- Autore: Carlo Calabrò
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Marsilio
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788829796489
C’è un fiume che attraversa San Paolo del Brasile da nord a sud: il rio Pinheiros. Milioni di persone ogni giorno gli passano accanto senza quasi guardarlo. È un fiume imprigionato dal cemento, attraversato da autostrade e cavalcavia, sovrastato da grattacieli. La forte urbanizzazione lo ha trasformato, facendolo diventare simbolo evidente delle contraddizioni della metropoli brasiliana. Carlo Calabrò è capace di sintetizzare questa contraddizione in poche parole:
Il cemento copre tutto: fiumi, corpi, responsabilità.
Una metafora che diventa il punto di partenza del suo nuovo romanzo, edito da Marsilio e in libreria da fine giugno con il titolo Cemento e sangue.
Carlo Calabrò è palermitano di nascita, newyorkese d’adozione, bioingegnere di formazione e scrittore per vocazione. Con il suo romanzo d’esordio, Meccanica di un addio, edito sempre da Marsilio (2024), è stato finalista al Premio Scerbanenco, dimostrando una scrittura originale nel panorama della narrativa italiana. Per il suo secondo romanzo sceglie il noir per raccontare una storia civile. Il risultato è un romanzo che rende omaggio alla tradizione latinoamericana di denuncia, con una voce contemporanea.
È lungo le rive del rio Pinheiros che prende avvio il romanzo. A raccontarla è Everton Barros, cronista svogliato di un grande quotidiano paulistano controllato da una famiglia di potenti editori. Una mattina, pedalando lungo la ciclabile del fiume, riconosce tra i rifiuti un corpo. È quello di Flávio Bloch, amico attivista di Greenpeace. La polizia avvia le indagini e le archivia come suicidio. Ma per Everton non è un suicidio: troppe cose non tornano.
Decide così di indagare, anche quando il suo stesso giornale vorrebbe lasciar perdere. E più si avvicina alla verità, più la trama allarga le proprie maglie, intrecciandosi con l’omicidio di un palazzinaro, la scomparsa di un ingegnere svizzero tra Amazzonia e narcotraffico e l’ascesa del politico Donato Abreu, promotore di un piano che trasforma l’edilizia popolare e i senzatetto in un affare miliardario. Più Everton indaga, più comprende che non c’è un colpevole da smascherare. C’è un sistema. Un sistema capace di trasformare la corruzione in normalità e il silenzio in complicità.
Ed è proprio questo sistema il vero protagonista del romanzo. Non c’è un eroe destinato a smontarlo, né una soluzione capace di risolverlo. C’è invece Everton — timido, spesso più incline a osservare che ad agire — che vi si ritrova immerso e scopre, suo malgrado, quanto sia facile abituarsi. Il verbo abituarsi ricorre come un filo sotterraneo che attraversa tutto il romanzo. Ci si abitua alla meringa, alla corruzione, alla resa morale. Lentamente, fino a quando non si riesce più a distinguere il confine tra ciò che è accettabile e ciò che non dovrebbe esserlo.
Attorno a Everton si sviluppa una coralità di personaggi che sembra accompagnarlo verso la soluzione del caso, ma che finisce invece per spostare il suo sguardo verso una realtà ben più complessa, dove il mistero lascia il posto ai dilemmi morali.
I dilemmi morali che attraversano il romanzo trovano nella scrittura controllata e sapida di Calabrò la loro misura. L’autore passa con naturalezza dal registro satirico a quello grottesco senza perdere né il filo della narrazione né il suo spessore. Anche San Paolo contribuisce a questa costruzione narrativa; non è soltanto il luogo in cui si svolge la vicenda, ma è l’architettura stessa del racconto, il suo vero cemento. Un cemento che sostituisce gli alberi, sacrifica i fiumi allo sviluppo e diventa la metafora di un potere che non ha più bisogno della forza perché si alimenta di consenso, informazione e interessi economici. È da qui che il noir cambia forma, portando il lettore verso una riflessione più ampia fatta di responsabilità individuale e collettiva. Spingendolo a non essere solo spettatori:
Dall’esterno di un minivan insonorizzato non si sente niente. Né la tristezza, né la speranza.
Ma a domandarsi quando la storia raccontata da Carlo Calabrò non sia una storia possibile solo in Brasile, ma in ogni angolo del mondo.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Cemento e sangue
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