- Autore: Ángel Bonomini
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Safarà editore
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788832107708
Muovo da una linea di principio: mai eccedere con l’esegesi delle storie sfumate. Di testi cioè che giocano col sottinteso, e si prestano a finali aperti. Il primo rischio che si evita è quello di dire troppo, o troppo poco. Il secondo quello di indirizzare il lettore verso soluzioni arbitrarie, che lo priverebbero peraltro della scoperta autonoma dell’esprit del racconto.
Ho finito di leggere con assoluto interesse le storie di Ángel Bonomini comprese nella raccolta I novizi di Lerna (Safarà, 2026, trad. di Raul Schenardi); la sensazione prevalente che mi rimane non è originale, afferisce alla presenza del perturbante metafisico come cifra comune dei racconti. Non fossi chiamato a scriverne troverei già bastante questa percezione, talmente è piena, totalizzante. Alla luce dei connotati funzionalmente umbratili che insidiano ogni sentiero del libro, seguono soltanto esili note a margine.
1. Assumere come esclusivo esempio di narrativa sul doppio, il fulgido racconto che titola l’antologia significa trascurare i sotto-testi ontologici che lo attraversano. La sua natura ulteriore e trascendente. Individuabile già in un titolo che parafrasa l’Idra di Lerna (il mostro a sei teste della mitologia greca e romana). Nei ventitré sosia dell’avvocato Beltra (lui è il ventiquattresimo) convocati nell’austera Università di Lerna. Nella composizione architettonica dell’edificio che la ospita - un monastero benedettino ormai dismesso -, ammantato di mistero (sapienziale?). Insomma: pure se in apparenza concentrato sul tema della parcellizazione dell’io, I novizi di Lerna si confronta anche col nodo di una potenziale matrice metafisica dell’essere (uno e molteplice).
2. L’apparenza della trama potrebbe richiamare i Dieci piccoli indiani della Christie - dieci vittime designate, convocate in un interno senza vie di uscita - ma I novizi di Lerna non è un romanzo giallo dotato cioè di estrema razionalità, ed è semmai assimilabile all’Angelo sterminatore di Bunuel: in quanto anche sui Novizi - come sugli ospiti rinchiusi nella villa bunueliana - è immanente un arcano. Un mistero (un piano infernale? Un progetto divino? Una folle sperimentazione?) che incombe, sorretto da una simbologia di cui amore/morte, e il tempo ciclico dell’eterno ritorno, risultano essere gli aspetti più decifrabili.
3. Come nella Paola Capriolo rilkeiana di Il doppio regno, nel racconto lungo di Ángel Bonomini anche l’edificio ospitante l’avvocato Beltra e i suoi doppi potrebbe dentro metafora connotarsi come stazione evolutiva del sé, in parallelo alla morte degli altri da sé oggettivizzati nel ruolo di sosia.
4. La postfazione di Lucio D’Arcangelo è superlativa ma raccomando di leggerla subito dopo avere maturato un’idea personale del racconto. In linea col principio che mi sono imposto e da cui mi sono mosso, ne riprendo uno stralcio relativo a una possibile teleologia del racconto.
L’ambiente dei “Novizi” unitamente agli eventi che vi si svolgono può ricordare certi romanzi italiani scritti una decina d’anni dopo: “Il nome della rosa” di Umberto Eco e “Todo modo” di Leonardo Sciascia. Ma si tratta di somiglianze del tutto esteriori. Che fanno risaltare, da un lato, la tardiva, e povera, fantasia di certi nostri narratori, e dall’altro la superiorità di questo romanzo breve, che nulla concede alla cronaca o alla semplice ingegnosità. Per Bonomini il fantastico è un modo di narrare intellettuale, ma non astratto: una sorta di cannocchiale non tanto aristotelico, quanto platonico, puntato sulla “provincia dell’uomo” come la chiama Elias Canetti.
Anche il resto della raccolta suggestiona - nel senso originario del termine latino di "portare sotto" (cioè occultare piuttosto che rivelare). Un affastellato di situazioni reali e spaesamenti di senso - amanti che si inseguono e che muoiono in eterno; una Pampa lisergica che intrappola i malcapitati rendendoli succubi di altri destini; intellettualismi sul tempo che ne scompaginano il flusso ordinario, altri io molteplici -, cifra portante di uno dei narratori assoluti della letteratura fantastico-filosofica argentina.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: I novizi di Lerna
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