Battiato l’artista
- Autore: Maurizio Di Bona Alessio Cantarella
- Genere: Fumetti e Graphic Novel
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Mimesis
- Anno di pubblicazione: 2025
Leggenda giallistica vuole che l’assassino ritorni sempre sul luogo del delitto. Senza alcuna implicazione penale, agli scrittori succede prima o poi la stessa cosa: Battiato l’artista è il ritorno - con varianti tematiche - sui luoghi pubblicistici di Battiato l’alieno, apprezzabile (e apprezzato) compendio di testimonianze filo-battiatesche + illustrazioni a fumetti, che circa due anni fa Maurizio Di Bona e Alessio Cantarella licenziarono per la collana Il Caffè dei Filosofi di Mimesis.
Essendo (stato) Franco Battiato musicista e autore ad ampio raggio culturale, il valore del dittico risulta nel suo insieme rilevante. Se Battiato l’alieno si esibiva in accattivante sfondo di copertina verde-prato, Battiato l’artista annuncia il pop attraverso i toni del giallo e un Battiato-pittore intento a ritrarre se stesso. Un richiamo all’immarcescibile Süphan Barzani. Chi era costui? Per i quattro che non ne fossero al corrente, era Battiato medesimo in declinazione di ritrattista. Un manifesto esemplare, per questa nuova Battiateide, evocazione di topoi e tracce artistiche disseminate dal suddetto nel suo transito terrestre.
Se l’eclettico Cantarella - ingegnere informatico e altresì competente di arte e cinema - si occupa dell’assemblaggio degli amarcord rimasti fuori dal primo volume, il cartoonist Maurizio Di Bona parafrasa non senza ironia - spesso funziona meglio dell’apologia - per tavole a fumetti, motti di spirito e saggezza battiateschi mutuati da film, programmi tv, opere liriche, opere d’arte, frasi di canzoni e quant’altro. Ve ne riporto un paio rispondenti in modo esclusivo ai pensieri associativi e al gusto personale di chi scrive.
A proposito di Bitte, keine réclame, programma (anti)televisivo del 2009 di cui Battiato è autore e regista. E dice:
Ho deciso di fare un programma televisivo. Ovviamente sperimentale. Per cui non si vedrà sulle tivvù generaliste. Come potrebbe mai andare in onda “La conoscenza diretta e immediata di Dio” interrotta a martello da spot di detersivi, automobili, creme dimagranti, yogurt, saponi, sottilette, cibo per gatti, deodoranti, colla per dentiere, pannolini e altra paccottiglia?
E a proposito di Perduto amor, il suo esordio cinematografico. Battiato è disegnato di spalle, seduto su una sedia da regista:
Ho deciso di fare un film. Siamo in Sicilia negli anni 50 e c’è un bambino che vive con la mamma che fa la sarta, circondato da ragazze che vogliono imparare a cucire. Ma non sono io, infatti si chiama Ettore. Poi quando cresce decide di andare a Milano perché vuole fare lo scrittore. Ma non sono io, infatti io volevo fare musica. E poi ci sono tante altre cose sovrapponibili alla mia esistenza. Ma sono coincidenze, infatti… non sono io.
L’ironia di Bona è sottile, diffusa controcanto al rito dell’incensazione discendente dai ricordi di amici, colleghi e conoscenti segnati dall’incontro col Maestro, che peraltro non voleva lo si chiamasse Maestro. Fra questi ultimi (cioè i ricordi), l’incipit del report mnemonico di Donato Zoppo (giornalista musicale), soltanto in apparenza dissonante.
A differenza di chi riesuma memorie celebrative, enfatizza episodi affettuosi e contribuisce ad abbellire un altarino che lo stesso Battiato credo non avrebbe tanto apprezzato, il mio ricordo di lui è in primis negativo. L’ho visto due volte dal vivo, ad Avellino nel 2001 e a Trieste nel 2011. Nonostante siano state performance stanche, a tratti senza grande passione, queste defaillance non hanno minimamente intaccato l’affetto e la devozione che nutrivo e nutro tuttora per lui. L’errore tradisce una profonda umanità. Che noia cercare la perfezione ad ogni costo!
Con amorevole equidistanza dai peana a rischio glicemico, Maurizio Di Bona e Alessio Cantarella redigono dunque questo secondo “fumetto” su Battiato che sarebbe piaciuto a Battiato, che, fra i tanti pregi, possedeva peraltro quello dell’ironia. Un viaggio per disegni e memoria fra altre dimensioni sondabili del musicista, in primo e secondo luogo quelle cinematografiche-teatrali, e pittoriche. Nessuno ai tempi di Cuccu-ruccu-cuuu-palooma si aspettavano da Battiato (incapace a suo stesso dire di tracciare una o col bicchiere) che, a un certo punto, la sua vita potesse diventare diagonale anche alle tele e ai colori, camice bianco e nome de plume arabeggiante creato apposta per la circostanza. Che potesse, inoltre, cimentarsi dietro la macchina da presa (dannate etichette: se cantautore nasci, cantautore devi morire), contaminando i suoi film del taglio esoterico-sperimentale che gli era proprio.
Tipico - e sorprendente - Battiato-style. Per cogliere il quale forse bisognerebbe procedere come la branca apofatica della filosofia (altrimenti detta teologia negativa) che descrive Dio negando ciò che non è piuttosto che affermare ciò che egli è. Il libro a sua volta - nel suo essere giocoforza piccolo - non è elegiaco e nemmeno stereotipato. Si tratta piuttosto di un libro sorridente e stratificato come l’artista che intende tratteggiare per interposte suggestioni.
Battiato l'artista
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Battiato l’artista


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