- Autore: Beppe Conti
- Genere: Sport
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788836165346
Ha sfatato anche il tabù della Sanremo, la classica meno adatta a lui (e la Parigi-Roubaix gli è sfuggita per una soffio). Un libro sui propri strepitosi successi su due ruote, mentre si è ancora nel pieno della carriera sportiva: per il fuoriclasse di Komenda con il volto di eterno ragazzino, è un privilegio unico il volume di Beppe Conti Tadej Pogačar il predestinato. Dalla Slovenia ai trionfi: l’uomo e il campione, pubblicato da Diarkos Edizioni nella collana “Grande Sport” (Santarcangelo di Romagna, febbraio 2026, 288 pagine).
La casa editrice presenta l’autore, grande cronista e narratore delle fatiche sui pedali, come un professionista dell’informazione e del racconto sportivo, che ha vissuto da vicino le sfide del ciclismo. Ha iniziato con i duelli Moser-Saronni a metà anni Settanta, concedendosi ampie parentesi dedicate al calcio e allo sci (Alberto Tomba), fra Mondiali e Olimpiadi. Dopo il debutto nella “Gazzetta dello Sport”, ha vissuto una vita a “Tuttosport” ed è tuttora opinionista televisivo a Rai Sport. Per Diarkos ha pubblicato diversi titoli, tra i quali Ciclismo. Storie segrete (2023) e Giro d’Italia. Racconti e misteri in maglia rosa (2023).
Per un campione delle due ruote fino all’altro ieri, l’attuale telecronista sportivo Stefano Garzelli, Pogi è già il ciclista più forte di tutti i tempi. Agli occhi di Conti, 75 anni ad agosto, che di assi ne ha incrociati tanti, incarna “in maniera splendida” il mito ciclistico dell’uomo solo al comando, con il suo modo di correre accettando di pedalare in solitaria per decine di chilometri, dopo avere staccato gli avversari lontanissimo dal traguardo, alla stessa andatura, se non più veloce, di gruppi inseguitori anche numerosi, vola sull’asfalto, sullo sterrato e sul pavé franco-belga.
Un gigante del durissimo sport del pedale, ma giù falla sella uno scricciolo della porta accanto: la Slovenia, appena 66 kg di peso per 1.77 di altezza, nato Lubiana il 21 settembre 1998. Nemmeno due mesi prima festeggiavamo a Cesenatico il ritorno di Marco Pantani, con i capelli tinti di giallo, dal trionfo al Tour de France.
Amo il ciclismo e ho potuto confrontare dal vivo un colosso come Filippo Ganna e Pogacar, notare l’imponenza del passista piemontese rispetto alla potente leggerezza della scheggia slovena. Mi sono passati davanti a poche centinaia di metri dal traguardo della cronometro di Perugia, nel Giro d’Italia del maggio 2024, quello vinto da un Pogi già in maglia rosa dalla seconda tappa. Per più di due terzi della crono, nella parte in pianura Ganna era in netto vantaggio. Di almeno 50 secondi, se non ricordo male, all’ultimo riscontro cronometrico prima dei 6 chilometri di ascesa finale, da Ponte San Giovanni verso Corso Vannucci, su in centro. Acquisito il ritardo della maglia rosa, partito per ultimo, in senso inverso di classifica, appena il tempo di distrarmi per seguire i passaggi di altri concorrenti di prestigio e sui grandi tabelloni le immagini della diretta tv davano lo sloveno in vantaggio su Ganna, salendo a Perugia.
Esile? Scricciolo? Secondo chi lo conosce, è “un talento molto naturale baciato dagli dei dello sport”. Nel rileggere i suoi trionfi, ripassando anche un po’ di storia del ciclismo, Conti sostiene che Tadej è geneticamente un fuoriclasse straordinario. A partire dal punto di vista cardiologico e del recupero quotidiano. Tra gli organi perfetti, vanta ad alto livello anche un cervello che gli garantisce personalità e saggezza, carisma e carattere, necessari per emergere.
Nel libro, che riprende tutti i successi più importanti di Pogacar, dal primo Tour del 2020 al quinto Lombardia nell’ottobre scorso, Beppe ripercorre l’emozionante impresa nel Giro, che Pogi ha illuminato praticamente da solo (il secondo in classifica generale fece segnare 9,56 minuti di ritardo). Sei le sue vittorie di tappa. Un po’ di gloria se la sono ritagliata due italiani, un promettente Antonio Tiberi e un generoso e giovanissimo Giulio Pellizzari, debuttante.
Conti ritorna sulla spettacolare prova contro il tempo, da Foligno, con finale in salita verso il cuore della città umbra. Ganna sfiora il successo, ma deve arrendersi sull’erta conclusiva. Niente da fare contro la maglia rosa. A Filippo mancano 17 secondi, mentre gli uomini di classifica finiscono più lontani.
La superiorità di Pogačar è spettacolare, giorno dopo giorno. Alla viglia dell’apoteosi finale nella capitale, mica dorme sugli allori, pensando al Tour de France di luglio e alla vendetta sportiva sul rivale Vingegard, che lo ha battuto ben due volte nelle edizioni precedenti. Va a sfidare il Monte Grappa, non facile salita veneta da affrontare due volte nel finale, entrambe salendo dalle pendenze più ripide della Strada Giardino, da Semonzo, rispetto alla Strada Cadorna, percorsa in discesa. Nella seconda ascesa, tra un mare di folla, stacca tutti a 36 chilometri dal traguardo di Bassano e conclude fra il boato della gente. Trova il tempo anche per regalare una borraccia a un bimbo sulla strada e fare l’inchino al pubblico all’arrivo.
In appendice, Conti cita le sette stelle del ciclismo precedenti, a suo avviso più luminose. Nell’ordine: Fausto Coppi, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Gino Bartali, Alfredo Binda, Jacques Anquetil e Felice Gimondi. A riprova del talento di narratore di storie del ciclismo, anche minori, Conti cita l’impresa cocciuta di Joseph Pidcock, fratello di Tom, nella Parigi-Roubaix 2025. Sempre spietata quella corsa sulle pietre, ma l’inglese voleva arrivare a tutti i costi al velodromo e c’è riuscito, fuori tempo massimo a quasi un’ora dal primo, Van der Poel. Era ostacolato dalla folla, che affollava la strada nei settori di pavé, pensando che la corsa fosse finita. Ma Pidcock voleva comunque farcela, pur misurandosi anche con il calare del buio.
Tadej Pogačar. Il predestinato. Dalla Slovenia ai trionfi: l’uomo e il campione
Disponibile su Amazon.it
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Tadej Pogačar. Il predestinato. Dalla Slovenia ai trionfi: l’uomo e il campione
Lascia il tuo commento