Il pianto di Abramo (Sandro Teti Editore, 2026, pagg. 727) è un corposo saggio del prof. Giuseppe Romeo, analista politico, giornalista e accademico, il quale ha per sottotitolo “Israele e Palestina: illusioni di pace”.
È scritto nella quarta di copertina:
Abramo è il padre comune di ebrei e arabi, il patriarca che piange su tutti i suoi figli. È da questa figura che prende le mosse la lettura dei conflitti più lunghi e irrisolti della storia contemporanea.
La questione palestinese non nasce con gli accordi di Oslo, né con la guerra dei sei giorni del 1967. Infatti i cosiddetti accordi di Oslo sono una serie di intese storiche siglate tra il governo di Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), con la mediazione della Norvegia e degli Stati Uniti. I punti Chiave degli Accordi sono:
- “Oslo I” (Dichiarazione dei Principi) sottoscritta il 20 agosto 1993 a Oslo e quindi formalmente a Washington il 13 settembre 1993 tra Yasser Arafat e Shimon Peres (alla presenza di Yitzhak Rabin e Bill Clinton). Con questo accordo si prevedeva il mutuo riconoscimento tra Israele e l’O.L.P. e la creazione dell’Autorità Nazionale Palestinese (A.N.P.) per un periodo ad interim di cinque anni;
- “Oslo II” (accordo ad interim) sottoscritto a Taba il 28 settembre 1995 (noto anche come accordo sulla Cisgiordania e la Striscia di Gaza), che ha suddiviso i territori palestinesi in tre zone amministrative, e precisamente: “Area A”: controllo civile e di sicurezza dell’A.N.P.; “Area B”: controllo civile palestinese e sicurezza congiunta, ed “Area C”: controllo totale militare e civile di Israele.
Ma tali accordi o pseudo tali hanno lasciato delle questioni irrisolte; i nodi cruciali come lo status definitivo di Gerusalemme Est, i confini esatti, i rifugiati palestinesi e gli insediamenti israeliani furono rimandati a negoziati futuri che non si sono mai conclusi con successo. Sicuramente tutto ciò è base per l’attualità, ma le radici della tradizione della questione palestinese affondano in quei trattati in cui fu definitivamente smembrato l’Impero ottomano, e fu consegnato il Medio Oriente a un ordine stabilito da altri (Regno Unito).
Il prof. Romeo, con una precisa analisi storico-politica, riesce a ricostruire tutti questi appuntamenti negoziali ma non dal punto di vista del motivo dell’accordo (storicamente è sempre lo stesso, e cioè trovare una pace tra Palestina ed Israele), ma analizzando le scelte dei protagonisti, più che la sequenza degli eventi. Ed ecco che analizza le figure di Arafat, Sharon, Rabin e Netanyahu. Sono protagonisti che non vengono assolutamente assolti, ma neanche demonizzati, e tutto ciò nel recondito tentativo di cercare di comprendere perché una vera pace, sicuramente sfiorata, non è mai giunta a termine.
Il saggio è di una precisione, di un’attenta analisi molto documentata con citazione di fonti, e ricchissimo di note esplicative nonché di una bibliografia molto completa. Sono anche interessanti le citazioni di massime o momenti del Vecchio Testamento. Infatti Abramo era, come scrivevo all’inizio, il padre comune di questi popoli. L’autore giustamente cita il giornalista e scrittore Thedor Herzl (1860-1904), un po’ il padre del sionismo, il cui libro Der Judenstaat (1895) impostò chiaramente il problema della patria per Israele e degli organismi e dei mezzi economici necessari al fine di realizzarla. Herzl, laico, fu sicuramente convinto che un “Judenstaat” fosse la soluzione migliore per tutto l’ebraismo non necessariamente sionista e che osservava la diaspora come quasi una condanna senza tempo. Sicuramente uno stato ebraico rappresentava una sorta di presenza avanzata dell’Europa in Medio Oriente: un presidio degli interessi europei collocato tra Europa ed Asia. Ma Thedor Herzl non era assolutamente legato all’ortodossia del ritorno in Patria (la Terra dei Padri) e sicuramente nelle sue intenzioni non vi erano pregiudizi circa la scelta del territorio, tanto che guardò anche oltre il Medio Oriente.
Scrive Giuseppe Romeo:
l’idea di promuovere uno Stato nazionale ebraico fu anch’essa figlia di quel che attribuiva nell’Ottocento vigore ai popoli orientandoli verso nuovi destini di autodeterminazione e di affrancamento dalle vicende delle grandi monarchie se non dei grandi imperi.
Giuseppe Romeo ha scritto un saggio che restituisce a questo conflitto la sua vera dimensione storica, sottraendolo all’inutile logica del ciclo di notizie, e ciò perché il pianto di Abramo per i suoi figli ancora non si è fermato. Lo Stato d’Israele c’è, ma purtroppo persiste la lotta con i Palestinesi, a cui fu tolta, a tavolino, parte della loro terra tradizionale.
- Autore: Giuseppe Romeo
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
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A chi vuole comprendere, attraverso i protagonisti, la guerra israelo palestinese
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il pianto di Abramo. Israele e Palestina: illusioni di pace
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