- Autore: Andrea Murdock Alpini
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788866492757
Qualcuno diceva che avrebbero voluto battezzarlo Gigantic, ma il Britannic, uno dei due transatlantici gemelli del Titanic e che solcava i mari da Southampton all’Egeo, non è più nemmeno una bianca nave ospedale, com’è stata durante la Grande Guerra. Scafo inerte, giace a 114 metri, corroso dalla salsedine, incrostato da centodieci anni d’immersione sui fondali del canale di Kea, isola greca delle Cicladi. Un relitto non è una nave, ma la somma delle due anime secondo Andrea Murdock Alpini, nato con le pinne ai piedi e con la penna nelle mani, subacqueo e scrittore, autore per l’Editoriale Magenes di un libro entusiasmante per chi ama la storia e le storie di mare: HMHS Britannic. Il Leviatano degli abissi (ottobre 2025, collana “Maree. Storie del mare”, 280 pagine). È illustrato con tante, anche grandi fotografie a colori e in bianconero, queste ultime dai diari di imbarcati sul battello.
Murdock Alpini scrive d’avere voluto tornare di recente a immergersi nel relitto, per capire di più degli ultimi attimi precedenti l’affondamento.
La vicenda è conosciuta, non ho cercato la storia ma le storie di chi la nave l’ha vissuta come un prolungamento del proprio corpo.
Ed è una storia anche al femminile, come quella per tanti versi straordinaria di Violet Jessop, non ancora trentenne il 21 novembre 1916, sopravvissuta ai gravi incidenti che coinvolsero tutte le tre navi gemelle della White Star Line, su cui era ogni volta imbarcata, per fatalità. Prima la collisione che danneggiò l’Olympic, poi il naufragio del Titanic, squarciato dall’iceberg alla deriva, infine l’affondamento del Britannic, dopo l’impatto con una mina deposta da un sommergibile tedesco. Per questo, Violet è stata chiamata “Miss Inaffondabile”.
Una ragazza molto fortunata. Nata nel 1887 da immigrati irlandesi in Argentina, a Bahia Blanca, soffrì di tubercolosi da bambina, ma riuscì a contenerla, nonostante le previsioni infauste dei medici (visse 84 anni). La madre, rimasta vedova, trasferì la famiglia in Gran Bretagna, lavorando da hostess sulle navi passeggeri. Quando si ammalò, Violet decise di seguire l’esempio, per mantenere i numerosi fratelli.
Ventunenne, era troppo giovane e di bell’aspetto (ai tempi il personale femminile di bordo era di mezza età), ma risolse l’handicap vestendo in modo trasandato e trascurando l’appeal. Dopo un breve ingaggio sul piroscafo Orinoco, venne assunta nel 1908 dalla prestigiosa Compagnia armatoriale White Star Line. Cominciò sulla Magestic, per passare cameriera di cabina sull’Olympic nel 1910. Un anno dopo, il transatlantico si scontrò nel canale del Solent con l’unità militare HMS Hawke, anche se le due navi rimasero a galla nonostante i gravi reciproci (il piroscafo sopravvisse fino al disarmo nel 1934). Violet, illesa, avrebbe chiuso con gli imbarchi, ma c’era bisogno di personale per assistere i ricchi clienti di prima classe di un nuovo gigante “inaffondabile” della Compagnia, il lussuoso Titanic. Decise di accettare e riuscì a scampare al disastro del 15 aprile 1912, sulla scialuppa numero 16, tratta in salvo dalla Carpathia. Un ufficiale di bordo aveva ordinato ad alcune hostess di salire per prime sulla lancia di salvataggio, per rassicurare alcune passeggere spaventate.
Non si fermò all’ennesima esperienza negativa, decise di prestare servizio come infermiera a bordo della terza nave gemella, la Britannic. Visti i danni subiti dal Titanic, era stata rinforzata, allestita in modo da galleggiare anche con sei e non solo quattro compartimenti allagati, però non entrò mai in servizio come transatlantico di linea. Requisita dall’Ammiragliato britannico allo scoppio della Prima Guerra mondiale, fu riarmata nave ospedale. Dipinta di bianco, con tre grandi croci rosse sulle murate laterali esterne, unite da una vistosa linea orizzontale verde, faceva rotta tra la Gran Bretagna e l’Egeo mediterraneo, via Gibilterra e Napoli, con le luci accese, per non essere colpita da unità nemiche. Nella sesta navigazione verso Lemno, impattò tuttavia contro una delle mine lasciate dall’U-73, agli ordini del tenente di vascello Gustav Sieß.
A proposito di comandanti di Uboot tedeschi, il libro riporta brani del diario di Martin Niemöller (1892–1984), già ufficiale decorato della Kriegsmarine nel 1914-18, anche in Mediterraneo, poi oppositore del nazismo (che dapprima aveva sostenuto) e pastore protestante.
Il ritrovamento del relitto nel Canale di Kea si deve a un altro uomo di maree, l’oceanografo ed esploratore francese Jacques Cousteau. L’anno seguente, nel 1976, i primi filmati dal batiscafo. Il transatlantico, nato come RMS (Royal Mail Ship) Britannic, una volta riconvertito in nave ospedale venne ribattezzato HMHS (His Majesty’s Hospital Ship) Britannic e posto agli ordini del comandante Charles Alfred Bartlett. Nonostante i lavori sui compartimenti, i danni causati dallo scoppio della mina navale lo mandarono a picco in molto meno tempo del Titanic, ma in acque decisamente non gelide (21° contro -2°). Da qui i soli 30 morti su quasi 1100 a bordo.
Tornando a Violet, stavolta non fu una scialuppa a salvarla: venne ripescata tra le onde dai soccorsi prontamente sopraggiunti (aveva riportato una lesione cranica, asintomatica, scoperta solo molto più avanti). Dopo la guerra, continuò a navigare. Anche per questo, l’autore quarantunenne le riserva parte di un libro in cui ricostruisce con apprezzabili creatività e vivacità le vicende, i personaggi e la storia navale e subacquea del leviatano. La prefazione è dell’investigatore navale Flavio Testi. Ha firmato la postfazione lo storico marittimo Simon Mills: detiene i diritti concessi nel 1996 dal Governo inglese sul relitto nell’Egeo e riflette sul futuro di quei resti.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: HMHS Britannic. Il Leviatano degli abissi
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