- Autore: Giorgio Manganelli
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Adelphi
- Anno di pubblicazione: 2020
- ISBN: 9788845934582
Concupiscenza libraria di Giorgio Manganelli (Adelphi, 2020) è un libro da malati, da feticisti, da ossessi del linguaggio e della carta, è un testo che non celebra la lettura ma la dipendenza, l’ansia di possesso, il bisogno compulsivo di avere, archiviare, impilare, catalogare, dominare; un libro che parla ai drogati della parola scritta, a chi entra in una libreria e sente la pressione sanguigna salire, a chi apre un pacco di libri e ha un brivido fisico, non morale, non intellettuale, ma sporco, epidermico, febbrile.
Manganelli scrive come un maniaco in crisi, come se avesse bisogno di sputare fuori tutta la malattia, e lo fa senza scusarsi, senza rendere l’ossessione elegante; lo fa sapendo di essere vittima, e scegliendo di restarlo. Ogni frase è una trappola, ogni periodo una spirale che si avvita su sé stessa, che non vuole arrivare a nulla, che gode nell’eccesso, nella pesantezza, nella ridondanza, perché qui non si cerca chiarezza ma vertigine, eccesso, la lingua che diventa carne, la prosa che si gonfia e scoppia, la mente che si contorce. Non si parla di libri, si parla del bisogno di averli, anche se inutili, anche se illeggibili, anche se dimenticati il giorno dopo: l’importante è possederli, farli propri, inglobarli nel corpo come una parte dell’identità.
Ogni titolo è una conquista, ogni scaffale un territorio occupato, ogni pagina una dose. E Manganelli lo sa, ci gioca e ci prende in giro, mettendoci davanti a uno specchio sporco dove vediamo le nostre mani tremanti, le nostre pile instabili, le nostre notti passate a cliccare su cataloghi, wishlist, promozioni, come tossici in cerca di uno sconto, non di un senso. La lettura è solo una scusa, il vero motore è l’appetito, la fame, la concupiscenza. E lui, maestro del paradosso, ci svela il fondo pornografico del lettore: l’erezione mentale di fronte al libro nuovo, l’orgasmo solitario della scoperta, la masturbazione intellettuale dell’accumulo.
Non c’è nulla di puro, qui, né di sereno. È tutto sporcato dal desiderio, corrotto dall’eccesso. E il linguaggio segue il delirio: si gonfia, si attorciglia, straborda, e lo fa con godimento, con sadismo, con compiacimento. Questo non è un libro: è una confessione, è una caduta, è un’orgia verbale che non lascia respiro, è l’ammissione che i lettori sono prima di tutto accumulatori, voyeur, sadici e masochisti della parola. E allora leggi Manganelli e ti senti scoperto, sputtanato, denudato, ma non puoi smettere, perché anche tu sei così, anche tu stai leggendo per sporcarti, non per salvarti.
Concupiscenza libraria è un libro che ti infetta, che ti esagera, che ti rivela. Dopo, non puoi più mentire a te stesso. Sai di cosa sei fatto. E fa schifo, ma è reale. Lo consiglierei a chi vive circondato da libri che non riesce a leggere, a chi compra per possedere, non per capire, a chi sente un vuoto fisico senza carta intorno, a chi ama i testi verbosi, scomodi, disturbanti e sa reggere l’ironia feroce. A chi, in definitiva, non cerca redenzione nella lettura ma riconoscimento del proprio vizio.
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Un libro perfetto per...
Lo consiglierei a chi vive circondato da libri che non riesce a leggere, a chi compra per possedere, non per capire, a chi sente un vuoto fisico senza carta intorno, a chi ama i testi verbosi, scomodi, disturbanti, e sa reggere l’ironia feroce. A chi non cerca redenzione nella lettura, ma riconoscimento del proprio vizio.
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Concupiscenza libraria
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