- Autore: Jutta Richter
- Genere: Libri per bambini
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Salani
In un’estate “giovane, verde e infinita” mi sono imbattuta per caso in una piccola libreria indipendente: uno di quei tipici posti con scaffali rigonfi di libri, che vengono messi in mostra in qualsiasi punto disponibile. Lì un libro in particolare ha attirato la mia attenzione perché era completamente in linea con il luogo in cui si trovava, aveva la stessa area sfrontata: Quando imparai a addomesticare i ragni (Salani, 2003, trad. di A. Peroni). È un libro di Jutta Richter, famosa scrittrice tedesca di libri per ragazzi.
Si tratta di un breve racconto che descrive il mondo dal punto di vista di una bambina di otto anni, il cui nome rimane sconosciuto. Nonostante l’intero libro sia un viaggio tra le sue fantasie, rimane una storia estremamente reale, perché chi scrive è capace di far immergere completamente il lettore nella mente di una bambina tramite una scrittura scorrevole, quasi un flusso di pensieri, con un linguaggio semplice ma mai banale. È sorprendente come l’autrice riesca a descrivere i protagonisti e le loro scelte come prodotti dell’ambiente in cui nascono ma senza mai giustificarli del tutto.
La protagonista è una sognatrice, crede nel diavolo e gli affida pure un nome e un cognome, colleziona tesori e ha paura dei mostri; per lei sono perfettamente chiare le gerarchie create dai bambini del quartiere, un po’ meno quelle degli adulti. Tutto è in equilibrio nel suo mondo, almeno finché non arriva Rainer. Viene soprannominato Sguincio dagli altri bambini perché si intrufola sempre dove non è voluto, è un guastafeste, è diverso dagli altri, che lo guardano sempre con sospetto. Ma quando la protagonista ha paura per qualcosa che gli adulti non riescono a capire, o addirittura a vedere, è proprio lui che riesce a scacciare i mostri. È più grande di lei, quel tanto che serve per mostrarsi coraggioso e forte ai suoi occhi, ma non troppo per smettere di credere alle sue storie.
Gli adulti della sua vita non riescono a starle vicini; sono distaccati, lontani, non capiscono le sue storie e non credono nelle sue fantasie - non vedono quello che vede lei. Vogliono farla crescere a tutti i costi, contro la sua volontà, mentre lei e Rainer riescono a rimanersi vicini nonostante tutto, cancellandosi per diventare invisibili al resto del mondo. Questa amicizia che la fa sentire tanto compresa, però, le porta anche dei guai: gli adulti non sono contenti che lei passi così tanto tempo con quel bambino così strano, hanno paura di lui e della sua famiglia come la piccola ha paura dei mostri. Gli altri bambini inoltre lo allontanano, non vogliono la compagnia di questo soggetto all’apparenza pericoloso, o almeno così viene definito dai loro genitori. Questa discriminazione ricade anche su di lei, che mentre viene risucchiata da questo vortice di ingenua crudeltà, viene attanagliata dal dubbio: far finalmente parte del gruppo o mantenere quest’amicizia controproducente?
Alla fine, è costretta a compiere una scelta e lo fa con un atteggiamento e un giudizio tipici di chi ancora non ha ben chiaro come funziona il mondo e cosa sia giusto o sbagliato, o forse lo ha capito meglio di tutti gli altri.
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Quando imparai a addomesticare i ragni
Lascia il tuo commento