- Autore: Brian Evenson
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Nottetempo
- Anno di pubblicazione: 2026
E se invece che mediante catastrofi e lingue di fuoco, la fine del mondo avvenisse per progressivi slittamenti di piani di realtà? Insomma, siamo sicuri che al pianeta finirà nel modo clamoroso profetizzato dall’escatologia apocalittica, e non invece attraverso parcellizzazioni cataclismatiche più silenti, interiori, come in Melancholia di Von Triers, per esempio? È probabile ci sia un’altra dimensione dell’esistente: tra le sue pieghe il reale coincide con l’onirico, e questa commistione non è però foriera di sogni a lieto fine.
Non nei racconti nerissimi di Brian Evenson: qualcosa a metà strada tra l’orrore cosmico lovekraftiano e il microcosmo infernale dei libri di sangue di Clive Barker. Le cronache fantastiche comprese in Canzone per il disfarsi del mondo (Nottetempo, 2026, traduzione di Luciano Funetta) più ancora che per impaurire sembrano scritte apposta per perturbare, contigue come sono allo spiazzamento. E a stati crescenti di alterazione.
Ciò che in primo luogo è trasferito dallo scrittore americano al lettore è il senso di inquietudine. Talmente strisciante che quando inizi a percepirlo quasi non te ne accorgi: hai soltanto la vaga sensazione di avere smarrito fra le righe il dettaglio decisivo, le avvisaglie determinanti il collasso percettivo del personaggio di turno. In parallelo al collassare della realtà della trama. I racconti fanta-horror di Brian Evenson sono il futuro prossimo che afferra alla gola. E sappiate che il peggio deve ancora arrivare, e arriverà per gradi tutt’altro che evidenti. Sarà piuttosto come un rumore rosa, il suono sommesso e spettrale della realtà che frana, che lentamente scivola verso le coordinate dell’insolito e del surreale. Una realtà in dissolvimento, e che insieme ai protagonisti dei racconti, ti sta convocando al suo interno. Senza scampo. Questo è più o meno l’effetto delle trame pre e post apocalittiche (pre e post orrorifiche) di Brian Evenson: frames sul frastagliarsi del percepito attraverso gradi di alienazione collettiva. Alle storie nere inserite in Canzone per il disfarsi del mondo basta giusto una manciata di pagine (Non importava da dove guardassimo; Canzone per il disfarsi del mondo) per precipitare il lettore nell’universo alterato di Brian Evenson. Un universo precario, da cui difficilmente si viene fuori indenni.
Gli ultracorpi rivelatori "del disfarsi del mondo" sono tra noi. Essi vivono, per dirla allo stesso modo di John Carpenter. Sono un analista (o forse il suo doppelgänger?) che si palesa nottetempo nella stanza di un paziente faticoso (Nato da morto). Sono un regista che valica ogni soglia del consentito per ottenere l’esatto rumore di fondo della scena finale di un film (Rumore di fondo). Sono due sorelline che non vedono l’ora di festeggiare la festa di Halloween come gli altri bambini (Sorelle). Dolcetto o scherzetto? O non solo? Sono un vagabondo che si rifugia in una dimora in rovina e tuttavia ben mantenuta al suo interno (Fuoriuscire).
I microcosmi borderline ai quali Evenson inizia il lettore sono con ogni probabilità i microcosmi precedenti la follia. Le metà oscure dove i dubbi perenni sconfinano nella paranoia, e quest’ultima nelle ossessioni, e queste ancora nelle allucinazioni. Esulano da pretese di oggettività, in quanto quintessenza di distorsioni cognitive: l’autoinganno come mezzo giustificativo di pulsioni consce e inconsce, persino le più indicibili.
Riassume efficacemente Paul Tremblay (scrittore) sull’aletta di copertina:
I racconti audaci e unici di Brian Evenson – in parti uguali surrealismo, ontologia e terrore – conducono sempre il lettore a scoperte sconvolgenti, tanto inquietanti quanto stranamente belle. Questo libro è una mappa dei nostri tempi pre-apocalittici, tormentati da paranoia e ansia.
E dunque amen, così sia: che ce lo siamo voluto, o che ce l’abbiano imposto, il futuro è già qui. E non promette nulla di buono.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Canzone per il disfarsi del mondo
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