- Autore: William Dusi
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
- ISBN: 9788832873856
Una nuova collana si aggiunge al già ricco catalogo delle Edizioni lucchesi Tra le righe libri, del giornalista, storico e docente Andrea Giannasi. Ad aprire “Sidera” è GHIBLI. Diario dei miei cieli d’Africa tra il 1940 e 1943 (marzo 2025, 206 pagine), le memorie di William Dusi, sergente pilota romagnolo, curate dalla nipote Roberta Rita Colombo, con la prefazione dell’inviato di guerra e scrittore Fausto Biloslavo e in appendice 116 pagine d’immagini suggestive in bianconero, tratte dall’album dell’aviatore, oltre a riproduzioni di documenti e due cartine, una a colori.
La collana “Sidera” (esplorazioni senza confini nel diritto, nel mondo e nella ricchezza delle diversità culturali) è nata da un progetto a cura di Roberta Colombo e Moreno Pedrinzani per il Centro Studi Criminalità e Giustizia ETS, associazione che si occupa di diritto, criminologia, geopolitica, attualità, intelligence, sicurezza e diritti umani. Vuole proporre libri destinati “a fare luce nel buio odierno”, a illuminare, come stelle - astri, sidera appunto - per diventare un punto di riferimento e aiutare a orientarsi in un contesto complesso come l’attuale.
Due medaglie d’argento al valor militare nel medagliere di “Dusi William, da Cesenatico (FO), classe 1916”. Le motivazioni:
Giovane pilota da caccia, dava ripetute prove di valore in un lungo ciclo di operazioni belliche. Durante una scorta a bombardieri in azione su di una munita base aeronavale, ingaggiava un animato combattimento contro soverchianti forze da caccia nemiche collaborando all’abbattimento di un velivolo avversario.
Cielo dell’Africa Settentrionale e del Mediterraneo, gennaio-novembre 1941.
Pilota da caccia, in numerosi aspri combattimenti contro il nemico sempre preponderante, conseguiva, personalmente e in collaborazione, delle brillanti vittorie. In ogni circostanza dava prove esemplari di perizia aggressività e valore.
Cielo del Mediterraneo Centrale e dell’ASI, dic. 1941-dic. 1942.
Nato il 6 maggio 1916 da genitori che gestivano un negozio di fornaio sul porto canale, affascinato dall’Aviazione s’iscrisse di nascosto alla scuola di Aviano. Partecipò alla guerra ma dopo l’8 settembre non volle combattere per i tedeschi e fascisti, e si rifugiò negli Appennini. Dopo il conflitto avviò un’azienda che commerciava acque minerali e bibite. Si è spento a 77 anni nel 1993.
Il suo diario, sopravvissuto al tempo e del quale non aveva mai parlato, è stato ritrovato casualmente dalla nipote. Un quadernetto scolastico nero a righe, con pagine fitte scritte a matita: la cronaca chiara, franca e sorprendente dell’esperienza bellica in terra africana, tra il 1940 e il 1943. Appassionato di fotografia, aveva lasciato anche una grande scatola con tre album rilegati in pelle: la raccolta dei suoi scatti durante il conflitto.
Il libro rispetta rigorosamente l’autenticità originale, senza nessun intervento sul testo o volontà di romanzare le vicende narrate. Unico arricchimento sono gli approfondimenti, gli interventi di contestualizzazione e le brevi ricostruzioni necessarie di parti mancanti. I concetti di William Dusi e le riflessioni nel diario sono attuali, semplici ma rilevanti.
Biloslavo si dice attratto dai ricordi inediti del sergente pilota della Regia Aeronautica, pagine scritte senza nessuna censura, che rappresentano dal vero una parte della Seconda Guerra Mondiale, combattuta nei cieli e fra le sabbie del Nord Africa.
Un diario senza veli dove il patriottismo, l’entusiasmo dei giovani alla guerra si mescola alle paure e delusione per la disorganizzazione e le disfatte.
Pubblicare questo documento serve “a condividere e divulgare una testimonianza inedita”, in un momento storico non solo segnato da guerre, ma anche dalla mancanza di punti di riferimento e di fiducia nel genere umano.
Alcune pagine riportano episodi cavallereschi o di coraggio suicida. Un aviatore italiano dondola col paracadute e l’inglese che lo ha abbattuto lo segue nella discesa, gira intorno più volte, fa cenni di saluto e ritorna al suo aeroporto. Il 1 febbraio 1941, un aereo nemico lancia un messaggio sul campo italiano, per informare che il sergente Sironi è prigioniero. C’è pure una lettera alla fidanzata, da inoltrare con la posta militare italiana. Bel gesto cavalleresco degli inglesi, scrive. La nota amara è che il pilota britannico venne abbattuto da una formazione che rientrava alla base e ignorava la missione non offensiva del velivolo.
Dusi sopravvive a numerosi attacchi. Li descrive.
Le bombe cominciano a fischiare. Bagliori accecanti rompono l’oscurità della notte, seguiti da fragori assordanti. La terra trema tutta sotto di noi.
Racconta il caos dell’evacuazione da Bengasi, la delusione e l’impotenza della ritirata dalla Libia, davanti all’avanzata inglese, nei primi del 1941. Si rende conto della disorganizzazione e trascuratezza dei comandi superiori, anche per via della fame tremenda, visto che non si trova niente da mangiare. Aggiunge “direi quasi che abbiamo piacere di perdere la guerra”, poi cancella la frase con una riga.
Rommel contrattacca e riprende il territorio, ma Dusi non scrive, scatta fotografie in bianco e nero, che raccontano il conflitto perfino meglio delle parole. Il diario riprende dopo l’8 settembre. Si nasconde sugli Appennini, ma viene rastrellato, per poi fuggire dal campo di concentramento di Cervia. È volontario della Croce rossa fino alla liberazione.
Il diario e le foto rappresentano il sincero vissuto comune a tanti italiani chiamati alle armi, che hanno fatto il loro dovere in una guerra sbagliata, ma che ha comunque portato, da una disastrosa sconfitta, alla rinascita della patria.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: GHIBLI. Diario dei miei cieli d’Africa tra il 1940 e 1943
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