- Autore: Albert Londres
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: O Barra O Edizioni
- Anno di pubblicazione: 2024
- ISBN: 9788869681561
“La follia asiatica ha appena colto Shanghai. La guerra è nelle strade”. Era un grande cronista, Albert Londres, inviato leggendario in vari continenti, nel primo trentennio del Novecento. Quattro mesi dopo aver dettato questo incipit di un eccellente articolo dei suoi, perì il 15 maggio 1932, nell’incendio del piroscafo sul quale aveva lasciato la Cina, comunicando d’avere messo le mani su materiale scottante. Non è del mistero che parleremo, ma dei suoi straordinari reportage, le corrispondenze giornalistiche dal fronte urbano in Estremo Oriente, nel libro, Attacco a Shanghai. L’incidente sino-giapponese del 1932, pubblicato da OBarraO Edizioni, tradotto da Alessandro Giarda (novembre 2024, collana “Occidente_Oriente”, 128 pagine). Raccoglie testi tratti dagli articoli di Londres, inviati dalla Parigi d’Oriente al quotidiano francese “Le Journal”, tra il 31 gennaio e il 5 marzo 1932.
La casa editrice lombarda presenta Albert (Vichy, 1884 - Golfo di Aden, 1932) come il padre del giornalismo d’inchiesta moderno. Dopo avere avviato la carriera cronistica nel 1906, seguì durante la Grande Guerra per “Le petit journal” i fronti del sud-est Europa (Serbia, Grecia, Turchia e Albania). Nel 1920 fu tra i primi inviati a entrare nella Russia bolscevica postrivoluzionaria. Il contatto iniziale con l’Oriente risale al 1922: resoconti di viaggio in Giappone, Cina e India gli guadagnarono notorietà e credibilità, tanto che i suoi reportage venivano pubblicati direttamente in volume. Seguirono inchieste scottanti in Guyana, Argentina, Africa e Palestina. Le sue cronache dal Tour de France ne fecero anche un precursore del racconto sportivo d’autore. Condusse inchieste appassionate sui condannati ai lavori forzati nei penitenziari oltremare, sulla condizione disumana degli internati nei manicomi francesi e sulla brutalità della dominazione coloniale. Morì a quarantasette anni, al largo di Capo Guardafui, nel naufragio del transatlantico Georges Philippar, che lo riportava in patria. Già dall’anno seguente il Prix Albert Londres premia i migliori giornalisti francofoni.
L’incidente internazionale del 1932 sul Fiume Azzurro - prima guerra cino-giapponese (la seconda infurierà dal 1937) e prima battaglia di Shanghai - divampò nella seconda metropoli cinese e centro finanziario più importante dell’Asia. Contava circa tre milioni di abitanti ed era divisa in tre parti, con i sobborghi cinesi di Nan-tao e Chapei, separati dalle Concessioni Internazionali (International Settlement). Si trattò di un conflitto armato tra la Repubblica di Cina e l’Impero del Sol Levante. In risposta alle manifestazioni anti-nipponiche dopo l’invasione giapponese della Manciuria nel settembre 1931, Tokyo aveva inviato a Shanghai una setta di religiosi buddisti ultranazionalisti, per alimentare un movimento filo-giapponese e anti-cinese. Scoppiarono disordini e la folla locale aggredì i monaci, linciandone a morte uno. I militari giapponesi reagirono, assalendo una fabbrica e ammazzando due cinesi. Ne derivarono pesanti combattimenti, con la Cina che sollecitò senza successo l’intervento sovranazionale della Società delle Nazioni. Il 5 maggio, una tregua patteggiò il ritiro dei nipponici, in cambio della fine del boicottaggio cinese dei prodotti giapponesi.
L’episodio moltiplicò le contestazioni internazionali contro l’aggressività del Giappone in Asia e indebolì il governo civile nipponico: il primo ministro Tsuyoshi venne assassinato il 15 maggio 1932.
Dalla Cina, Londres rappresentava intanto magistralmente la situazione ai lontanissimi lettori francesi:
in risposta all’azione in Manciuria, la Cina aveva avuto alcune idee, la Cina, non dico il governo cinese, perché solo Buddha sa dove sia.
Risultò efficace l’embargo delle merci, perché la chiusura del mercato più vasto al mondo danneggiava pesantemente il Giappone, stretto e soffocato nelle sue isole. Vincitore in Manciuria e a Tientsin, decise di voler “vincere ancora”.
Shanghai era cosmopolita, popolata da decenni da tantissimi residenti stranieri, riuniti nelle Legazioni, soprattutto occidentali, con diritto di territorialità e bandiera nelle aree in concessione. Una città senza pari al mondo: americana, inglese, francese, italiana, russa, tedesca, giapponese, oltre che un po’ cinese, nonostante tutto. Tokyo aveva inviato un ultimatum, insieme a qualche nave. A chi l’aveva indirizzato? Non lo sapeva esattamente. “Al governo?”. Dove trovarlo?
Londres era cinico nei riguardi del popolo cinese e ancora più della dirigenza fantasma di Pechino. L’essere testimone diretto dei fatti assevera le sue critiche, che col senno di oggi qualcuno potrebbe tacciare di razzismo, hai visto mai. Sembrava nutrire invece un ruvido rispetto verso i giapponesi, soldati e comandanti.
Le tragiche giornate di Shanghai mettono a dura prova i civili, mentre gli armati contrapposti mantengono le posizioni, scriveva. Il panico regna tra la gente. Carriole e rickshaw si piegano sotto il peso delle donne, delle concubine, della prole, dei materassi, delle ciotole di porcellana. Uomini che tirano e spingono, trasfigurati dal sudore, filano in una marea vorticosa, in direzioni molteplici: è chiaro che un gran numero procede a caso. A suo dire, correvano, facevano avanti e indietro senza posa, perché gli sembrava di vedere ripassare sempre gli stessi. Almeno così credeva, “altrimenti ci sarebbero davvero troppi cinesi”.
Non risparmiava i connazionali, cinquemila francesi tra seicentomila cinesi. I fucilieri di marina del Waldeck-Rousseau sorvegliavano il molo: “ho fatto fatica a riconoscere i compatrioti”, in testa un casco blu da cacciatore a piedi, sulle spalle un pastrano giallo da fanteria coloniale. Pantalone di tela bianca, sopra un altro non visibile in panno. Per finire, ghette nere. Una nuova uniforme da campagna? “S’è così, m’inchino”. Non tanto però da non pretendere almeno una “stiratina” al pastrano. Dopo tutto, in Cina costava poco o nulla.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Attacco a Shanghai. L’incidente sino-giapponese del 1932
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