In una vecchia intervista del 2003 che ho ritrovato, sfogliando le pagine della mia copia del libro Leggere Lolita a Teheran (Adelphi, 2003), l’autrice iraniana Azar Nafisi, che vive in esilio insegnando letteratura negli Stati Uniti, a Washington, aveva affermato:
“La politica è sempre delimitata da recinti, le grandi opere della letteratura e dell’arte non conoscono invece confini culturali o nazionali. Si collocano in un’unica Repubblica dell’immaginazione i cui cittadini sono giudicati solo per la qualità del loro lavoro e non possono essere confinati in un tempo o in un luogo particolare. Per questo poeti come Hafiz o Rumi possono diventare popolari anche in Occidente, mentre Dante può essere compreso e amato anche in Iran.”
Oggi, a 23 anni di distanza da quelle parole, Azar Nafisi concede un’intervista ad Anna Lombardi di Repubblica e afferma
“Ho il cuore spezzato [...] In questi momenti drammatici stanno riemergendo ricordi dolorosi di quando ero ancora a Teheran ed eravamo in guerra con l’Iraq”.
La scrittrice iraniana confida anche la sua speranza, soprattutto nelle giovani donne del suo
Paese, quelle che hanno portato avanti con coraggio lo slogan “Donne, Vita, Libertà” . Ma, aggiunge Azar Nafisi, un altro slogan fu coniato allora, quando Khomeini aveva imposto alle donne di indossare il Velo:
“La libertà non è né occidentale, né orientale. La libertà è libertà”
C’è un altro libro importante di Azar Nafisi, vincitrice del Premio Crédit Agricole “La storia in un romanzo” 2024, edito in Italia da Adelphi: Leggere pericolosamente. Il potere sovversivo della letteratura in tempi difficili. Ecco che la voce di una scrittrice che è lontana dalla sua patria arriva potente anche a quelle studentesse che si riunivano nel suo appartamento di Teheran per studiare Scott Fitzgerald, Emily Brontë, Henry James, Jane Austen, Vladimir Nabokov e che forse oggi possono insegnarli alle loro figlie. Come Primo Levi attraverso la memoria dei versi di Dante nell’inferno di Auschwitz cercava di rimanere umano, così la letteratura può aiutare a salvare anime in tempi di guerre, bombe, torture, uccisioni che nel terzo millennio speravamo di non vedere più. Testimonianze come quella di Azar Nafisi sono più preziose che mai oggi, per infondere un po’ di speranza e di ottimismo a chi crede nel potere salvifico della letteratura.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il potere sovversivo della letteratura anche in tempo di guerra: il messaggio della scrittrice iraniana Azar Nafisi
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