Nella ricorrenza del centocinquantesimo anno dalla nascita (6 giugno 1875) e del settantesimo dalla morte (12 agosto 1955) di Thomas Mann proponiamo un excursus di alcune tematiche ricorrenti nei suoi romanzi, che spesso hanno uno stretto rapporto con le vicende del suo paese: la Germania.
Le opere che prendiamo in considerazione sono I Buddenbrook, La montagna incantata e Il Doctor Faustus.
Umanesimo e Romanticismo in Germania
Nella seconda metà del Quattrocento si sviluppò in Italia una corrente letteraria chiamata Umanesimo. L’Umanesimo rappresenta la riscoperta della letteratura latina e greca dell’antica Roma e dell’antica Grecia.
Il movimento era intriso dei valori propri di quelle epoche: un grande interesse per la letteratura, la storia, la politica, un pensiero razionale anche se si credeva nelle divinità.
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Il movimento ebbe un grande successo anche in Germania dove surclassò l’interesse per la letteratura medievale e per le antiche saghe nordiche. Troverà un suo degno rappresentante in Goethe, verrà ripreso dal positivismo e nelle opere di Mann verrà raffigurato nella figura di Settembrini, nella Montagna incantata, e in quella di Zeitblom, nel Doctor Faustus.
In Germania il Romanticismo - movimento originale tedesco - rappresentò invece l’anima irrazionale, fantastica. All’inizio del Novecento lo scrittore marxista, ungherese di lingua tedesca, Gregory Lukacs si affermò con le interpretazioni di opere letterarie che riprendevano l’elemento irrazionale, trasgressivo, marxista e rivoluzionario. Tuttavia dalla stessa anima rivoluzionaria verrà anche il nazismo. A lui si ispira la figura di Naphta, che fa da contraltare a quella di Settembrini, umanista, razionale, positivista, cultore di Carducci.
“I Buddenbrook” e l’esilio di Mann
I Buddenbrook vengono pubblicati nel 1902. Si descrive la decadenza di una famiglia borghese in un momento in cui la borghesia era in grande ascesa. Ma si trattava di una nuova borghesia nazionalista e imperialista, molto diversa da quella moderata che aveva realizzato l’unità della Germania, sotto la guida di Bismarck.
I Buddenbrook sono attenti ad affari e matrimoni, oltre che alla politica della città anseatica in cui vivono. Hans Castorp è figlio di questa stessa borghesia, mediocre a scuola, ottimo studente all’università e cultore delle proprie abitudini. Settembrini risveglia in lui studi scolastici di tipo umanistico e si considera il suo mentore. Soprattutto lo tiene lontano, senza riuscirci sempre, dal mondo irrazionale rappresentato da Naphta e da madame Chauchat, di cui Castorp è innamorato.
L’opera viene pubblicata nel 1924, dopo che la Germania ha vissuto grandi sconvolgimenti: ha perso la guerra, è diventata Repubblica, ha combattuto un insorgente movimento comunista. Attraversa una difficile crisi economica da cui la Repubblica di Weimar non riesce a uscire e che sarà anche la causa del successo di Hitler. Mann prenderà le distanze dall’insorgere del nazismo e andrà in esilio.
“Il Doctor Faustus”, l’opera dell’esilio di Mann
Nel 1943 - quando la "fortezza europea" comincia ad entrare in crisi - Mann inizia a scrivere Il Doctor Faustus, che verrà pubblicato nel 1947, a guerra finita.
Anche il romanzo si muove secondo un doppio spazio temporale. Quello della voce narrante, l’umanista Zeitblom, amico del protagonista, morto da due anni, e la vita del protagonista, antecedente. Zeitblom si trova in Germani.
Nella figura di Zeitblom Mann forse in parte si identifica o forse concede un riconoscimento implicito alla cosiddetta emigrazione interna, cioè ai tanti intellettuali che rimasero in Germania, ma senza partecipare alla vita pubblica. Categoria di intellettuali che in precedenza Mann aveva criticato.
Adrian Leverkuen, il protagonista, è un musicista che fa un patto con il demonio. Si vende l’anima per avere in cambio venti anni di grande produzione musicale. La critica vi ha visto quello che appare in una prima lettura: una rappresentazione simbolica dell’adesione tedesca al nazismo, e la conclusione tragica della Germania. Zeitblom racconta in base a quanto il suo amico Adrian gli ha confidato e in base a della documentazione che ha trovato. Solo in pochi casi riporta quanto detto da Adrian.
Zeitblom si presenta come un insegnante che ha smesso di lavorare quando le condizioni del suo paese non lo consentivano più. Lascia intendere che non condivide le idee naziste. Si presenta come persona seria e affidabile. Ma allora perché Mann fa precedere il racconto da alcuni versi tratti dal secondo canto dell’Inferno di Dante, in cui il sommo poeta si chiede se è degno di narrare un viaggio nell’ aldilà che sta per intraprendere? Thomas Mann non è certo di essere degno di raccontare quello che sta per esporre. Ma se sta per raccontare la tragedia della Germania da cui lui si è dissociato nel 1933 andando in esilio e rinunciando a un cospicuo patrimonio perchè non dovrebbe esserne degno? E perché mette un enorme impegno per descrivere la musica creata da Adrian, che altro non è che la musica dodecafonica creata da Schonberg? Musica che non può essere considerata simbolo della disfatta tedesca?
Mann, il nazismo e la responsabilità della cultura
Riccardo Paradisi, sulla rivista online “Il dubbio” nel 2016, parlando del Doctor Faustus scriveva:
è un’analisi delle "radici oscure" della Germania e dell’Europa, del suo sottosuolo culturale demonico, è una riflessione del perché la culla della cultura sia divenuta con il nazismo e la guerra mondiale prima il sabba e poi la tomba della civiltà. Per la responsabilità della cultura stessa, degli intellettuali che come Adrian - controfigura di Nietzsche - si votano deliberatamente alla volontà di potenza, al demoniaco.
Luca Crescenzi, nella sua introduzione al Doctor Faustus della Oscar Mondadori. fa notare che Zeitblom si dichiara assolutamente inadatto a scrivere la biografia di un genio della musica. Zeitblom è un dilettante di musica. È solo un buon filologo. Ma non è Zeitblom che, come Dante, chiede aiuto prima di iniziare il viaggio nell’aldilà, che inizia dagli inferi. È Thomass Mann. Perché sa di dover cercare di capire e spiegare le origini culturali di questo ritorno alla barbarie rappresentato dal nazismo.
Secondo Crescenzi nel testo si nasconde un codice cifrato rappresentato da poche parole: i nomi dei due protagonisti e il nome che Adrian da alla prostituta che incontra e di cui si innamora e da cui contrarrà la sifilide. E il codice indicherebbe che Zeitblom e Adrian sono due facce della stessa medaglia. Una medaglia che possiamo sintetizzare così: l’umanesimo ci ha portati all’illuminismo, che è alla base del pensiero laico moderno. E da esso è venuto il positivismo, ma anche il movimento irrazionale che ha portato a due opposti rivoluzioni, quello sovietico e quella nazista. E cui ha contribuito anche lo stesso Mann nel momento in cui con La morte a Venezia ha rinunciato all’etica per l’estetica.
Nei Buddenbrook, i suoi antenati parlavano di una etica degli affari, proclamata anche se non sempre praticata. Per la dinastia da cui trae origine Mann il lavoro e la cultura vanno a braccetto. E lui nel suo lavoro di scrittore lo ha sempre praticato.
Ma quell’etica, quanto meno proclamata per cui non si va a letto con la coscienza sporca lui l’ha messa da parte privilegiando la bellezza della sua opera. Come spiega, sia pure simbolicamente, in Morte a Venezia.
Crescenzi, oltre all’introduzione, ha curato anche la traduzione e un apparato di commenti. Ha letto anche l’altra opera che scrisse Thomas Mann, Romanzo di un romanzo, in cui lo scrittore spiega tutte le letture fatte che lo hanno portato a scrivere l’opera. Fra le altre vi è anche quello di Tillich, un teologo e filosofo che spiega il rapporto fra etica ed estetica.
Fra La montagna incantata e il Doctor Faustus Mann scrisse un’opera meno famosa in cui si occupa di temi religiosi: Giuseppe e i suoi fratelli. Occuparsi di questi temi risvegliò in lui l’importanza dell’etica?
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Il Doctor Faustus” di Thomas Mann: nazismo e responsabilità della cultura
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