- Autore: Bruno Olivieri
- Genere: Fumetti e Graphic Novel
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Tunué
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788867906673
Nella base militare sovietica Serpukhov 15, l’allarme scatta d’improvviso. Mancano pochi minuti alla mezzanotte. È il 26 settembre 1983 e quello che per i militari di stanza al presidio si prospetta come un turno di routine diventa una corsa contro il tempo. Il sistema di controllo ha infatti rilevato cinque missili intercontinentali con testate atomiche dirette verso l’Unione Sovietica. Siamo in piena Guerra Fredda - sono gli anni in cui il presidente americano Reagan bolla l’URSS come "impero del male" - e il tenente colonnello Stanisláv Petrov quella notte è preposto al comando della base: con le testate atomiche nemiche in rapido avvicinamento, tocca a lui decidere se dare credito al segnale, comunicando l’allarme ai superiori, e gestire quindi l’inevitabile reazione. Oltre che un buon padre di famiglia, il colonnello Petrov è anche un buon soldato, e un buon soldato si vede soprattutto nei momenti di tensione. Più volte, a distanza ravvicinata, Petrov è sollecitato dai suoi uomini a seguire il protocollo d’emergenza, ma il tenente colonnello Stanisláv Petrov ha come un presentimento, c’è qualcosa in quell’allerta repentina che non lo convince. Se gli USA avessero inteso attaccare l’URSS, si sarebbero limitati a soltanto cinque testate? Come essere certi che non si tratti di un falso allarme?
Mentre le lancette degli orologi scorrono inesorabili, contravvenendo alle procedure militari, Petrov temporeggia a suo rischio e pericolo. Senza contare su Dio né nella buona sorte, decide di fidarsi dei suoi dubbi: evita di segnalare il pericolo ai suoi superiori. La storia gli avrebbe dato ragione: nel 1988 si verrà infatti a sapere che l’allarme era scattato per motivi persino banali: alcuni riflessi del sole sui satelliti sovietici sono stati codificati come lanci missilistici nemici. Forte di un sangue freddo sperimentato sul momento, conscio delle conseguenze che il suo silenzio avrebbe comportato, il colonnello Stanisláv Petrov passa alla storia come l’uomo che una notte di settembre del 1983 evita la reazione sovietica che avrebbe innescato la terza guerra mondiale.
La vicenda viene resa nota in tempi di Glasnost gorbacioviana: è il 1988 quando persino un generale sovietico definisce Petrov come "l’uomo che aveva salvato l’umanità”; ma intanto che nel resto del mondo il tenente colonnello fa incetta di onorificenze, in patria paga con il demansionamento la scelta del proprio silenzio. La vita privata gli avrebbe teso ben presto ulteriori tranelli: la malattia, quindi la morte per cancro della moglie.
Petrov. L’uomo che salvò il mondo (Tunué, 2026) è il graphic novel di Bruno Olivieri tratto da questa storia. Una storia sottaciuta per anni che poi ha fatto il giro del mondo. Attraverso un tratto grafico agile ma dettagliato la storia di Petrov si carica di tensione e umanità. Anche in forza dell’anti-eroismo di cui è paradigma il protagonista, assunto come esempio di uomo comune (padre e marito accudente, convinto patriota) posto al cospetto di circostanze non comuni.
Mentre scorrevo le nitide pagine scritte e illustrate da Olivieri, dal televisore acceso nella stanza vicina si susseguiva il sottofondo quotidiano delle veline di guerra. Una distonia che mi ha indotto a due riflessioni tutt’altro che originali (ma le scrivo lo stesso): che l’essere umano è incapace di imparare a non scherzare con la guerra; e che le pagine più significative della storia sono scritte talvolta da uomini qualsiasi, come in fondo era il tenente colonnello Petrov. Sconfitto soltanto dall’ottusa burocrazia militare.
Il minuzioso lavoro di ricostruzione effettuato da Bruno Olivieri gli rende giustizia, eleggendolo a epitome di consapevolezza. Petrov – torno a dire - non era un dissidente, amava la patria e amava la famiglia che si era costruito grazie anche al proprio lavoro, a dispetto del quale è stato comunque capace di scelte autonome. Abiurare da esse avrebbe rappresentato il vero pericolo. Per sé (per la propria coscienza, anzitutto) e per il mondo intero. Ci riflettano i tifosi delle guerre a senso unico, che ammorbano da giornali, parlamenti e televisioni la nostra pericolosa attualità.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Petrov. L’uomo che salvò il mondo
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