- Autore: Salman Rushdie
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Mondadori
- Anno di pubblicazione: 2024
Per i lettori più giovani, il romanzo di Salman Rushdie I versetti satanici non dice molto, quasi niente. Nel 1988 questo libro venne scritto da Salman Rushdie e, anche se non c’è bestemmia contro il dio dell’Islam, nel febbraio 1989 l’ayatollah Khomeini emette una fatwa sullo scrittore che ha utilizzato il nome di dio invano. Altro errore, ma da allora Rushdie, che vive a Londra, dovrà sempre essere scortato, in qualsiasi posto debba tenere una conferenza o un ritratto della condizione umana, a causa di milioni di persone che si fanno convincere da degli anziani di come l’autore rappresenti il male. Decenni dopo, nel 2022, senza più scorta, viene accoltellato sette volte; lui era pronto a tutto, già mentre era in una sala di gala per ricevere un premio, e racconta questa esperienza nel suo ultimo libro dal titolo Coltello. Meditazioni dopo un tentato assassinio (Mondadori, 2024, trad. Gianni Pannofino).
A settantacinque anni, e con tutte quelle pugnalate, sembrava andare verso la morte. Ma lo scrittore ha proprio una fortuna sfacciata, per come si riprende in poco tempo. Fortuna che lo rende famoso come non mai. L’altra questione meno angosciosa riguarda come dirlo a così tante persone, che hanno contatti amichevoli o di parentela con lo scrittore. Portato in ospedale in elicottero, cosa che il professore Rushdie non ha nella sue assicurazione private, si parte verso il miglior ospedale di New York, per persone che stanno perdendo la vita dopo una colluttazione o una sparatoria. È pur sempre New York City, diventata più ospitale dopo la pandemia, ma solo perché i morti sono stati tanti e molti anche i giovani, ma al contempo a Tribeca ci sono ristoranti di tale lusso che dimostrano che chi non può entrare, resta la maggioranza delle persone della metropoli.
Solo in ospedale si rende conto, toccandosi, come l’hanno conciato: un occhio non più vedente, l’altro integro come può esserlo un occhio di uno di 75 anni, sempre davanti al computer a scrivere romanzi. Il ritorno a casa fu anche motivo di grande tristezza. Qualche paparazzo c’era ancora, ma la modestia di Rushdie e consorte, la fotografa Eliza, tolsero di mezzo giornalisti e interviste video. Si riprese con le cene a casa loro o di amici, ma gli accoltellamenti non riusciva e non riesce a dimenticarli. Più che la morte, il movente. Un ragazzo deve vedere la vita di una coppia piuttosto ordinaria, quando non erano fuori casa. Ma come scrive Rushdie, la gente li invidia perché ce la fanno a vivere, il libro vende moltissimo, lui sembra contento, ma non sa e smetterà di scrivere. Deve di nuovo iniziare con la fisioterapia e non ne ha voglia. E poi questo umore che andava in giù e starà lì con le gatte che vivacchiano. Una gioia clamorosa e poi la tristezza così profonda.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Coltello. Meditazioni dopo un tentato assassinio
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