- Autore: Ilaria Palomba
- Categoria: Poesia
- Anno di pubblicazione: 2025
Entrare nelle pagine di Restituzione di Ilaria Palomba (Interno Libri Edizioni, 2025) significa esporsi a un’esperienza estetica e psicologica radicale, che elude le rassicuranti categorie della lirica contemporanea per addentrarsi in una fitta trama di ossessioni, squarci interiori e rinascite sofferte. Il volume, strutturato rigurgitando una precisione geometrica in sette sezioni (Alluvione, Catabasi, Ascesi, Memoria, Dissolvenza, Restituzione, Mistica), si offre al lettore non come una semplice raccolta di versi, ma come un autentico diario di bordo di una psiche scorticata, un percorso catartico che trasforma il trauma clinico e l’isolamento ospedaliero in una lingua magnetica e fatale.
La cifra più autentica dell’opera risiede in una perturbante carica morbosa, intesa nel suo senso più etimologico e profondo: un’indagine incessante e quasi anatomica della malattia, della fragilità biologica e del crollo identitario. Palomba non arretra di fronte alla scomposizione del sé; al contrario, vi indugia con una fascinazione oscura, descrivendo il corpo come un territorio d’indagine sacrificato, un tempio violato ma ancora pulsante. C’è una carnalità febbrile e tormentata che attraversa i testi, dove le mani diventano "forbici" e gli occhi "pugnali", e dove l’abisso non è solo un’astrazione metafisica, ma un elemento fisico che taglia la carne "in porzioni sottili più e più volte". Questo connubio tra il deterioramento psichico e la persistenza della vita biologica genera una tensione magnetica, un’atmosfera satura di fango, maree e cisterne vuote, che seduce e turba profondamente chi legge.
A questa dimensione ctonia e quasi orrorifica si affianca una disperata, febbrile carica passionale. L’amore, la memoria e il desiderio non sono qui declinati secondo i canoni del sentimentalismo, bensì come forze d’urto devastanti, legami indissolubili che rasentano l’annientamento. È la passione dell’estasi prima del salto, la brama assoluta di un incontro silente o di una sparizione condivisa ("Tu giocavi con la via della sparizione, dicevi di amare il mio respiro"). L’erotismo profondo della Palomba è intrinsecamente legato all’esperienza della ferita e dell’abbandono: un dionisiaco tendersi verso l’altro e verso il sacro che accetta il rischio della distruzione pur di attingere a una verità non mediata. I miti e gli archetipi evocati (Iside, Inanna, Sophia) non fungono da mero decoro colto, ma incarnano il principio di una discesa agli inferi necessaria per reclamare i propri frammenti dispersi, una mutilazione rituale che precede l’integrità.
Nonostante la densità di questi nuclei tematici infiammati, lo stile dell’autrice si mantiene di un’eleganza formale impeccabile e rigorosa. La compostezza formale della scrittura, che adotta un registro talvolta aulico e controllato, non spegne l’incendio ma ne perimetra la furia, amplificandone l’effetto ipnotico attraverso un sapiente gioco di contrasti. Il linguaggio agisce come una lama gelida che recide le illusioni della coscienza: raggela il dolore in formule di assoluta precisione lirica, offrendo una testimonianza in cui la reclusione e la sofferenza diventano paradossalmente feritoie di assoluta chiaroveggenza.
In conclusione, Restituzione si impone come un’opera di rara onestà e ferocia intellettuale. Ilaria Palomba firma un testo che scuote le fondamenta dell’io, un poema d’acqua e di sangue in cui la poesia riassume la sua funzione più arcaica e terapeutica: quella di un rito sacrificale in cui si accetta di morire alla propria vecchia forma per essere finalmente restituiti, integri e mondati, alla luce del giorno. Un libro necessario, splendido nella sua perturbante oscurità.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Restituzione
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