- Autore: Elizabeth Day
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Neri Pozza
- Anno di pubblicazione: 2026
Prima di dedicarsi prevalentemente alla narrativa, Elizabeth Day ha lavorato per anni come giornalista, collaborando con alcune delle principali testate britanniche. Negli ultimi tempi la sua notorietà è cresciuta anche grazie al podcast How to Fail, nel quale intervista personaggi provenienti da ambiti diversi partendo dagli errori, dalle battute d’arresto e dalle aspettative disattese che hanno segnato il loro percorso. Lo stesso interesse per le imperfezioni umane attraversa i suoi romanzi, popolati da figure complesse che cercano un equilibrio tra ciò che desiderano essere e il ruolo che la società assegna loro.
Uno di noi (Neri Pozza, 2026, traduzione di Simona Fefé) riprende le fila della vicenda narrata ne Il party, riportando il lettore nell’universo dei Fitzmaurice e di Martin Gilmour.
Sono trascorsi anni dagli eventi del primo romanzo, ma le conseguenze delle scelte compiute allora continuano a condizionare il presente: l’invito a un funerale, vecchi rancori mai davvero sopiti e nuove ambizioni politiche rimettono in moto relazioni che sembravano definitivamente spezzate e trascinano i protagonisti verso un confronto inevitabile con il proprio passato.
Pur mantenendo una struttura narrativa ricca di tensione, il libro trova la sua forza soprattutto nell’approfondimento dei personaggi. Martin non è più soltanto l’outsider desideroso di essere accettato da un ambiente che lo ha sempre considerato estraneo; il tempo ha incrinato molte delle sue certezze e lo costringe a interrogarsi sul significato di ciò che ha fatto in nome della fedeltà. La sua voce acquista sfumature nuove, oscillando tra amarezza, ironia e una consapevolezza che lo spinge a mettere in atto un audace piano di vendetta.
Anche Ben Fitzmaurice emerge con maggiore complessità rispetto al passato. L’uomo brillante e carismatico, apparentemente destinato a ottenere tutto ciò che desidera, si mostra sempre più prigioniero dell’immagine che ha costruito di sé. Intorno a lui si muovono figure che non accettano più ruoli marginali: la moglie Serena, la figlia Cosima e altri personaggi acquisiscono spessore autonomo, contribuendo a una narrazione corale nella quale ogni prospettiva aggiunge un tassello alla comprensione dell’insieme.
Cosima, la figlia maggiore, cresciuta all’interno di un contesto privilegiato ma emotivamente fragile, cerca una strada autonoma per provare a sottrarsi alle aspettative degli adulti. Il suo percorso rappresenta uno degli aspetti più convincenti del romanzo, perché mostra come sia possibile interrogare la propria eredità senza accettarla passivamente.
Più controversa risulta invece Serena. Day ne evidenzia le insicurezze, il bisogno costante di approvazione e il peso di un’educazione che l’ha spinta a cercare la propria realizzazione attraverso lo sguardo degli altri. Tuttavia, il romanzo evita di trasformarla in una semplice vittima delle circostanze. La donna continua a compiere scelte discutibili e spesso sembra incapace di riconoscere fino in fondo il proprio ruolo nelle sofferenze altrui. Pur comprendendo le origini di questo suo comportamento, è difficile assolverla completamente: la sua incapacità di mettere davvero in discussione alcuni aspetti della sua vita la rende un personaggio potenzialmente irritante, ma anche realistico.
Attraverso queste due figure femminili, Day costruisce un interessante contrasto tra generazioni. Da una parte Serena, che rimane in larga misura intrappolata nei modelli che l’hanno plasmata; dall’altra Cosima, che tenta invece di spezzare quel meccanismo e di definire la propria identità.
Felicity, Fliss, la sorella di Ben trovata morta in circostanze poco chiare su una spiaggia di Bali, rappresenta invece la ferita più profonda dell’intera famiglia Fitzmaurice. La sua vicenda personale è segnata da traumi che non hanno trovato ascolto né protezione: gli abusi subiti in ambito familiare e la mancata credibilità accordata alle sue parole nel denunciare una violenza hanno contribuito a isolarla in modo irreparabile. La sua storia diventa il simbolo delle conseguenze dell’omertà, della difesa delle apparenze e della tendenza a preservare privilegi e reputazione a scapito della verità. Se altri protagonisti hanno avuto l’opportunità di reinventarsi o di correggere almeno in parte i propri errori, a Fliss questa possibilità è stata negata. Per questo la sua memoria aleggia costantemente sul romanzo, ricordando al lettore il prezzo umano delle decisioni prese da chi avrebbe dovuto difenderla e non lo ha fatto.
Diversi sono i temi affrontati, fra i quali il rapporto tra appartenenza e identità: molti protagonisti cercano di capire chi siano al di là delle etichette sociali, delle aspettative familiari e dei ruoli pubblici. Accanto alla dimensione privata si sviluppa una riflessione più ampia sul potere e sui meccanismi che ne consentono la conservazione. Tuttavia il romanzo non è un semplice affresco politico che, come spiega la stessa autrice in un’intervista, è riferito a un’epoca ben precisa, ovvero quella di Boris Johnson: ciò che le interessa davvero sono le persone che si nascondono dietro posizioni di prestigio.
Un elemento particolarmente efficace della narrazione è l’alternanza dei punti di vista. Capitoli in prima persona si alternano ad altri in terza, creando una struttura che permette di avvicinarsi ad alcuni personaggi dall’interno e di osservare altri da una distanza maggiore. Una scelta che arricchisce il racconto e restituisce la complessità delle relazioni. La voce diretta consente di entrare nei pensieri, nelle giustificazioni e nelle contraddizioni di chi racconta, mentre la prospettiva esterna offre uno sguardo più ampio sugli eventi e mette in evidenza ciò che i personaggi non riescono o non vogliono vedere di sé. Ne deriva un interessante gioco di percezioni che invita il lettore a interrogarsi continuamente sull’affidabilità dei diversi punti di vista e sulla distanza che spesso separa la verità dai ricordi e dalle interpretazioni personali.
L’epilogo lascia diversi scenari aperti e suggerisce che il percorso di alcuni dei protagonisti non sia ancora giunto a compimento. Se Day deciderà di tornare ancora una volta in questo universo narrativo, avrà a disposizione personaggi sufficientemente ricchi e dinamici da sostenere nuove evoluzioni.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Uno di noi
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