L’universalità dell’arte e della poesia riesce a cancellare i secoli e a comunicare messaggi in grado di superare indenni le barriere del tempo e dello spazio.
Il componimento Vieni, vieni chiunque tu sia risale al Medioevo, ma sembra che sia stato scritto ieri. L’autore, Jalāl al-Dīn Muḥammad Rūmī, tra i massimi esponenti della letteratura persiana, nacque decenni prima del nostro Dante Alighieri, nel 1207, eppure il significato dei suoi versi lascia sbalorditi per la straordinaria contemporaneità che esprime.
Vieni, vieni chiunque tu sia è un invito ad accettare e ad accogliere il prossimo al di là delle apparenze e dei pregiudizi, una lezione che l’uomo di oggi pare avere colpevolmente dimenticato e che pertanto ci sembra opportuno, anzi doveroso, ricordare.
“Vieni, vieni chiunque tu sia”: testo della poesia
Vieni, vieni chiunque tu sia, sognatore, devoto, vagabondo,
poco importa.
Vieni anche se hai infranto i tuoi voti mille volte.
Vieni, vieni, nonostante tutto, vieni.
Il messaggio profondamente umano e universale di Rūmī
Il momento che stiamo attraversando, con il mondo dilaniato da guerre sanguinose e da ingiustizie che investono ogni aspetto del sociale, ci costringe a cercare elementi di positività che ci consentano di tornare a sperare in un futuro migliore. Come sempre, nei periodi più bui l’arte giunge in nostro soccorso offrendoci ineguagliabili spunti di riflessione e ammonimenti che garantirebbero a tutti un posto migliore in cui vivere, se soltanto fossimo in grado di assimilarli e non dimenticarli più.
Nonostante sia stata scritta nel XIII secolo, Vieni, vieni chiunque tu sia, una poesia tanto breve quanto intensa del teologo e mistico persiano Rūmī, sembra fatta apposta per ricordare all’uomo di oggi un valore che sembra aver completamente smarrito e che invece è alla base di una umana e pacifica convivenza, quello dell’accoglienza.
In pochi, incalzanti versi l’autore ci spiega che nella capacità di accettare e accogliere l’altro risiede il senso stesso dell’esistenza, perché la fratellanza è alla base del sentire religioso, cui spetta il nobile compito, fra gli altri, di promuovere l’unità tra i popoli che abitano il pianeta. La diversità è una ricchezza, mai un limite, e pertanto è sbagliato persino chiedersi chi stiamo accogliendo, poiché che si tratti di un vagabondo, di un devoto, di un sognatore e persino di qualcuno che mille volte ha infranto i propri voti, non conta, in quanto l’inclusività non deve mai arenarsi di fronte all’esteriorità.
Così, direttamente dal Medioevo, ci giunge una lezione di umanità che dovremmo imparare e mettere in pratica quando ci riferiamo alla delicate questioni dell’immigrazione, dell’inserimento degli stranieri nella società e della convivenza fra diverse culture.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Vieni, vieni chiunque tu sia”, la poesia sull’accoglienza di Rumi
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