- Autore: Eleonora E. Spezzano
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788862722186
È la più giovane scrittrice che racconta la Shoah, l’hanno già detto. Eleonora Ernestine Spezzano era solo adolescente e frequentava quattordicenne il liceo classico a Reggio Calabria, quando ha pubblicato il romanzo Hans Mayer e la bambina ebrea, per i tipi Bonfirraro, editore siciliano, di Barrafranca-Enna (gennaio 2020, collana “Futura”, 396 pagine, non poche per una ragazzina).
Una storia di guerra, di persecuzione cieca, violenta, ossessiva, di dolore e di speranza (non stiamo anticipando troppo?), nata come un racconto e cresciuta pagina dopo pagina. Le radici retrodatano alla seconda elementare, quando l’allora scolaretta calabrese si avviava a diventare un’assidua lettrice e cominciava a scrivere in versi. Il tema storico è stato messo a fuoco durante la scuola media, quando ha preso coscienza dell’attualità della lezione civica, etica e politica impartita dal rifiuto dell’Olocausto, del genocidio degli ebrei da parte dei nazisti.
Solo bambina, poi ragazzina, Eleonora ha sentito forte e chiaro il dovere della memoria e la consapevolezza che andrebbe condiviso da ognuno e da tutti, con una presa di responsabilità collettiva e individuale al tempo stesso, pubblica, comunitaria e comunque personale, soggettiva. Perché la società civile nel complesso e ognuno dei suoi cittadini devono a parole e nei fatti ripetere con convinzione e con vera condivisione: Mai più!
Il libro è uscito solo con breve anticipo sui lockdown del 2020 e 2021, ma la pandemia, i suoi drammi e conseguenze, non hanno vietato alla scrittrice più che promettente di mietere successi nel medio periodo, riconoscimenti e premi, oltre a partecipare, giovane autrice sorridente ed emozionata, alle Giornate della Memoria davanti a coetanei e ragazze e ragazzi anche più grandi di lei. Eleonora scrive in un modo sorprendentemente maturo e scorrevole, per essere una studentessa del classico. Le versioni dal greco e latino antichi, con la complessa sintassi degli autori classici, non educano certo a sviluppare un periodare sciolto, ma la nostra reggina non sembra fuorviata dall’abitudine a tradurre le orazioni greche più complesse o i testi di retorica in latino. Quelle e quelli non sono di certo articolati secondo la scansione: frasi brevi, soggetto, verbo, predicato, che dovrebbe invece adottare chi voglia farsi comprendere o ne abbia la necessità.
Un altro aspetto da cogliere e lodare di Eleonora Spezzano è la sua apprezzabile conoscenza storica. Se poi si pensa che è stata acquisita in appena tredici anni, anzi, soltanto sette, di studi... si può affermare che questa piccola grande ragazzina è un fenomeno.
Va bene che le nuove generazioni hanno dalla loro l’immensa conoscenza a disposizione in Rete e tanti ma tanti film e documentari. Un po’ a tutti, tornerà in mente fin dal titolo del suo romanzo l’immagine della bambina con il cappottino rosso, unica macchia di colore in un film in livido bianconero come “Schindler’s List”. È la piccola che cammina spaesata e innocente in alcune delle convulse scene di massa del rastrellamento del ghetto di Cracovia (una macchia rossa spiccherà tra i cadaveri riesumati e bruciati in una fossa comune). Si può aggiungere che il regista Spielberg è stato ispirato da una bimba vera, Roma Ligocka, una piccola polacca nota per il cappottino rosso sempre indossato e che sopravvisse alla “soluzione finale”. Scrittrice, si è raccontata in un libro, nei primi anni Duemila.
Anche la trama del romanzo si svolge in quella terra, a Varsavia. Alla fine di settembre del 1941, l’ufficiale dell’esercito tedesco Hans Mayer vi è di stanza. Dopo avere liquidato la Polonia nel settembre 1939 e la Francia nel giugno 1940, le armate naziste hanno scatenato all’inizio della terza estate di guerra l’offensiva contro l’Urss di Stalin, a oriente. Avanzano verso Mosca al centro, assediano Leningrado al nord e dilagano nelle pianure della Russia meridionale.
Hans è precocemente in crisi di coscienza, diviso tra osservare i doveri militari e rispettare l’etica assoluta, i valori dell’uomo. Ha “fama di scorbutico, intollerante a qualsiasi conversazione”, ma non è un nazista, anzi, è distante dai fanatici SS in divisa nera, sospettoso nei loro confronti e a sua volta sospettato da loro di non essere un duro e puro, pronto a spianare la Luger contro ebrei e civili. Eppure lo ha fatto, scrive Eleonora, lo ha dovuto fare. Ogni giorno si sente più stanco, deluso dalla sua nazione e da ciò che gli ha chiesto di fare. Invece i suoi soldati sono impassibili, considerano dei fantasmi i cittadini che corrono da una parte all’altra, invisibili e insignificanti. Farebbero strage di tutti, ebrei e non, senza pensarci. La loro gente, le mogli, le famiglie, i connazionali, sono lontani, in Germania. Degli altri, non importa assolutamente niente. Visto com’è lucida ed efficace la scrittrice verde?
Il 30 settembre Hans incontra Marie, una bambina infreddolita di quattro anni, rimasta sola, persa dalle SS durante l’arresto di una famiglia di ebrei francesi. Mayer la porta al Comando. Troppa confusione, nessuno se ne occupa. Non può che ospitarla nel suo alloggio, in città. La biondina è febbricitante, il legame si crea in breve, in modo naturale. Non può mica lasciarla più agli aguzzini? Salvarla diventa la ragione di vita di Hans, ma la guerra incombe, l’odio è feroce, si percepisce nell’aria, la impregna.
C’è un altro personaggio femminile, Victoria, la donna di cui l’ufficiale s’innamora, ma un altro elemento da notare è che la giovane autrice tratteggia il carattere di un uomo - un militare per giunta, al bivio tra dovere e coscienza che scuoterebbe chiunque - con una padronanza dei sentimenti ancora maggiore di quelli riconosciuti alle figure femminili, dei quali ha probabilmente meno curiosità...
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Hans Mayer e la bambina ebrea
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