teste di bambole sulla scena del delitto. Se il collegamento venisse confermato, il killer avrebbe scavalcato i confini regionali, esportando in Emilia i suoi inquietanti rituali macabri. Se così non fosse, però, la verità andrebbe cercata localmente, in una comunità tanto ristretta.
Tutti scossi, naturalmente, a Rocchelle, soprattutto chi alla vittima poco esemplare vuole bene, nonostante l’evidenza. Daniele è il fratello minore di Francesco, ma non è pessimo come lui, che le prende di santa ragione da Nicola, il proprietario del bar, perché nasconde le pasticche di roba nel gabinetto del locale.
Non deve sembrare una disattenzione l’uso del tempo verbale al presente, visto ch’è tale anche romanzo. E non deve sfuggire che non si parli dell’assassinato al passato, perché la narrazione continua come se fosse vivo. Anzi, lo è e apprendiamo le sue malefatte.
Chiara ha 18 anni, non è più la ragazzina che metteva cioccolatini a forma di cuore nella pancia dell’orsetto di peluche. Ora ci nasconde i preservativi. 2016, estate. Faranno l’amore. Chiara ha deciso. Lui dev’essere il primo. “Un battesimo che custodirà nel cuore per tutta la vita. È pronta, sì che lo è”. Francy è stato il primo per molte altre cose: il primo che le ha rapito il cuore, di cui si sia irragionevolmente innamorata, la prima canna, la prima bugia a sua madre Tiziana. È pronta.
Nel bar di Nicola convergono in tanti. Roberto, che non si dà pace d’avere perso l’amore della moglie e lei, Giovanna, che non deve raggiungere il locale, perchè ci lavora. Un maglioncino aderente mette in risalto il seno. Sorride agli uomini, che affollano il bancone attratti dal suo fascino. L’Angelina sfoggia l’immancabile borsa grande di cuoio. Giacca a vento fuori moda, gonna alle caviglie, scarponcini da trekking, sguardo “da matta”, urla che quel “bosco è maledetto”.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il bosco obliquo
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