- Autore: Daniele Barbieri
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Tunué
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788867908455
Sviluppatosi agli albori del Novecento sui supplementi domenicali dei maggiori quotidiani, c’è voluto del tempo perchè il fumetto si affrancasse dalla fama negativa che lo bollava come medium di poco valore. Aggettivandolo di volta in volta come “lettura frivola”, “per bambini”, “cinema dei poveri”, “intattenimento da viaggio” o quant’altro ispirato dai pregiudizi di un bigottismo culturale-pedagogico duro a morire. Su sponde italiane, è stato a partire dagli anni Sessanta, e dagli studi semiologici di Umberto Eco (il suo classico Apocalittici e integrati contiene già speculazioni intorno a Superman e i Peanuts), che per il fumetto le cose cambiano, e le sottovalutazioni vanno a scemare progressivamente.
Daniele Barbieri (semiologo a sua volta, proprio di “scuola” Eco) ha scritto sul tema uno dei saggi teorici più rilevanti. Un saggio fortunato al punto da meritarsi una lodevole riedizione Tunuè riveduta e aggiornata. Si intitola I linguaggi del fumetto e, benché di taglio segnatamente accademico, si rende appetibile tanto per i professionisti del genere quanto per i lettori che vogliano approcciarsi al fumetto in modo consapevole. Il testo è infatti tutt’altro che la storia abusata dei giornalini di una volta. E nemmeno il tentativo di legittimarli come narrativa illustrata a tutti gli effetti, restituirli a una dignità ormai accertata da (quasi) tutti. I linguaggi del fumetto costituisce piuttosto l’attenta mappatura delle semantiche comunicative del genere-fumetto e, al contempo, delle interazioni sviluppate con generi ulteriori della comunicazione artistica (illustrazione, pittura, fotografia, grafica, poesia, letteratura, cinema).
Più che sulle dissomiglianze, lo studio di Barbieri si incentra dunque sui caratteri comuni coi linguaggi che lo ispirano e lo attraversano. La ricerca è minuziosa, autorevole in modo evidente. Per restituirne uno stralcio emblematico del tenore, riporto quanto anticipato dal saggista nella prima introduzione al volume del 1991 (pp. 15-23 di questa nuova edizione):
Il linguaggio al centro del nostro discorso in questo libro è quello del fumetto, ma ce ne occupiamo attraverso un’esplorazione dei rapporti che il linguaggio del fumetto ha con altri linguaggi. Credo che […] si possano individuare quattro tipi di rapporti tra il linguaggio dei fumetti e gli altri linguaggi.
INCLUSIONE (un linguaggio è incluso in un altro, fa parte di un altro): il linguaggio del fumetto fa parte del linguaggio generale della narratività, cosi come ne fanno parte il cinema e molti altri linguaggi che ci sono familiari. Tutti i linguaggi narrativi hanno ovviamente quindi delle caratteristiche in comune, in quanto tutti sono parte dello stesso grande ambiente […]
GENERAZIONE (un linguaggio è generato da un altro): il linguaggio del fumetto è ‘figlio’ di altri linguaggi. Storicamente nasce come una derivazione di linguaggi come quello dell’illustrazione, della caricatura, della letteratura illustrata. Condivide di conseguenza una serie di caratteristiche con questi linguaggi […]
CONVERGENZA (due linguaggi convergono su certi loro aspetti): esistono naturalmente delle parentele orizzontali, linguaggi da cui il fumetto non è discendente ma è apparentato dal fatto o di avere comuni antenati (come nel caso della pittura, della fotografia e della grafica) o di avere delle aree espressive in comune (come nel caso di poesia e musica, nel caso del teatro e in quello del cinema).
ADEGUAMENTO (un linguaggio si adegua a un altro): questo è il caso più interessante. Succede quando il fumetto trova più semplice mimare, riprodurre al proprio interno un altro linguaggio, per utilizzare delle sue potenzialità espressive, piuttosto che cercare di costruire al proprio interno delle potenzialità espressive ‘equivalenti’. È il caso in cui, detto in un altro modo, il fumetto ‘cita’ un altro linguaggio.
Elemento fondante del discorso analitico introdotto e sviluppato da Daniele Barbieri è il dispositivo tecnico in grado di trasformare una nuda successione di disegni in racconto compiuto: disposizione delle vignette, forma del balloon, impiego dello spazio bianco, concorrono in altri termini al realizzarsi della miracolosa transustanziazione. Non si tratta di esclusive scelte grafiche quanto di veri e propri meccanismi tecnici, volti a determinare tempi della narrazione e modi in cui il lettore li percepisce. In altre parole: onomatopee e movimenti del fumetto concorrono a far sì che il racconto illustrato acquisisca tono e colore specifici. Restituendo al lettore “la profondità di un sistema segnico fondato su equilibri strutturali sottili”.
Come si può intuire dagli accenni di cui sopra, I linguaggi del fumetto è un saggio scientifico che non ha perso un grammo della sua fondamentalità. La sua prospettiva è ampia, stimolante, gravida di rimandi e richiami multimediali. Un testo utilissimo per chi ritiene che la lettura di un fumetto, nel migliore dei casi, esuli dal semplice passatempo intellettuale. Che possa, al contrario, costituire un’esperienza avvincente e significativa, al pari di quella derivante dalla lettura di un romanzo o di una pellicola cinematografica.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: I linguaggi del fumetto
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