- Autore: Gabriele Fantini
- Genere: Storie vere
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788865486627
Se il ribellismo sociale del Sessantotto è stato un tentativo rivoluzionario di derivazione estesa, quello del Settantasette è invece da ricondursi ad esclusivi ambiti italiani. In altre parole: il dissenso movimentista del 1977 rappresenta l’eco autarchico e illividito del ’68, acme ed epilogo insieme degli anni di piombo. Le ricadute socio-politiche dell’omicidio Moro e quelle (dis)ideologiche de La febbre del sabato sera sono, del resto, a un passo dal definire il grado zero di un riflusso da cui non siamo mai venuti fuori.
Fine premessa: pur non essendone scaturigine diretta, la coda controversa degli anni Settanta restituisce il milieu del gruppo armato Prima Linea, costola (non autorizzata), spontaneista e arruffona delle Brigate Rosse; seppure dotata di un suo peso in quanto a proseliti e numero di azioni realizzate. Accomunabile all’intento brigatista nella risposta militare alla piega reazionaria degli eventi italiani (depistaggi e stragi di Stato), e d’altro canto dal tradimento di un PCI lontano dalla linea dura e pura delle origini. Tenuto anche conto del rivoluzionarismo ormai pallido di Lotta Continua, fucina giovanile di non pochi cosiddetti terroristi. Roberto Sandalo fra questi.
La fedele biografia politica che ne tesse Gabriele Fantini - Storia di Roby il pazzo. La parabola di Sandalo nella lotta armata, DeriveApprodi, 2026 - evidenzia il suo primo merito nella contestualizzazione degli accadimenti: gli uomini e le donne dell’eversione armata non venivano da Marte, e non erano nemmeno fuoriusciti manicomiali. Risalire all’humus politico-sociale che ha indotto parte di una generazione alla scelta armata è quindi l’approccio dovuto a una lunga pagina oscura della storia italiana. Una storia mai indagata del tutto, meno che mai con opportuna equidistanza. Roberto Sandalo, dunque. Dopo più di trecento pagine di ricostruzioni storiche, testimonianze raccolte, stralci di giornali, il ritratto ultimativo che ne offre Gabriele Fantini si colloca ben oltre apparenze da poliziottesco alla Franco Nero. Restituendo l’individuo al di là delle scorrerie a mano a armata che ne hanno segnato la vita.
Fra il 1971, quando Roberto Sandalo osserva per la prima volta da spettatore un corteo a Torino e poco dopo si iscrive al Galileo Ferraris, e il 2008, quando compie le sue ultime azioni criminali contro la moschea di via Quaranta a Milano e quella di via Cassanese a Segrate, trascorrono circa 37 anni e in tutto questo lasso di tempo l’estremismo è in effetti la cifra caratteristica della sua esistenza, il numero primo delle varie fasi che ha scelto di vivere, a dispetto di un’ideologia invece mutevole e di diversi colori. Nell’arco lungo di quasi quattro decenni sono cambiati i riferimenti culturali, così come sono cambiati gli interlocutori e i modelli di comportamento e di pensiero e la distanza fra i Marco Donat-Cattin del principio e i Magdi Cristiano Allan dell’epilogo è davvero tanto ampia da apparire altrimenti inconcepibile. La violenza, la voglia di essere in prima linea, pur con il sogno di non pagare fino in fondo le conseguenze, invece, non è mai cambiata e la traiettoria che si può stabilire fra le molotov dei tempi del liceo e quelle contro i centri culturali islamici rappresenta in effetti il segno di un estremismo policromo, ma senza soluzione di continuità.
Se ne evince un pregio. O al contrario un difetto imperdonabile. Ripeto che è bene assecondare questo riepilogo documentaristico delle gesta di Sandalo (contraddizioni comprese) evitando agiografie e al contempo i cliché interpretativi frequentati invece da una nutrita pubblicistica sugli anni di piombo.
Storia di Roby il pazzo restituisce piuttosto il profilo inedito di un esponente anomalo della lotta armata. In trent’anni di attività sovversiva, capace di militare in Lotta continua (faceva parte - da protagonista - del Servizio d’Ordine), passare a Prima linea, litigare con tutti, pentirsi, contribuire a smantellare l’organizzazione, cambiare nome. Quindi per breve tempo e fuori tempo massimo passare a Lega Nord, infine - sulla scorta del libro anti-islamico di Oriana Fallaci - intraprendere azioni criminali contro esponenti della comunità islamica italiana.
Tenendo conto delle disparate declinazioni di lotta attraverso cui si è espressa, la storia di Roberto Sandalo parrebbe rintracciare l’esclusivo punto fermo nell’estremismo. Un radicalismo indipendente via via adattato ai mutamenti sociali e politici intercorsi. Così lo ricorda la moglie, a pagina 303 del volume:
Era un tipo particolare, succedeva che alle volte portava a casa un clochard e diceva che ne dici se resta con noi per cena? Ecco, credo che questo sia importante per definire meglio in che senso Roberto abbia sempre mostrato di essere un uomo generoso nei confronti delle persone in difficoltà. Allo stesso modo, a proposito del periodo finale, quello delle azioni che poi lo hanno portato all’ultima condanna [...] voglio ribadire quello che lui stesso aveva già sostenuto, ovvero il suo non essere mai stato un razzista. Il razzismo non c’entrava nulla.
Considerati i frastagli ideologici e gli evidenti cambi di rotta, sistematizzarne la vita per fini saggistici era obiettivo tutt’altro che agevole. Gabriele Fantini ci riesce al riparo da tentazioni simmetriche o giudizi di valore, approdando in ultimo a un lavoro oggettivo, minuzioso, che aggiunge spunti di riflessione su uno scampolo basilare di storia italiana. Una storia di ombre, controversa al pari di quella di tanti giovani come Sandalo, convinti di riscriverla con un diverso finale.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Storia di Roby il pazzo. La parabola di Sandalo nella lotta armata
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