Ardesia
- Autore: Ruska Jorjoliani
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2025
Una giovane scrittrice piena di talento è Ruska Jorjoliani, che ho avuto il piacere di conoscere con il suo primo lavoro letterario, La tua presenza è come una città, un viaggio nella memoria di tre generazioni attraverso la storia della Russia del primo Novecento. La sua scrittura poetica e di narrazione della memoria la ritrovo in questo suo nuovo romanzo intimo e personale, Ardesia (Italo Svevo Edizioni, 2025), un racconto di immagini e grandi atmosfere suggestive che suscitano nel lettore ricordi e riflessioni.
Ruska Jorjoliani, autrice e traduttrice, è nata nel 1985 a Mestia, nelle montagne del Caucaso, negli anni che videro lo scoppio della guerra tra nazionalisti ed indipendentisti. Giunta a Palermo nel 2007, si è laureata in filosofia e ha vinto numerosi premi con i suoi racconti e romanzi.
Il suo racconto personale inizierà con lei ritornata nella sua città di origine dove era cresciuta, molto cambiata da come la ricordava, piena di turisti e in costante evoluzione, dopo una settimana trascorsa a Tbilisi insieme ad alcuni suoi amici conosciuti in Italia durante gli anni universitari. Era ignara che da lì a poche ore avrebbe assistito alla riesumazione del suo bisnonno, e che avrebbe dovuto “farsi strada tra le sue ossa sparpagliate del suo antenato”. Quella mattina l’escavatore con i suoi dentelli agguantava le zolle di terra a due metri di profondità sotto una lastra di ardesia, simbolo della memoria e del passaggio, che insieme a pietre di fiume allineate davano forma a un loculo, dove era stato sepolto il bisnonno. Lo scavo era all’interno di un terreno di una casa abbandonata, un rudere unico sopravvissuto a un luogo un tempo uno splendido giardino. Tra i tetti spioventi delle case si vedeva la cima innevata di Tetnuldi, la promessa sposa di Ušba, il monte biforcuto, il più difficile da scalare, “condannato dagli dei per la sua turbolenza a non ricongiungersi mai con la sua amata”.
L’esumazione del bisnonno richiamerà alla mente di Ruska ricordi, tradizioni e leggende; la vita turbolenta del suo antenato tra passioni e reati, e la sua morte misteriosa in un agguato mentre tornava a casa. Nelle stesse modalità sarebbe accaduto a un giovane Stalin, vent’anni prima, con la differenza che quest’ultimo venne salvato. Il suo bisnonno fu ucciso che aveva da poco compiuto ventotto anni.
Quelli come lui non hanno una tomba, non muoiono.
Morto nel 1935 per mano delle milizie comuniste, solo la sua famiglia sapeva dove era stato sepolto, nel giardino di casa. Tante erano le storie su di lui: aveva ucciso più di un uomo compreso il miliziano che gli aveva sparato, aveva amato molte donne, forse tanti possibili figli naturali, “un rosso” convinto, o un brigante antizarista. E nella sua fantasia di bambina un eroe e un uomo di grandi passioni.
Quante volte ho rimuginato, considerato il contesto storico, sulle possibili traiettorie della vita del mio bisnonno: immaginavo che fosse un eroe, una vittima delle purghe staliniane, come alcuni suoi coetanei; o che una decina di anni prima, nel ’24, si fosse trovato nel famigerato vagone merci stipato di rivoltosi, anticomunisti e indipendentisti, per lo più di nobili origini come lì, che dovevano essere condotti nella capitale per essere giustiziati ma non vi arrivarono mai...
Amava vestirsi bene con ricercatezza e per questa passione gli misero nella tomba tre cambi di vestiti, come voleva la tradizione pagana. E alla vista delle sue ossa, la ragione fisica che era anche di Ruska, le lacrime che fanno male le tratterrà nel cuore. Cosa gli piaceva fare quando tornava a casa? Sarà morto davvero all’alba?
Il compito della nostra autrice sarà di cercare di riempire tutti i vuoti della sua vita. Il pensiero costante in quelle ore e in quelle successive era solo per lui: sul posto dove i miliziani gli tesero l’agguato, chissà se con la veemenza dei suoi ventotto anni si fosse sollevato da terra, cercato un riparo per poi sparare nel buio! E all’Archivio di Stato, nel cercare le sue tracce di quando venne imprigionato nel carcere di Metekhi, ma non c’era nulla, come se non fosse mai esistito. Due foto erano rimaste di lui, e in tutte e due non rideva. Sembrava un giovane seminarista, forse di quando era iscritto all’Università a Tbilisi e in seguito espulso per il suo primo reato, una rapina a mano armata a un deposito merci.
Non ho mai capito se fosse stato il mio bisnonno uno studente talentuoso a incappare in cattive compagnie, o se invece fosse stato lui la cattiva compagnia che irretiva gli altri.
Ardesia ricompone la storia di Ruska, del racconto di sé, di quell’appartenenza cercata e voluta, di quel passato che riaffiorerà suscitando forti sensazioni di nostalgia ed emozioni come la madeleine di Proust, in una scrittura poetica di un universo di sentimenti che entra subito nel cuore.
Ardesia
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