Per la foto di Brecht: Bundesarchiv, Bild 183-W0409-300 / Kolbe, Jörg / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 DE <https://creativecommons.org/license...> , via Wikimedia Commons
Sullo sfondo del boom economico e della modernizzazione che avrebbero imborghesito le coscienze, il poeta ha il dovere di testimoniare le storture del società con un atto di resistenza.
È questa la posizione di Franco Fortini (1917-1994) nel componimento Traducendo Brecht, che si interroga sul significato della poesia civile in un’epoca di inerzia e qualunquismo tra gli anni Cinquanta e Sessanta.
È un punto interrogativo sul significato e la necessità della poesia civile, la lirica intitolata Traducendo Brecht di Franco Fortini, che per il suo impegno - con le dovute differenze - affianca il poemetto Le ceneri di Gramsci di Pier Paolo Pasolini.
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Intellettuale e pubblicista di punta nella cultura militante del secondo dopoguerra, Franco Fortini tradusse per Einaudi numerose opere del grande drammaturgo e poeta Bertold Brecht, tra cui Madre Coraggio e i suoi figli, L’opera da tre soldi e Poesie e canzoni. Ma non è stato solo un apprezzatissimo traduttore dal francese e dal tedesco. Ha scritto saggi, narrativa, raccolte poetiche, si è occupato di critica, ha insegnato sia alle superiori sia all’università di Siena come docente di Storia della Critica Letteraria. Ha partecipato alla vita politica del Paese tra le fila del PSI, partito al quale è rimasto iscritto dal 1944 al 1957; ha lavorato presso la Olivetti nel settore della comunicazione. Aderì all’esperienza del Sessantotto e mostrò interesse per la rivoluzione culturale in Cina, meta di alcuni viaggi. Una figura poliedrica e complessa, che in tutti i campi fece “parte per sé stesso”, come direbbe Dante.
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In versi liberi articolati in due strofe, la poesia Traducendo Brecht è contenuta nella silloge Una volta per sempre del 1963, che raccoglie i testi composti tra il 1958 e il 1962. Un atto d’accusa contro la società di massa e dei costumi con riferimento all’ipocrisia, all’alienazione, all’ingiustizia sociale. Il dettato è denso di immagini allegoriche a bersagliare la contemporaneità che, in nome del qualunquismo, ha indebolito la voglia di cambiare il sistema.
È un testo piuttosto arduo che cerchiamo di facilitare per gli studenti.
“Traducendo Brecht”: la prima strofa del componimento
Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora i tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d’un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.
Questa la parafrasi:
Per tutto il pomeriggio un violento temporale ha ammassato nubi, prima di scatenarsi fra lampi e rovesci d’acqua. Io guardavo intensamente i versi di Brecht solidi come il cemento, chiari come il vetro dove erano imprigionate le grida di dolore degli oppressi e piaghe e membra umane che appartengono anche a me e alla cui amputazione io sopravvivo. Guardando con attenzione ora le tegole colpite dalla pioggia, ora la pagina bianca, sentivo il venir meno della possibilità di comunicare dei versi del poeta tedesco; sentivo che il messaggio non era più valido per noi che viviamo in questo tempo. Gli oppressi subiscono senza averne coscienza, gli oppressori parlano al telefono sicuri di sé, l’odio è celato sotto parole gentili e credo di non sapere più di chi è la colpa di tutto ciò.
Mentre Fortini sta traducendo alcune poesie di Brecht, un temporale si rovescia sulla città e fa scattare in lui una riflessione sull’attualità della poesia civile, come quella del poeta e drammaturgo tedesco che diede voce agli oppressi, ai sofferenti, agli sfruttati, alle vittime di ingiustizia. Il risultato è la pagina bianca, perché tradurre non significa solo padroneggiare tecnica, stile, linguaggio ma vivere e credere in un comune sentire.
Prima si chiede: in un mutato clima culturale – dove l’oppressione è ben celata - c’è ancora posto per questo tipo di poesia, oppure no? Poi spiega l’inattualità dei versi brechtiani coincidente con la fine della lotta di classe. Quanto alla risposta alla domanda occorre aspettare la strofa successiva.
Il temporale non è uno sfondo atmosferico. È l’occasione, il fatto da cui prende il via la riflessione. Al contempo è una doppia allegoria: dell’oppressione e dell’indifferenza che investe l’oggi vanificando la voce della poesia.
“Traducendo Brecht”: la seconda strofa del componimento
Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.
Questa la parafrasi:
Continua a scrivere, odia chi indica falsi scopi. Scrivi il tuo nome fra quelli dei nemici. Il temporale è sparito. Le lotte sociali sono molto più violente della natura quando si scatenano. La poesia non serve a cambiare, ma tu poeta e lettore hai il dovere di testimoniare.
Passando dalla prima alla seconda persona singolare, il poeta si rivolge a sé stesso e al lettore per affermare la necessità di continuare a denunciare i mali che affliggono la società. Il dovere di testimoniare diventa un imperativo categorico sottolineato dalla coppia “scrivi/scrivi” (vv. 14 e 21) che dà alla strofa una struttura ad anello.
Una postura intransigente la sua, le frasi sono taglienti e assertive, Fortini è un individuo che non si piega. Eppure c’è spazio per la speranza. Una bell’esempio di tensione morale e intellettuale.
Postilla: abbiamo tralasciato di approfondire il rapporto tra l’attività di traduttore e la scrittura che si rincorrono in un gioco sottile di echi, rimandi, affinità. Basti dire che il lavoro di traduzione poetica rappresentò un sostegno essenziale per l’intero arco dell’attività creativa fortiniana, tanto che numerosi testi della raccolta nacquero proprio a latere di tale attività.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Traducendo Brecht”: la poesia di Franco Fortini sull’atto di resistenza dei poeti
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