Che odore fanno i papaveri selvatici? Quelli dei villaggi siriani sanno di guerra, di fuga, di fame e di macerie. Tradotto per l’Italia da Alessandra Amorello ed edito da KaiFab Edizioni nel 2025, con il romanzo che porta proprio il titolo Papaveri selvatici Haya Saleh, scrittrice, critica letteraria e formatrice giordana di Amman nonché vincitrice del Premio Letterario Arabo Etisalat nella categoria “Miglior romanzo per ragazzi”, ci accompagna in un lungo viaggio.
Partendo dalle distese di questi delicati fiori distrutti dal fuoco della guerra si arriva a campi rifioriti in un vivido rosso che tingono di vita l’orizzonte. Ma cosa c’è nel mezzo? Nel mezzo ci sono famiglie distrutte, che hanno perso tutto – affetti ed effetti, case, serenità, vita – e che non si arrendono neanche quando la paura e gli orrori del conflitto seminano atrocità e morte. Nel mezzo ci sono numerosi personaggi, coinvolti in queste tragiche vicende, ognuno con il proprio ruolo e la propria importanza, animati dal bene, animati dal male, in nome di un Dio.
Di spicco due fratelli, Omar e Sufyan, rispettivamente di quindici e dodici anni, i quali, dopo la perdita del padre e la fuga dal loro villaggio raso al suolo, sono costretti a riorganizzarsi per proteggere Mama e Thoraya, mamma e sorella fragili, una per la malattia e l’altra per la tenera età. E lo fanno in maniera totalmente diversa, perché diametralmente opposte sono le loro personalità. Dal carattere apparentemente debole, pacifico e riflessivo Omar, pronto ad ascoltare i consigli e a ponderare azioni, reazioni e qualsiasi soluzione; forte, irruente, caparbio, invece, Sufyan, nel quale prevale l’istinto che lo porterà a entrare a far parte di un centro educativo religioso e a diventare inconsapevolmente e con l’inganno un ragazzo soldato. Diverse anche le scelte e le decisioni di ognuno di loro, che condurranno i due fratelli ad allontanarsi, a perdersi. E ci vorrà la lettura di tutte le pagine del libro per scoprire se un giorno si ritroveranno.
Pur non essendo protagonista, figura di rilievo è Salma, mente brillante e dalle grandi capacità di problem solving, la quale con la sua razionalità è spesso l’ago della bilancia in molte circostanze. E poi c’è Rayan, un loro coetaneo dal vissuto complesso, che riuscirà, prova dopo prova, pericolo dopo pericolo, a trasformare la rabbia nei confronti dell’altro in accoglienza. Sì, perché la guerra li cambierà per sempre, rendendo ognuno di loro, paradossalmente, migliore, una persona nuova.
Interessante la struttura del libro: la suddivisione in cinque parti, oltre che in capitoli, crea attesa e desiderio di scoprire le evoluzioni sempre inaspettate. Presenti cinque immagini come incipit, una per ogni parte, stampate su carta LuxCream, capaci di trasmettere emozioni con l’essenzialità di colori ed elementi evocativi di momenti fondamentali del racconto.
La copertina molto suggestiva rimanda al dipinto “I papaveri” di Monet, con la differenza che qui non vi è l’atmosfera vibrante di una passeggiata di una donna con il proprio figlio in una giornata estiva, ma la fuga di un ragazzino con alle spalle il fumo e i resti dei bombardamenti in un freddo giorno di inverno.
In ogni pagina è tangibile la sensibilità di Haya Saleh, la quale vuol sì far conoscere la realtà della sua Siria con le crudeltà e i crimini, ma lo fa con delicatezza, coinvolgendo il lettore dal punto di vista emotivo, percettivo e sensoriale, senza, tuttavia, impressionarlo in maniera esasperata. Le ambientazioni sono molto curate e descritte nel dettaglio. Il lettore si troverà a percorrere strade e villaggi devastati, sentieri impervi, tunnel e boschi; abiterà in stanze striminzite e condivise con altri profughi, in tende e grotte di fortuna. Vedrà il fumo e le macerie, sentirà l’odore del sangue e della putrefazione, avvertirà il rumore assordante delle bombe e dei proiettili scoppiati a pochi metri dalla propria testa. Assaporerà il gusto amaro della fame, smorzato soltanto dalla dolcezza di qualche dattero, e toccherà con mano la disperazione a braccetto con la speranza.
La guerra in Siria, il reclutamento, l’indottrinamento e l’addestramento dei bambini soldato non sono gli unici temi portanti che emergono dalle pagine di questo romanzo. Spicca quello del valore della famiglia, del senso dell’amicizia, del mutuo soccorso, del fare della necessità coraggio in difesa della propria vita e di quella dei propri cari. Troviamo, ancora, la tematica della tutela dei diritti dell’infanzia, dei diritti umani, dell’educazione alla pace e alla non violenza. Non è un caso considerato che Haya Saleh ha collaborato con l’Organizzazione On Earth Peace per la giustizia palestinese, portando programmi di pace e di non violenza ai giovani di Gaza.
C’erano macerie, ovunque, le macerie mi riempivano il cuore.
E ancora
La guerra non lascia altro, solo tristezza.
Io, invece, dico a te, lettore, che questo romanzo, fotografia del mondo, riempie il cuore di empatia e lascia dentro la speranza di credere e costruire una nuova umanità, senza sangue e con distese infinite di papaveri rossi.
- Autore: Haya Saleh
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Papaveri selvatici
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