- Autore: Laura Leto
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
Edito pochi mesi fa nella collana “Agave” della casa editrice Torri del Vento, Il Cimitero acattolico «degli Inglesi» di Palermo, a firma dell’antropologa di valore Laura Leto, ha come sottotitolo di copertina “un giardino della memoria, un mosaico di storie” a significarne il contenuto. È uno studio approfondito di ricerca che crea valore aggiunto alla conoscenza di questo luogo meno conosciuto in quel di Palermo, che ha avuto una vita e una storia molto travagliata.
Un lavoro impegnativo e molto complesso che tratta di questo “topos” non solo delle sue trasformazioni nel tempo, ma dei frammenti individuali di storia di coloro che qui sono sepolti e di quanti non si è venuti a conoscenza della loro identità per la pessima gestione di questo luogo di sepoltura che dovrebbe essere sacro. Si tratta di un piccolo fazzoletto di terreno triangolare, un piccolo giardinetto dimenticato e ora in pessime condizioni, pressoché inaccessibile, assediato e attorniato da fabbriche dismesse, irrecuperabile. Di prevalenza inglese la gente che vi è sepolta, e questo rende più grave la trascuratezza e l’incuria in cui si è lasciato questo cimitero, in ragione del rispetto dovuto alla comunità inglese che ha operato proficuamente in Sicilia arrecando a questa terra indubbio beneficio e arricchimento, in molteplici campi della cultura, dell’industria e del commercio.
L’autrice su questo luogo ha scritto un ponderoso volume bene illustrato e con pagine che si fanno leggere tutte con interesse. Un vero e proprio saggio che si legge come un romanzo molto intrigante, pieno di informazioni frutto di accurate ricerche su un periodo particolare quale il “decennio inglese”, il periodo dal 1806 al 1816. Gli Inglesi a quel tempo si erano posti a difesa dei Borbone, rifugiatisi in Sicilia dopo le campagne napoleoniche, e contribuirono finanziariamente ai reali con un sussidio notevole anche per l’economia generale e dopo il 1816 questi soldi andarono via, arrecando nocumento non solo per il Re, ma per l’intera economia che andò a deperire. La mancanza dell’appoggio economico inglese poteva determinare un allontanamento degli imprenditori inglesi, ma questo non avvenne perché già dalla fine del Settecento questi si erano affrancati dall’economia siciliana, a cominciare da Woodhouse nella zona di Marsala, che era il fornitore ufficiale del vino Marsala alla flotta di Nelson, ma oltre il vino erano floride altre attività collaterali. E poi Ingham che, ai primi dell’Ottocento, inizia la sua attività, essenzialmente finanziaria oltre che legata al vino. L’economia e imprenditoria inglese era entrata all’interno della società palermitana e questo fatto è legato al cimitero di cui si parla. La prima sepoltura, come scrive Laura Leto, è infatti del 1812 ed era stata fatta in quel terreno che ancora non aveva le caratteristiche di cimitero; era all’interno della città, in una zona prima destinata a lazzaretto seicentesco.
Si tratta di un libro difficilmente classificabile in una precisa categoria, dalla natura interdisciplinare, occupandosi al contempo di antropologia, architettura, estetica, storia… Vi sono diversi piani e chiavi di lettura, di cui la più semplice è quella della descrizione dei luoghi, fornendo una miriade di notizie e informazioni specie della borgata dell’Acquasanta, dove era appunto allocato il cosiddetto Cimitero degli Inglesi. Ma non vi erano sepolti solo inglesi, ma anche svizzeri, tedeschi e suicidi, cioè tutti coloro che non potevano entrare nei cimiteri cattolici.
Ma nel libro si tratta delle varie trasformazioni subite da quel luogo, da iniziale lazzaretto realizzato per gli appestati; anche nella zona intorno si ebbero mutamenti notevoli con la creazione del cimitero dei Rotoli. Il cimitero “acattolico” venne invece dismesso alla metà degli anni Sessanta dell’Ottocento, quando si formò una sezione autonoma nel cimitero dei Rotoli e alcune salme vennero traslate in questi luoghi.
Viene quindi a trattarsi, nel libro della Leto, della Sicilia in quel periodo “inglese” e specie di Palermo, e della Finanza, del commercio internazionale, dei presidi militari e della precarietà delle condizioni igienico sanitarie. Il colera del 1837, soltanto a Palermo, causò 20.000 vittime in poche settimane e sorse il problema di dove mettere tutti questi morti. Palermo a quel tempo era un punto nodale ed estremo specie per i viaggiatori del Gran Tour, al fine di avere informazioni di prima mano sulle architetture antiche e su letture classiche. La Sicilia era al centro delle attenzioni anche perché tutta la zona della Grecia era impraticabile, in quanto sotto il dominio ottomano.
Un’altra chiave di lettura di questo prezioso volume è il costatare la capacità dell’autrice di ricostruire, da frammenti, elementi che possano fare risalire il sepolto. Una quarta chiave di lettura del libro, e forse la più importante, è il parlare delle persone sepolte delle quali l’autrice si interessa, tratteggiando luoghi avventurosi e riuscendo a ritrovare le genealogie più lontane, frutto di ricerche minuziose su diversi archivi nei paesi più diversi. Si hanno notizie sul lavoro che facevano, sul ruolo che avevano a Palermo, su come hanno vissuto, sui loro figli e persino sugli attuali discendenti. Episodi, storie personali, vissuti che si intrecciano con la grande Storia. Erano persone non slegate al territorio ma inserite nella società di allora.
Come era il cimitero lo si può vedere da un dipinto a olio di Andrea Sottile, dove viene raffigurato come molto ordinato, con vialetti, piante decorative, statue e sculture ornamentali.
Il Cimitero acattolico «degli Inglesi» di Palermo è un libro prezioso che testimonia e denuncia la gravissima negligenza nella conservazione di questo luogo di defunti. Un’opera di assoluto pregio e valore che raccoglie storie di uomini e di vite riferite a una comunità specifica; sono stati recuperati i vissuti di circa 90 persone, individuandone i nomi e cognomi. Uno studio attento che la stessa autrice definisce “matto e disperatissimo”, frutto della sua tesi di dottorato, un’“indagine vivente”. Infine, un libro dal doppio valore, sia storico-documentario che antropologico, per quegli elementi riferiti a come la popolazione e le autorità locali hanno avvertito e sentito la cura di questo luogo.
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Un libro perfetto per...
studioso e appassionato di Storia e di Storia della Sicilia
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il Cimitero acattolico «degli Inglesi» di Palermo
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