La metafora è uno dei mezzi prediletti attraverso i quali i poeti esprimono le proprie riflessioni sulla vita e sulla condizione umana.
In Addio della luna di Ada Negri (I canti dell’isola, 1925), il satellite terrestre assurge a simbolo dell’ineluttabilità, nonché dell’assoluta impenetrabilità del nostro destino. Il componimento, infatti, va ben al di là della pur bellissima descrizione di un tramonto lunare spingendosi a considerazioni di tipo esistenzialistico sul mistero della vita e della morte, da cui nascono versi pervasi da un’intensa malinconia e da un’evidente quanto chiara tensione a una riflessione che si riveli continua e profonda.
I temi della tristezza, della solitudine e dell’obbedienza, in Addio della luna, si intrecciano sapientemente a un’accurata rappresentazione paesaggistica, per raggiungere vette poetiche di enorme e indiscutibile spessore. Vediamo insieme testo, analisi e significato della poesia.
“Addio della luna”: testo della poesia
La luna stilla il suo pianto d’oro nel mar di viola:
tacite lacrime d’alba, tristezza di partir sola.
Ad una ad una le stelle sono scomparse lontano:
tristezza d’aver camminato tutta la notte invano.
Si piega, sempre più stanca; affonda: sempre più smorta:
tristezza innanzi alla vita, sparire senza esser morta.
Pur le conviene obbedire al Sommo che la governa:
Nel vuoto che non perdona, tristezza d’essere eterna.
“Addio della luna”: schema metrico e principali figure retoriche
Addio della luna si compone di quattro distici (strofe di due versi) a rima alternata.
Queste le principali figure retoriche presenti:
- “pianto d’oro”: unisce metafora, sinestesia e personificazione. La luna piange (azione propria degli esseri viventi che indica una sensazione uditiva/emotiva) lacrime di valore come l’oro (sensazione visiva/tattile);
- “mar di viola” (mare di viola): sinestesia (vista/tatto + colore/vista);
- “lagrime d’alba”: sinestesia (sfera uditiva/tattile + sfera visiva).
Le suddette figure retoriche e, in particolare, le sinestesie, creano immagini sensoriali che amplificano il fascino poetico del testo.
“Addio alla luna”: analisi e significato della poesia di Ada Negri
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Mentre il buio della notte pian piano lascia il posto alle luci del mattino, la luna, che sembra piangere lacrime preziose, scompare dietro un mare dai riflessi violacei. Con questa visione fortemente evocativa inizia Addio della luna, una delle poesie più struggenti e malinconiche di Ada Negri, interamente giocata sul parallelismo fra la luna, che viene personificata, e l’imperscrutabilità del destino umano.
Il commiato del nostro satellite è triste e malinconico, poiché essere costretto a sparire senza morire costituisce per lui un enorme sacrificio a cui, tuttavia, non può sottrarsi, in quanto esso deriva da un’inesorabile volontà superiore. Il silenzioso e perenne moto della luna, che la vede apparire di sera e svanire all’alba di un nuovo giorno, configura tutta l’amarezza di uno stato la cui normalità è data dalla sparizione, dalla solitudine e dall’obbedienza a una sorte eterna e immutabile.
Il "pianto d’oro", le "tacite lagrime" e le stelle che "ad una ad una" scompaiono rendono alla perfezione l’idea di una vita che si dissolve prima di essere vissuta con pienezza, esattamente come accade agli uomini. Astri ed esseri umani sono più simili di quanto si potrebbe pensare: entrambi esistono grazie a un’occulta quanto ineludibile volontà dominante, di cui è impossibile capire la logica.
Qual è il senso della vita, che si tratti della nostra o di quella degli elementi propri della natura? Questa è, probabilmente, la domanda da sempre maggiormente ricorrente in poesia, ma alla quale nessuno, fino ad oggi, è riuscito a dare una risposta.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Addio della luna”, la poesia di Ada Negri sull’inesorabilità del destino
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