Tra i tanti anniversari del 2026 ci sono anche i 180 anni dalla nascita di Edmondo De Amicis. Un’occasione per riscoprire un lato forse meno noto dello scrittore: l’autore del celeberrimo libro Cuore era anche un grande viaggiatore. I suoi reportage conservano lo spirito curioso e la vivacità delle descrizioni di luoghi e popoli spesso lontani.
Tra le pagine ritroviamo emozioni, sorprese e anche timori. In fondo siamo pur sempre a fine ‘800 e le lunghe trasferte prevedono un certo grado di rischio. Tra le destinazioni ci sono le più note Londra, Parigi, Roma, ma anche mete esotiche come il Marocco e Costantinopoli. Il viaggio più magico? Quello in Olanda (raccontato nel libro edito da Saga Egmont, 2022) di cui scrive
le terre sorgono, spariscono e riappaiono, a somiglianza dei regni delle novelle arabe, al tocco delle verghe dei maghi.
L’Olanda raccontata da Edmondo De Amicis
A quasi 150 anni di distanza l’incanto si conserva intatto. Lo sguardo del viaggiatore è quello stupito di fronte al miracolo ingegneristico delle grandi dighe e dei canali. Edmondo De Amicis era preparato a vedere un paese del tutto nuovo e diverso dagli altri, eppure sorpreso,
A destra e a sinistra del fiume larghissimo, davanti e dietro al bastimento, non si vedeva che la linea diritta delle dighe, come una striscia verde a fior d’acqua, e dietro questa striscia, qua e là, cime d’alberi, punte di campanili, comignoli rossi di tetti, che pareva facessero capolino per vederci passare. […] tutto era nascosto, tutto pareva immerso nell’acqua.
Non senza timore:
Pareva di attraversare un paese nel giorno del diluvio e si provava un piacere a pensare che si era sur un bastimento.
E più oltre:
Per poco che si conosca la storia fisica d’Olanda, la prima volta che si vede la Mosa, e che si pensa agli straripamenti memorabili, alle devastazioni, alle trasformazioni, alle mille calamità e alle vittime infinite di quel fiume capriccioso e terribile, si guarda con una sorta di curiosità inquieta, come si guarda un brigante famoso, e si giran gli occhi sulle dighe con un sentimento quasi di soddisfazione e di gratitudine, come, al veder passare un brigante ammanettato, si giran gli occhi sui carabinieri.
La gente in Olanda per Edmondo De Amicis? Costante e ordinatissima
E la gente? Secondo De Amicis è molto simile ai luoghi.
Su pochi popoli, infatti, la natura del paese abitato esercitò un influsso più profondo che sugli Olandesi. Il genio olandese è in perfetta armonia col carattere fisico dell’Olanda. Basta guardare i monumenti della gran lotta combattuta da questo popolo col mare, per comprendere come il suo carattere distintivo debba esser la fermezza e la pazienza, accompagnata da un coraggio calmo e costante.
Un ordine e una disciplina che si trasmettono anche alle piccole cose della quotidianità. Le camere d’albergo, ad esempio, per la gioia del viaggiatore stanco, presentano una pulizia esemplare.
La biancheria era candida come la neve, i vetri trasparenti come l’aria, i mobili lucidi come il cristallo, le pareti nitide da non trovarci un punto nero colla lente.
E un po’ intimidente:
Usando mille cautele per non offendere nemmeno col fiato la pulizia purissima di quel gioiello di camera, mi abbandonai con una sorta di timidità contadinesca al mio primo letto olandese.
La città di Dordrecht, tra pace e innocenza
Una delle più vecchie e, insieme, fresche e allegre città olandesi è Dordrecht. La prima a manifestarsi davvero durante la traversata in nave. Terra feconda di pittori e intellettuali, è centro commerciale riconosciuto. De Amicis fotografa la luce del luogo: le frasi si accorciano, in un’urgenza descrittiva che cerca di cogliere dettagli e particolari, affastellando periodi e immagini. Un niente e siamo con lui dentro a dipinto fiammingo.
Si vedevano da tutte le parti altissimi mulini a vento che giravano le braccia; casine sparpagliate lungo le rive, di mille forme strane, come villette, padiglioni, chioschi, capanne, cappelle, teatrini, coi tetti rossi, le mura nere, azzurre, rosee, cinerine, con contorni bianchi come la neve intorno alle finestre e alle porte. In mezzo alle case, canali e canaletti; […] bastimenti fra casa e casa; barchette davanti alle porte; vele in fondo alle strade; […] un andare e venire di uomini, di donne e di bambini dal fiume alla riva, dai canali in casa, dai ponti sui barconi; uno spettacolo vario e mobile; per tutto acqua, colori, cose piccine, forme fanciullesche, tutto lustro e fresco, un’ostentazione ingenua di leggiadria, un misto di primitivo e teatrale, di gentile e di ridicolo, un po’ cinese, un po’europeo, un po’ di nessun paese; con un’aria beata di pace e d’innocenza.
Rotterdam di notte e di giorno, nel racconto di Edmondo De Amicis
A Rotterdam approda all’imbrunire. Il tempo non è clemente: la pioggia e una nebbia sottile impediscono la vista. L’impressione? Una città mai vista prima d’allora. E il viaggiatore accetta la sfida:
“Tanto meglio;” dissi salendo in una carrozza “vedrò per la prima volta una città olandese di notte, che dev’essere uno spettacolo nuovo”. E infatti il Bismark, quando fu a Rotterdam, scrisse a sua moglie che di notte vedeva dei fantasmi sui tetti.
Niente spettri per De Amicis, ma la magia e la confusione di un luogo vivo, nonostante l’ora tarda:
una luminaria non mai veduta di lampioni agli angoli delle case, di lanterne sui bastimenti, di fanali sui ponti, di lumi alle finestre, di lumicini sotto le case, di riflessi di tutta quella luce sull’acqua.
La città è una baldoria architettonica, una danza di case. Tanto che lo scrittore è costretto a guardare due volte, teme di aver frainteso. Tutte le case pendono e la descrizione si fa subito fantastica:
Vi son case che pare che caschin innanzi dal sonno, quelle che si rovesciano indietro spaventate, quelle che s’inclinano l’una verso l’altra, quasi fino a toccarsi coi tetti, come per confidarsi di segreti…
E sulle facciate scopre un singolare sistema di controllo:
Nel mezzo della pietra o da un lato, un ferro sporgente sulla strada, curvo, rivolto in su, che sostiene due specchi uniti in forma d’un libro, mobili, e sormontati da un terzo specchietto, pure mobile; in modo che dall’interno della casa si può vedere, senz’essere visti, tutto quello che segue nella strada.
E il mare ovunque che pretende il suo spazio, in un misto di cordami, ponti levatoi, mulini a vento, comignoli:
Andando per certe strade strette e diritte, si vedono tutt’a un tratto chiuse in fondo come da una tenda che nasconde la campagna, e che appena comparsa, sparisce, ed è la vela di un bastimento che passa per un canale.
Se è vero che la caratteristica del paese è la continua trasformazione, tanto che una mappa di secoli fa non servirebbe al viaggiatore per orizzontarsi, restano intatti il fascino e il piacere di chi scrive. Un’attrazione evidente e coinvolgente che fa venire voglia di partire.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il viaggio di Edmondo De Amicis in Olanda, una terra di maghi e favole
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