Italo Calvino Johan Brun, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons; foto modificata con sfondo da depositphotos.com
Se vi incuriosisce il rapporto tra scrittore e lettore, il senso stesso della scrittura, l’oggetto libro tra scelta, fruizione, esperienza, non lasciatevi scappare il metaromanzo per antonomasia di Italo Calvino, che intese mettere in discussione gli ingranaggi della narrazione e denunciare l’impasse della letteratura italiana a lui contemporanea. Parliamo di “Se una notte d’inverno un viaggiatore” pubblicato nel 1979 che appartiene all’ultima produzione dell’autore. Possiamo interpretarlo anche come un’apologia della scrittura e della lettura, due attività non facili e problematizzanti.
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Radicalizzando il gioco combinatorio e gli scambi tra possibilità diverse, a detta della critica il libro sembra raccogliere i frutti della semiotica, della narratologia, delle teorie letterarie dei decenni precedenti e farli deflagrare con brio. In una trama a collage, tante sono le sorprese, gli inciampi, i racconti a incastro che moltiplicano i narratori, i trapianti da un capitolo all’altro e una spigliata comunicatività premiati dal grande successo di pubblico che ne fece un bestseller.
Osserva Cesare Segre:
“Il libro appare come un vero e proprio “romanzo semiotico” che si costruisce sul farsi stesso della comunicazione narrativa, su un intreccio di incidenti e malintesi che la disturbano; ed è anche un “romanzo della teoria del romanzo”, un addio gioioso e spericolato al metaromanzo, ai vari progetti sperimentali e avanguardistici esauriti negli anni Settanta, a tutta quella letteratura che in questo secolo si è costruita come riflessione sul proprio stesso farsi, sui propri strumenti e condizione”
“Se una notte d’inverno un viaggiatore”: trama, struttura e particolarità del libro
Tornato a casa dopo l’acquisto di “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino fresco di stampa, un lettore si accorge che il libro è zeppo di refusi perché le pagine sembrano mischiate o provenire da altri testi. Così decide di farsi sostituire la copia in libreria dove incontra una lettrice, di nome Ludmilla, che si è recata lì per lo stesso motivo. Ma anche la nuova copia è difettosa e avanti di questo passo. Allora i due uniscono le loro forze per venire a capo della faccenda e rintracciare i romanzi originari alla ricerca della conclusione. Si rivolgono a docenti, studiosi, esperti dell’editoria in una ricerca che diventa avventura, desiderio di conoscenza e forse qualcosa di più.
Recensione del libro
Se una notte d’inverno un viaggiatore
di Italo Calvino
In cosa consiste la particolarità del libro? Qual è l’anomalia?
Il libro è composto da 12 capitoli. Il primo e l’ultimo fanno da cornice; dieci corrispondono agli inizi di altrettanti romanzi (in realtà sono metaromanzi ad alto grado di ambiguità comunicativa) che spaziano dalla fantascienza al realismo, dal giallo al romanzo apocalittico e romantico, dall’erotico all’avventuroso con una rappresentanza dei principali generi mainstream. Il termine “inizio” indica uno o più capitoli per un totale di una ventina di pagine ciascuno. A loro volta i singoli titoli letti di seguito formano un nuovo incipit romanzesco. Il problema è che sono racconti sospesi, interrotti, senza un finale che, dopo aver ingolosito il lettore con la promessa di una storia avvincente decollata in medias res, lo lasciano in brache di tela, lo spiazzano e disorientano, lo portano qua e là. Ma al contempo lo premiano perché lo ingaggiano come attore di una sceneggiatura in fieri, in cui la sua esperienza diventa materia narrativa: il lettore dell’opera coincide con il suo protagonista. Quasi l’autore abbandonasse i personaggi a un destino ancora da scrivere. È proprio questo il bello.
Questi abbozzi sono legati dal filo rosso di un personaggio maschile in trappola, in difficoltà. Per esempio in “Guarda in basso dove l’ombra s’addensa” ambientato a Parigi, un criminale è alle prese con un morto. Che faticaccia sbarazzarsi di un cadavere nella città dell’amore. Mentre “Intorno a una fossa vuota” ricalca il western messicano con avvoltoi, cespugli, cavalli, carabine e le confessioni al figlio di un padre agonizzante.
Sulla scena si affacciano anche personaggi del mondo letterario ed editoriale come il vecchio scrittore Silas Flannery, con cui si intrecciano le avventure del lettore, di Ludmilla e la sorella. E viene riportato uno stralcio dal suo diario:
Dal diario di Silas Flannery
Su una sedia a sdraio, sul terrazzo d’uno chalet in fondo valle, c’è una giovane donna che legge. Tutti i giorni prima di mettermi al lavoro resto un po’ di tempo a guardarla col cannocchiale
Compaiono anche alcune riflessioni di Calvino sull’importanza attribuita agli inizi:
Vorrei poter scrivere un libro che fosse solo un incipit che mantenesse per tutta la sua durata la potenzialità dell’inizio, l’attesa ancora senza oggetto
L’utilizzo del tu nel romanzo di Calvino
Arriviamo all’inizio di questo romanzo-ipertesto:
Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» (…) Prendi la posizione più comoda: seduto, sdraiato, raggomitolato, coricato
La sentite la forza dell’effetto allocutivo del “tu” impiegato da Calvino? Ci interpella, perché siamo noi i lettori reali che hanno appena comprato il suo romanzo. Immaginate quanto il lettore si sentisse chiamato in causa nel 1979, anche quando a seguire vengono descritte in termini di ipotesi le azioni che precedono la lettura a partire da un giretto in libreria. Una libreria fisica gemellata alla biblioteca in chiusura: un motivo postmoderno affine al labirinto come dimostrano gli scritti di Borges ed Eco.
A proposito dell’adozione della you-narrative perspective – che è altalenante- è possibile che Calvino pensasse a due romanzi:
- La modificazione di Michel Butor, uno dei più noti romanzi scritti in seconda persona singolare;
- Terra amata di Jean-Marie Gustave Le Clézio, il cui prologo sembra gemello di quello di questo libro.
Attenzione, perché il tu calviniano non ha finalità immersive come accade in molta narrativa contemporanea. Non è un appello e nemmeno una forma di captatio benevolentiae. Ci guida dietro le quinte. Svela i trucchi. Indugia sull’atto della lettura. Ci mette in contatto con i meccanismi della narrazione, del patto narrativo; con le leve psicologiche dell’attesa a generare il desiderio e della delusione; del controllo e il suo contrario. Trasforma l’esperienza della lettura in materia. Con il suo stile inconfondibile improntato alla leggerezza e all’ironia, Italo Calvino ci rende parte attiva di un mondo sconvolto in cui le storie cominciano ma non finiscono. Un must read.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Perché leggere “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Calvino, il metaromanzo per eccellenza
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