La signora Norita Maresio con il libro di Riccardo Pasqualin
Nei secoli passati, il Bellunese è stato un territorio caratterizzato da condizioni di vita particolarmente dure per gran parte della sua popolazione. L’antropologa Daniela Perco spiega che l’economia agro-silvo-pastorale della zona
è stata integrata, almeno a partire dal Settecento, da migrazioni stagionali di mestiere (seggiolai, tintori, verdurai, pasticceri diventati in seguito gelatai, calderai, scalpellini, muratori, mastri d’ascia, falciatori, merciai ambulanti), a cui si sono aggiunte nell’Ottocento emigrazioni femminili (balie da latte, domestiche) e minorili (i ciòde e ciodéti per i lavori agricoli in Trentino e nel Tirolo, pastorelli nelle vicine valli ladine di Fassa e di Badia). I gelatai emigrano ancora, stagionalmente, verso i paesi europei.
A queste prime forme di emigrazione, stagionali e su distanze ridotte o relativamente brevi, subentrò poi il grande esodo iniziato negli ultimi decenni dell’Ottocento; prosegue la studiosa:
La consuetudine alla mobilità ha favorito, sul finire del secolo XIX, la diffusione di esodi transoceanici prima in America latina, soprattutto in Brasile, e più tardi negli Stati Uniti e in Australia. Il Bellunese ha continuato ad essere terra di emigranti fino agli anni Settanta del Novecento, sia verso le città industriali del Nord Italia, sia verso la Svizzera e il Belgio, nelle miniere di carbone.
(Uomini e montagne. Guida del museo etnografico della Provincia di Belluno e del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, 2014)
Non emigrarono, tuttavia, sempre e solo gli ultimi, ma anche qualche persona benestante che aveva dovuto affrontare dei problemi economici e personali. È il caso di Giovanni Maresio Bazolle, nato nel 1855, figlio di Antonio Maresio Bazolle (1818-1896), principale memorialista bellunese dell’Ottocento e autore del trattato Il Possidente Bellunese (pubblicato in due volumi tra il 1986 e il 1987, proprio a cura di Daniela Perco). A seguito di una dichiarazione di fallimento nel gennaio del 1897, Giovanni si trasferì in Argentina e di lui a Belluno “si persero le tracce”, o almeno così si credeva…
In questo nostro 2026, la pubblicazione del mio libro Antonio Maresio Bazolle. Antirisorgimento veneto (un ampio studio sulla vita e il pensiero dell’illustre personaggio bellunese) mi ha dato diverse soddisfazioni, tra cui il vivo interesse che il saggio ha suscitato pure oltre le Alpi, in altri paesi del continente europeo e delle Americhe.
Mi è successo anche di entrare in contatto con una signora italoargentina: Norita Maresio, discendente di Giovanni Maresio Bazolle, la quale mi ha concesso di porle delle domande sulla sua famiglia. Ne è scaturita l’intervista che propongo qui di seguito (tradotta in italiano dallo spagnolo), la quale ci permette di far luce su una vicenda riguardo cui non avevamo particolari notizie.
L’intervista a Norita Maresio
- Signora Norita Maresio, buongiorno e grazie mille per aver accettato questa intervista. Secondo quanto risulta dai documenti conservati nell’Archivio del Comune di Belluno, Giovanni Maresio Bazolle, figlio di Antonio e nato nel 1855, sarebbe emigrato in Argentina in seguito a una dichiarazione di fallimento nel gennaio del 1897. Lei discende da Giovanni, vero?
Sì, era il mio bisnonno.
- Oltre a lei, ci sono altri discendenti di Giovanni?
Giovanni ebbe due figli: Juan Antonio, nato nel 1880 e morto nel 1913 o 1912, celibe, ingegnere chimico; e mio nonno Bartolomé Maresio Bazolle, nato nel 1888 e morto a Tucumán, in Argentina, nel 1983.
Mio nonno ebbe otto figli, due dei quali morirono durante l’infanzia. Dei sei rimasti, cinque erano femmine e uno maschio, mio padre. Ci sono discendenti Busnelli Maresio, Bunster Maresio e noi Maresio Ahumada. Soltanto noi conserviamo il cognome Maresio. I miei fratelli maschi sono due: il maggiore è celibe e senza figli, il minore è monaco benedettino e non ha figli. Io ne ho tre: Mariano, Lucía e Inés Ghiotto Maresio.
- Conosce la data della morte di Giovanni Maresio Bazolle?
Giovanni morì a San Miguel de Tucumán il 22 settembre 1920.
- Oltre ai testi pubblicati fino a oggi e ai manoscritti conservati presso la Biblioteca Civica di Belluno, sappiamo che Antonio Maresio Bazolle scrisse un vocabolario della lingua bellunese e altre opere che rimasero inedite, attualmente smarrite. La sua famiglia conserva qualche manoscritto di Antonio?
Io possiedo una copia dell’edizione dei due volumi de Il Possidente Bellunese perché me li hanno inviati dalla Biblioteca Civica di Belluno. Una figlia di Bartolomé, mio nonno, e sorella di mio padre, Yolanda, che oggi ha 104 anni, conserva la tesi con la quale si laureò in giurisprudenza, un quaderno con copertina di cuoio e fogli trasparenti. È ancora in suo possesso e non c’è modo che me lo consegni, ci ho già provato...
- Perché la sua famiglia non conserva più il doppio cognome Maresio Bazolle?
Non lo so, non so quali possano essere state le ragioni di mio nonno. Forse a causa del processo di Giovanni in Italia; è quello che penso... ma non lo so.
- Conserva ricordi familiari dei suoi antenati veneti? Nella tradizione familiare si ricordano ancora le ragioni profonde che portarono all’emigrazione?
No, non conservo nulla. Forse le mie zie, che erano più grandi di mio padre, che era il più giovane. Una figlia della mia zia maggiore, Ana María Maresio de Busnelli, aveva un ritratto a olio di Marianna Bellati, moglie di Giovanni.
- Ai suoi tempi, Antonio fu una figura importante nella storia di Belluno. Le piacerebbe raccontarci brevemente qualcosa sui suoi discendenti argentini? Che cosa è successo alla famiglia nel corso di questi 130 anni?
Mio nonno Bartolomé arrivò in Argentina nel 1913, su insistenza di Giovanni. Ma ciò che convinse mio nonno ad attraversare il mare fu la morte di una fidanzata che aveva. Non aveva più rivisto suo padre dall’anno in cui era partito da Belluno, circa nel 1897.
Giovanni viveva nella città di San Miguel de Tucumán, ma mio nonno si stabilì in campagna e si dedicò alla semina e alla raccolta della canna da zucchero. Sposò una donna della zona, mia nonna Cándida Rosa Medina, e ebbero otto figli. Verso la fine degli anni Quaranta e la metà degli anni Cinquanta, lasciarono la campagna e si trasferirono in città, perché mio nonno voleva garantire ai suoi figli una buona istruzione. Andarono tutti nelle migliori scuole di Tucumán dell’epoca.
- La famiglia ha conservato la conoscenza della lingua bellunese e dell’italiano?
Mio nonno parlava in italiano e in veneto, o bellunese, ogni volta che poteva, con sua madre Marianna, che venne in Argentina dopo il primo conflitto mondiale, durante il quale era stata infermiera della Croce Rossa. Non arrivarono mai a parlarsi in castigliano!
- Quanto si sente legata alle sue origini bellunesi e venete? Nella sua famiglia si sono conservate tradizioni bellunesi, come ricette, usanze o espressioni tipiche?
A casa di mio nonno sì: alcuni piatti come il risotto, la polenta e le frittelle di fiori di zucca, la pasta...
- Nella zona in cui vive ci sono molti discendenti di immigrati veneti? Mostrano interesse per le loro origini?
C’era un’associazione dei discendenti dei veneti, ma non vi ho mai partecipato. Forse adesso la contatterò.
- Se potesse fare una domanda ad Antonio Maresio Bazolle, quale sarebbe?
Gli chiederei se abbia mai immaginato di avere discendenti in Argentina e negli Stati Uniti e che io sarei stata l’unica interessata alla sua opera e all’emozione di scoprire la famiglia enorme che ebbe! Quante altre cose avrei da chiedergli!
- E se, invece, potesse dirgli qualcosa, che cosa gli direbbe?
Nulla, credo. Solo lo ringrazierei per essere stato la persona che è stato. Gli direi anche quanto sono sempre stata orgogliosa del mio cognome, pur senza aver saputo nulla dei miei antenati.
- Crede che conoscere il suo passato familiare veneto la aiuti a comprendere meglio la propria identità?
Sì! Certamente. Quando si è discendenti di un immigrato è come se ci fosse un vuoto, almeno io l’ho vissuta così. Non mi sono mai chiesta, fino a una certa età, se mio nonno facesse parte di una famiglia, con zii, cugini, nonni... Lui non ne parlava molto.
È stata una grande felicità scoprirlo e ho potuto costruire un albero genealogico abbastanza completo.
- L’Associazione Veneti nel Mondo, che ha patrocinato il mio libro, ha apprezzato molto la figura di Maresio Bazolle. Il mio saggio è stato acquistato da lettori residenti in diversi paesi. In questo momento, un’altra associazione (The Third Venetia) sta traducendo la mia opera in inglese e spera di poterla tradurre anche in portoghese. Inoltre, un ricercatore brasiliano, ispirandosi ad un’intervista che mi è stata fatta, ha dedicato un video ad Antonio Maresio Bazolle. Che cosa significa per lei e per la sua famiglia sapere che oggi, a Belluno, ci sono ancora persone interessate alla storia di Antonio Maresio Bazolle e dei suoi discendenti?
Mi sento molto orgogliosa di appartenere a questa famiglia e il mio progetto ancora da realizzare è il mio viaggio genealogico. Voglio vedere dal vivo, di persona, ciò che videro i miei antenati e camminare per le strade che loro percorsero.
Due delle mie figlie hanno avuto la fortuna di visitare Belluno: sono state lì nel 2017. Le ha ospitate Luisa Merlín, un’amica che mi ha dato molte informazioni sulla mia famiglia e che vive a Belluno.
- Le piacerebbe mandare un saluto agli abitanti di Belluno?
Certamente! Cara gente di Belluno, condivido in parte il vostro stesso sangue e sono molto orgogliosa che sia così. Spero di poter venire presto e conoscervi personalmente, in particolare la mia cara amica Luisa e la sua famiglia.
Recensione del libro
Antonio Maresio Bazolle. Antirisorgimento veneto
di Riccardo Pasqualin
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Intervista a una discendente dello scrittore bellunese Antonio Maresio Bazolle
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