Perché pensiamo quello che pensiamo. Anatomia delle opinioni di Turi Munthe, pubblicato da Corbaccio (2026, trad. di Francesco Zago), parte da una domanda tanto semplice nella formulazione quanto complessa nelle possibili risposte: perché pensiamo quello che pensiamo? Siamo abituati a considerare le nostre opinioni come il risultato di un percorso personale e razionale: osserviamo la realtà, raccogliamo informazioni, le elaboriamo e infine scegliamo da che parte stare. Ma è davvero così?
Turi Munthe è giornalista, analista politico e imprenditore nel settore dei media. Ha collaborato con “The Economist”, “The Guardian” e “TLS”, ed è intervenuto come commentatore su BBC, CNN e Fox News. È inoltre fondatore di Demotix, piattaforma internazionale di giornalismo partecipativo, e di Parlia, progetto nato per raccogliere, mappare e mettere a confronto opinioni su temi sociali e politici, che mette in discussione proprio questa certezza. Dietro le convinzioni che sentiamo più profondamente nostre agisce infatti una rete di fattori molto più vasta: il luogo in cui viviamo, l’ambiente sociale nel quale siamo cresciuti, la cultura, il clima e la nostra storia personale, ma anche il funzionamento del cervello, la genetica e i meccanismi dell’evoluzione contribuiscono, in misura diversa, a orientare il nostro modo di vedere il mondo.
Il saggio attinge alle ricerche di neuroscienze, psicologia e biologia evolutiva e procede attraverso esempi che mostrano quanto possano essere profonde e, soprattutto, inconsapevoli le forze che contribuiscono a formare persino le nostre posizioni politiche. Essere progressisti, moderati o conservatori, suggerisce Munthe, non dipende quindi esclusivamente da una decisione presa dopo aver valutato razionalmente il mondo che ci circonda.
Il punto, però, non è semplicemente dimostrare che siamo condizionati. La domanda più interessante arriva subito dopo: se le nostre opinioni non sono soltanto il risultato di una scelta razionale, che cosa accade quando vengono messe alla prova dal confronto con chi la pensa diversamente da noi? È a questo punto che Munthe ci propone di cambiare prospettiva. Il disaccordo non è un difetto del ragionamento, ma una sua componente essenziale. Ragionare è un’attività interattiva. Il confronto con chi sostiene una posizione diversa dalla nostra ci costringe a verificare, argomentare e, quando necessario, rivedere le nostre convinzioni. L’avversario, allora, non è il nemico da sconfiggere, ma colui che ci obbliga a mettere alla prova ciò che pensiamo. È uno dei passaggi più interessanti del volume, perché il discorso esce dai confini delle neuroscienze e della psicologia ed entra direttamente nel terreno della democrazia e del pluralismo.
In una società sempre più attraversata da polarizzazione, tribalismo e radicalizzazione del dibattito pubblico, Munthe propone un “ribaltamento”. Il dissenso non è più qualcosa che una democrazia deve tollerare quasi passivamente: è una risorsa. E senza questa risorsa il ragionamento rischia di impoverirsi. Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti che l’autore sviluppa, riuscendo a tenere insieme discipline diverse senza trasformare il saggio in una trattazione specialistica per pochi addetti ai lavori. Neuroscienze, genetica, ambiente, cultura ed evoluzione diventano strumenti attraverso i quali interrogarci su quanto possiamo fidarci delle nostre certezze.
Ma attenzione: Munthe non invita a pensare che tutte le opinioni siano equivalenti, né che l’essere umano sia semplicemente prigioniero dei propri condizionamenti. Al contrario, proprio la consapevolezza di questi limiti può diventare il punto di partenza per un confronto più consapevole con gli altri. A tal proposito fanno riflettere le parole di Telmo Pievani, nella presentazione del volume, quando parla di “pluralismo costruttivo”, “dubbio” e “umiltà epistemica”. Chiavi efficaci non solo per comprendere le pagine del saggio, ma anche per riconoscere che possiamo avere buone ragioni per sostenere ciò che pensiamo senza considerarci, per questo, immuni da pregiudizi, influenze e condizionamenti.
Perché pensiamo quello che pensiamo è un libro che non chiede al lettore di rinunciare alle proprie convinzioni, ma gli chiede qualcosa di più difficile: guardarle con maggiore consapevolezza e accettare che possano essere interrogate. In fondo, la domanda che rimane dopo la lettura non riguarda soltanto l’origine delle nostre opinioni, ma la disponibilità a riconoscere che anche ciò che sentiamo più profondamente nostro può essere stato costruito attraverso elementi che non abbiamo scelto. Ed è proprio per questo che il confronto con l’altro acquista valore: non perché debba necessariamente convincerci, ma perché può costringerci a pensare meglio.
Turi Munthe sarà ospite della 27ª edizione di Pordenonelegge – Festa del libro e della libertà sabato 19 settembre alle ore 19.00, al Ridotto del Teatro Verdi di Pordenone, nell’incontro “Anatomia delle opinioni. Perché pensiamo quello che pensiamo”. Dialogherà con Gabriele Franco. L’appuntamento è realizzato in collaborazione con il Fake News Festival.
- Autore: Turi Munthe
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Corbaccio
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Perché pensiamo quello che pensiamo. Anatomia delle opinioni
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