- Autore: Hanna Bervoets
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Mondadori
- Anno di pubblicazione: 2022
- ISBN: 9788804751229
Siamo abituati a usare i social senza porci troppe domande sul lato oscuro che tutti noi ignoriamo ostinatamente: quello dei contenuti che non vediamo. Eppure, a evitare che in giro per i nostri feed ci siano immagini violente, o in aperto contrasto con il regolamento della piattaforma che stiamo utilizzando, ci pensano esseri umani che visionano i contenuti segnalati e li rimuovono. Questo post è stato rimosso di Hanna Bervoets (Mondadori, 2022, trad. di Francesco Panzeri) è un romanzo breve che si sviluppa come una lunga lettera indirizzata a un avvocato, in cui Kayleigh (la protagonista) racconta la sua esperienza lavorativa in una società che gestisce la moderazione dei contenuti per una piattaforma social. Questa struttura epistolare crea un’intimità tra la protagonista e il lettore, permettendo una profonda immersione nei suoi pensieri e nelle sue emozioni. La narrazione in prima persona rende la storia ancora più coinvolgente, poiché il lettore vive gli eventi attraverso gli occhi di Kayleigh, condividendo le sue paure, le sue frustrazioni e le sue riflessioni.
Kayleigh accetta il lavoro di moderatrice per necessità economiche, ma presto si rende conto della natura traumatica del suo impiego. Ogni giorno è costretta a visionare contenuti disturbanti: video di violenze, abusi, suicidi e teorie complottiste. Un mondo lavorativo che lascia pochissimo spazio per gli sbagli, dove la performance deve essere sempre a un livello ben più che ottimale e dove è necessario essere talmente performativi da sfiorare il limite dell’impossibile. Un lavoro che ha un forte impatto anche sul modo di vivere una volta uscita dall’ufficio, una volta tornata nel mondo reale, dove ci si rapporta con i colleghi e con gli amici. Il suo compito, una volta varcata la soglia dell’ufficio, è decidere se questi contenuti violano gli standard della comunità e, in caso affermativo, rimuoverli. Tuttavia, le linee guida aziendali sono spesso vaghe e in continuo cambiamento, creando confusione e incertezze. Questo lavoro alienante e ripetitivo inizia a minare la sua salute mentale, portandola a sviluppare sintomi di stress post-traumatico secondario, quello prodotto dall’esposizione prolungata a immagini scioccanti che può portare a depressione, disturbi d’ansia e pensieri paranoici.
Ci siamo separati nettamente come due metà di una torta, il coltello ci separava con attenta precisione in modo che nessuna delle rose di marzapane fosse danneggiata.
Nonostante le difficoltà, Kayleigh riesce a stabilire legami significativi con alcuni colleghi, tra cui Sigrid, con cui intrattiene una relazione sentimentale. Tuttavia, la pressione psicologica derivante dal lavoro inizia a influenzare negativamente anche queste relazioni. Sigrid, colpita dalla visione di un video di autolesionismo, decide di cercare la ragazza protagonista del video nella vita reale, con esiti tragici. Questo evento segna un punto di rottura nella loro relazione, evidenziando come il lavoro di moderatore possa compromettere anche i legami più intimi.
Il racconto della relazione è piuttosto fastidioso, complesso, a tratti sembra sfiorare la sottile linea tra rapporto complesso e rapporto tossico. Si tratta di un aspetto divisivo per il lettore, ci si chiede di continuo quanto di quella relazione, di quei meccanismi, sia dovuto all’influsso del lavoro nella vita reale e quanto invece dovuto al carattere e all’atteggiamento delle protagoniste. Di fatto però si ha sempre la sensazione di star leggendo una storia dove ci si trova di continuo sull’orlo del baratro, in attesa che qualcosa di terribile prenda forza e piede nella narrazione. Si è costantemente sul chi va là e questo è un effetto che rende bene le emozioni provate per via di un lavoro usurante come quello del moderatore, mai abbastanza tutelato e apprezzato.
Un altro aspetto inquietante del romanzo è la trasformazione dei colleghi di Kayleigh. Molti di loro, esposti quotidianamente a contenuti estremi, iniziano a sviluppare convinzioni paranoiche e a credere in teorie complottiste, come il terrapiattismo e la negazione dell’Olocausto. Kayleigh si trova a fronteggiare questa deriva collettiva, mettendo in discussione la propria sanità mentale e chiedendosi se anche lei stia perdendo il contatto con la realtà. Questo processo di "lavaggio del cervello" evidenzia i pericoli insiti in un’esposizione prolungata a contenuti estremi e la difficoltà di mantenere una visione equilibrata del mondo.
Man mano che le pagine scorrevano ho avuto la sensazione di voler avere più tempo per vedere l’evolversi della situazione, desideravo più spazio a questioni importanti che invece vengono vomitate addosso al lettore e poi dimenticate, vengono introdotte, a volte lasciate solo accennate, e poi trattate con una sufficienza e una normalità che spaventa perché è come se non ci fosse bisogno di spiegarle ulteriormente, come se andasse bene così, fosse normale.
Allora, che tipo di cose hai visto?
Questo post è stato rimosso solleva interrogativi profondi sulla moralità, sulla verità e sul potere delle piattaforme digitali. Chi decide cosa è giusto o sbagliato? Come influenzano le nostre convinzioni le informazioni che riceviamo? E soprattutto, cosa accade quando il confine tra realtà e finzione diventa sempre più labile? Bervoets ci invita a riflettere su questi temi, senza offrire risposte facili, ma stimolando una consapevolezza critica sul nostro rapporto con i media digitali. Il problema forse di quest’opera è che è troppo breve per fare davvero il lavoro che dovrebbe. Lascia troppo poco spazio al lettore per affezionarsi alla protagonista, per capire appieno la situazione. Senza dubbio è un testo che colpise nelle emozioni ed è una lettura sgradevole, scritta bene e al tempo stesso terribile, che riesce a gettare una luce sulla realtà dei moderatori di contenuti, ma è una luce tenue, un bagliore troppo sottile per essere davvero incisivo.
Non c’è dubbio che Questo post è stato rimosso sia un romanzo potente e attuale che offre uno spaccato inquietante del mondo della moderazione dei contenuti. Con uno stile incisivo e una narrazione piuttosto intrigante nel suo essere quasi clinica, Hanna Bervoets ci costringe a confrontarci con le ombre della nostra società digitale. Mi sarebbe piaciuto avere più tempo per approfondire il tema, avere più pagine in cui la narrazione potesse prendere piede e raccontare liberamente, meno forzata a concludersi e più libera di esprimersi nella sua inquietante, spaventosa realtà.
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Un libro perfetto per...
A chi cerca le ombre dietro le apparenti luci sfolgoranti dei social che usiamo tutti i giorni. E a chi quelle ombre le vive.
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Questo post è stato rimosso
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