- Autore: Ester Rizzo
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Bertha Benz. Le 100 miglia che cambiarono la storia è il romanzo storico firmato da Ester Rizzo e pubblicato nel catalogo dell’editore Navarra nel 2025.
Senza alcun dubbio l’invenzione del motore a scoppio a metà dell’Ottocento, coronata dal trionfo dell’automobile, ha decretato l’inizio di un’era nuova, impensabile appena pochi anni prima. Si trattò, come per ogni cambio di passo, di un processo a tappe con tanti soggetti a vario titolo scesi in campo. Gli esperimenti inizialmente erano stati condotti da due italiani, padre Eugenio Barsanti e l’ingegner Felice Matteucci, che nel 1853 avevano depositato all’Accademia dei Georgofili di Firenze la descrizione del primo motore a scoppio della storia, più piccolo e più pratico della macchina a vapore che nel 1769 era stata utilizzata per muovere dei rudimentali autoveicoli. Da quella invenzione, poi brevettata in Inghilterra nel 1857, Nikolaus August Otto avrebbe messo a punto nel 1876 il primo motore a quattro tempi, che rappresentava un autentico passo avanti nel settore. Tuttavia si deve all’ingegnere tedesco Karl Benz la costruzione del primo veicolo, destinato a divenire dal 1885 un rivoluzionario mezzo di locomozione. Nasceva quell’anno la Benz Patent Motorwagen, soprannominata anche Velociped, un triciclo con grandi e leggere ruote a raggi, mosso da un motore monocilindrico orizzontale a quattro tempi di circa un litro di cilindrata, che erogava 0,8 cavalli, capace di raggiungere i 16 km/h.
Nei manuali di storia economica e tecnologica sono queste le tappe e questi i nomi, tutti rigorosamente maschili, generalmente riportati per introdurre una tra le più grandi invenzioni dell’Ottocento, che segnerà innovazioni radicali dal secolo successivo in tutto il mondo. Nulla a che vedere col mondo delle donne, per temi, circostanze e azioni dirette, verrebbe da pensare. Eppure la vera storia dell’automobile è stata ben diversa, inclusiva ante litteram e decisamente al femminile. Raramente si precisa infatti che solo con l’aiuto economico della fidanzata di Karl, Bertha Ringer, entrata come socia nella Meccaniche Werkstatt, l’officina di Mannheim in crisi a seguito di contrasti interni, fu possibile salvare con la dote del matrimonio le sorti dell’opificio nel quale il giovane ingegnere tedesco avrebbe potuto mettere a frutto le sue idee. Ed è dall’ultimo lavoro di Ester Rizzo, Bertha Benz. Le 100 miglia che cambiarono la storia (Navarra Editore, 2025) che la figura e il ruolo di Bertha in quella straordinaria pagina di storia acquistano giusto rilievo e, con le altre presenze femminili che in quel tramonto di secolo si avviavano verso fondamentali conquiste negli studi, sul lavoro, nei diritti, si delinea una catena di pensiero e azione ricca di sorprendente intraprendenza sociale.
Bertha apparteneva ad una facoltosa famiglia prussiana che non le aveva impedito di coltivare la sua passione per il mondo della meccanica e della scienza, ma non avrebbe potuto investire denaro da donna sposata nell’azienda del futuro marito, poiché solo da nubile era concesso a una donna dell’Impero l’ingresso in una libera impresa. Decise per questo di rimandare il matrimonio e solo grazie all’intervento e ai consigli tecnici e finanziari della moglie, Karl riuscì a portare a termine la prima vettura a motore nel 1885, per ottenere l’anno dopo il brevetto. Ma il ruolo di Bertha non si fermò a quel traguardo, già in sé peraltro fondamentale. Si faceva fatica a vendere la nuova invenzione, i prototipi messi a punto non riuscivano a catturare la necessaria attenzione dai mercati e dagli investitori. Nel Reich tedesco che aveva visto la luce nel 1871 dall’eccezionale abilità militare e diplomatica di Bismarck, si puntava è vero a uno sviluppo capitalistico di stampo europeo, ma allo stesso tempo si faceva fatica ad abbandonare l’idea che sulle strade si potesse circolare senza cavalli e carrozze, come per secoli era stata consuetudine dell’aristocrazia imperiale. Il vecchio stentava a lasciare posto al nuovo, con la classe borghese in ascesa, decisa a ritagliarsi un posto e un peso nella società anche a discapito dei vecchi poteri blasonati. Karl attraversò un periodo di scoramento e depressione per quell’incerta accoglienza al debutto della sua invenzione, e aveva quasi abbandonato l’idea della vendita del veicolo. Sua moglie Bertha, come ricorda Ester Rizzo nella sua scorrevole ricostruzione, era invece convinta del notevole potenziale della vettura e non accettava lo stato di rinuncia che vedeva nel marito. Fu così che all’alba del 5 agosto 1888, con la patente di guida del consorte, si mise alla guida di uno dei tre prototipi e con due dei suoi figli intraprese un lungo e memorabile viaggio da Mannheim a Pforzheim per ben 104 chilometri, allo scopo ufficiale di andare dai genitori, ma in realtà per far conoscere nei dintorni la prima automobile della storia. Durante quell’incredibile percorso ebbe bisogno di fare rifornimento e poiché la vettura utilizzava come carburante il Ligroin (un solvente all’epoca reperibile solo in farmacia), si fermò a comprare tutte le riserve disponibili presso la farmacia cittadina della città di Wiesloch, che finì quindi per diventare la prima stazione di servizio per le auto in transito.
Il viaggio di Bertha Benz, che tanta gente aveva chiamato sui bordi delle strade per meraviglia e curiosità, diede molta popolarità all’invenzione del marito. Karl iniziò a prendere in considerazione la produzione in serie e la vendita, accogliendo anche le impressioni di guida che la moglie aveva annotato su un taccuino, che servirono a migliorare la vettura e renderla più veloce e resistente alla marcia su strada. Da quelle prime modifiche si sono susseguite diverse innovazioni con progressivi miglioramenti, che hanno portato all’attuale Mercedes Benz, tra le più importanti aziende automobilistiche odierne. La prima automobile è stata dunque guidata per oltre cento chilometri proprio da una donna, persino con due figli e bagagli al seguito. Questa pagina di storia restituita al vero già dovrebbe far cessare risatine a ammiccamenti che ancora ahimè si vedono tra uomini in chiacchiere al passaggio di una donna al volante.
Per scriverne, Ester Rizzo ha percorso la Route Benz e visitato i luoghi di memoria della vita e dell’impresa di Bertha con il consueto impegno che conosciamo dai suoi precedenti scritti, rinnovando l’obiettivo di fondo:
contribuire a far luce sull’ingegno delle nostre antenate e sul loro grande contributo nell’evoluzione della Storia.
Bentrovata dunque Bertha, in pagine che restituiscono la tenacia di donne illuminate, intraprendenti e coraggiose, con cui ci auguriamo si possano infine sgomberare libri e racconti dalle minacce di infondati pregiudizi.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Bertha Benz. Le 100 miglia che cambiarono la storia
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