- Autore: Lorenzo Albry
- Genere: Fantasy
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2024
Lorenzo Albry è piemontese, dell’enclave linguistica francoprovenzale, esperto di agricoltura in montagna. Per la Comunità montana Valle di Lanzo e la Regione ha seguito e promosso interventi di sviluppo agricolo in quota. Scrive da quando è in pensione ed è al terzo volume pubblicato, Agnes. Una storia di tenacia e coraggio, romanzo storico edito dalle torinesi Pathos Edizioni (novembre 2024, 158 pagine). Spicca una spada poggiata in orizzontale sulla copertina, sotto il nome e il titolo e sopra il bel volto disegnato di una giovane donna. Si direbbe un gladio e ritorna anche tratteggiato all’interno. È un’arma delle Legioni di Roma, indizio che aiuta a individuare almeno approssimativamente l’epoca in cui viene sviluppata la narrazione.
Infatti, dopo avere ambientato nelle sue Valli di Lanzo e nel XIV secolo due thriller storici, in continuità uno dell’altro, lo scrittore del Nord porta i lettori ancora più a Nord, in un “dove” che ricorda l’Europa celtica, le terre sassoni, germane, al più la Britannia dei Pitti. L’epoca è successiva all’avvio dell’era cristiana ma non troppo, visto che le armi in uso sono frecce, lance, lame e gli scontri tra piccoli gruppi riportano a società tribali, comunque prefeudali e non amministrate da qualche struttura (dell’Impero Romano, ad esempio). Vogliamo datare al più tardi II secolo dopo Cristo? Sì, ma solo col permesso dell’autore.
Piacevolmente eccentrica la conduzione di questo romanzo. Nessuna spiegazione sul contesto, i personaggi, le situazioni, le location. È come se gli eventi, invece di leggerli, venissero proiettati sullo schermo, di un cinema o di un apparecchio televisivo: lo sviluppo della trama è inaspettatamente e fluidamente filmico. Lorenzo Albry avvia il racconto dall’assalto al villaggio di Agnes e poi ci conduce passo passo - senza interruzione, come in un lungo piano sequenza - a seguire la prigionia della giovanissima. Anche qui, azzardiamo appena preadolescente, dodici anni non di più. È rapita dal suo villaggio in un’incursione, con una quindicina di altre ragazze e donne giovani, oltre agli animali. L’orda che si è avventata addosso a loro ha sopraffatto facilmente e violentemente i pochi difensori e torna verso i boschi da cui è apparsa.
Il padre è sull’altra sponda del fiume, con i due fratelli poco più grandi di lei. Su quella riva, sono tanti gli uomini validi andati a prelevare legname per tutti. L’hanno tagliato in autunno e ora che ha cominciato a seccare è più leggero da portare a casa. Le urla hanno sorpreso Agnes mentre accudiva ai maiali. La scena del primo assalto (di una violenza istintiva, essenziale e questo le toglie ogni natura criminale, per quanto non meno sanguinosa), è esemplare del climax del romanzo e della familiarità con l’orrore al quale la ragazzina deve abituarsi. Come del resto deve fare chi vive con lei e anche i lettori, perché resterà una costante nel racconto.
Rivediamo la scena. Dal bosco, fanno irruzione a piedi e a cavallo uomini mezzi nudi, urlanti in una lingua strana e con parte della faccia dipinta. Investono le palizzate, doppie e con i pali incrociati, non facili da superare. Un corno suona l’allarme e il panico s’impossessa del villaggio. Tutti gridano e corrono, i bambini verso il fiume. Sanno bene cosa fare se arrivano i barbari: ci sono le barche nascoste e con l’aiuto di qualche adulto si può attraversare e salvarsi. Non si aspetta nessuno, si corre per sé e basta. Sempre dal bosco arrivano le prime frecce incendiarie. Cadono a caso, ma sulle capanne la paglia s’incendia in un attimo. I pochi uomini validi fronteggiano il nemico. La maggior parte degli abitanti è sulla riva opposta, impossibile tornare in tempo. Alla raccolta della legna partecipa quasi tutto il villaggio. Gli assalitori hanno aspettato il momento propizio.
Agnes sente il sibilo delle frecce che si conficcano nella carne e le grida di dolore che seguono. Ha scosso le recinzioni e fatto scappare gli animali, tranne i maiali, rimasti indifferenti. Però non riesce a correre verso l’acqua: alcuni pali sono caduti di colpo, l’orda non ha più ostacoli. Il massacro continua ancora per poco. Urla di donne rimaste indietro. Poi, un silenzio che provoca ancora più paura. Li sente aggirarsi per il villaggio. Alcuni cercano e uccidono i ritardatari al fiume. Le viene da piangere. È sola, le daranno certamente la caccia. Sa bene cosa tocca alle donne quanto le prendono i barbari. Non solo alle donne, anche alle bambine, per loro è perfino peggio. Li sente radunare gli animali. Forse è salva, nessuno si è accorto di lei. Di lei no, ma dei maiali sì. Appare la testa di uno di quei selvaggi, un gigante, tanto è grosso. Ha i capelli color grano radunati in tante treccine, una simile in punta al mento. Una tempia è segnata da un cerchio nero, con dei raggi a forma di serpente. Gli occhi sono di un blu magnetico. Quell’uomo, il capo, l’uomo massiccio e autoritario, è Magnus. Sarà oppressore e uccisore, poi a sua volta aggredito con la sua tribù e costretto a fuggire per sopravvivere.
Non c’è un attimo di tregua nel romanzo, è come assistere a un film d’azione. Sempre in riferimento all’attacco al villaggio di Agnes, sfido a non andare con la mente all’incursione dei Pawnee all’accampamento dei Sioux, sventata da Kevin Costner alla guida di pochi giovanissimi nativi, in “Balla coi lupi” (1990) o ancora meglio, per affinità scenica, all’assalto sanguinoso dei predoni di Thulsa Doom al villaggio cimmero, all’inizio di “Conan il barbaro” (1982). Questo romanzo è magneticamente attraente come quei film.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Agnes. Una storia di tenacia e coraggio
Lascia il tuo commento