Tutto in una notte. Una storia insonne del Medioevo
- Autore: Beatrice Del Bo
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: il Mulino
- Anno di pubblicazione: 2026
Emancipare il Medioevo dalla fama di periodo buio, è l’intento che la saggistica storiografica parrebbe assumersi da qualche tempo in qua. Scorrendo le pagine di Tutto in una notte. Una storia insonne del Medioevo (Beatrice Del Bo, il Mulino, 2026) si scopre per esempio che nemmeno la notte medievale era così buia come la si immaginava.
A parte che torce, fiaccole, candele attenuavano senza sosta la densità della tenebra, la notte del medioevo era teatro domestico e sociale di attività che in molti casi prevedevano il prolungamento della veglia alle ore piccole. Succedeva soprattutto al di fuori del desco familiare dove una buona fetta di popolazione era impegnata in lavori serali (guardie, ufficiali notturni), spostamenti, ma anche in passatempo come gli scacchi o le carte, la bottiglia (nel senso del bere fino a ubriacarsi), il sesso extraconiugale, la musica, il ballo, le danze sabbatiche, quest’ultime pertinenza delle donne tacciate di stregoneria. C’era anche chi, col favore del buio, rubava o uccideva, chi flirtava col diavolo, chi, senza effettiva possibilità di scelta, moriva o nasceva come del resto succede da che mondo è mondo.
La notte è dunque un pretesto. Il pretesto emblematico di cui si serve l’autrice per approfondire – trasversalmente a espressioni artistiche e pubblicistica letteraria, storia quotidiana e del costume medievali – i contesti urbani dell’evo di mezzo, restituiti scevri da stereotipie. Saggio attendibile, serio ma tutt’altro che serioso. Molto scorrevole, al contrario.
Le vie non sono deserte. Persone vanno e vengono da case e botteghe. In tanti svolgono mestieri che prevedono turni di lavoro notturni, mentre nelle case il rumore del filarino o del telaio, azionati da una donna che veglia, eseguendo stancamente lo stesso movimento all’infinito, ritmano il sonno di chi dorme accanto. Nei palazzi del potere gli impiegati sbrigano pratiche, mentre gli strateghi pianificano assalti e battaglie. Chi ha pronunciato i voti è costretto ad alzarsi nel cuore della notte per suonare campane e pregare, a meno che non si giri dall’altra parte nel suo giaciglio – o morbido letto di piume – e si rimetta a dormire. Le urgenze svegliano preti, medici e ostetriche che possono contrare su farmacie aperte ventiquattr’ore su ventiquattro. Il medioevo non sembra tanto distante dai nostri giorni. O meglio, la sua notte è molto diversa da come ce l’eravamo immaginata.
Come si evince dall’estratto, la notte medievale è stata allora tutt’altro che appannaggio esclusivo di briganti e spettri tenebrosi, piuttosto teatro di un vitalismo lecito e illecito, più carnale che metafisico, anche se le ingerenze superstiziose non mancavano. Dipanato attraverso dimore – povere e più abbienti – botteghe, monasteri, taverne, persino campi di battaglia, l’itinerario notturno a cui ci invita Tutto in una notte è l’accurato affresco di un evo operoso anche di notte. Un Medioevo ulteriore, realistico e suggestionante al pari di quello cui ci aveva abituato la sua narrazione più fosca e leggendaria.
Tutto in una notte. Una storia insonne del Medioevo
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