- Autore: Mike McCormack
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Il Saggiatore
- Anno di pubblicazione: 2018
- ISBN: 8842824879
Ingegnere prima, padre e marito poi. Questo è lo sguardo con cui Marcus Conway, protagonista di Ossa di sole di Mike McCormack (Il Saggiatore, 2018, trad. di Luca Fusari), interpreta il mondo e ci rende partecipi delle sue vicende.
Dall’amore per la moglie ai problemi burocratici in cantiere, la vita del protagonista è in tutto e per tutto ordinaria. Nessun evento eccezionale, nessuna strabiliante avventura, solo una quotidianità profondamente normale. Eppure, McCormack riesce a raccontare questa normalità senza essere mai banale, ma al contrario mettendo in campo personaggi dal realismo disarmante, e un’abilità letteraria quasi poetica. Ed è poetica innanzitutto la forma di questo testo, che, strizzando l’occhio alla migliore tradizione letteraria irlandese di Joyce e Beckett, in 242 pagine non trova nemmeno un punto fermo, neanche alla fine, ma solo parecchie virgole e altrettanti a capo, spesso utilizzati dall’autore in vece della punteggiatura. Così, passaggi in versi si alternano a paragrafi in pura prosa, e trascinano noi lettori in questo paesaggio rurale irlandese dove il protagonista vive e lavora. Oltretutto, questa prosa così poetica si oppone con forza al contenuto del testo, che ne annulla il lirismo parlando di calcestruzzo e problemi burocratici.
Allo stesso tempo, gli aneddoti quotidiani e personali vengono utilizzati come pretesto per affrontare tematiche nazionali e universali. Un viaggio in macchina diventa così la scusa per parlare della politica cittadina, e della ragione per cui l’amministrazione locale non riempie le buche che costellano la strada. Un trattore rotto si dimostra in realtà l’appiglio per parlare del padre, uomo da sempre molto attivo, ma costretto all’immobilità dalla fallacia di una tecnologia che non capisce. Un bicchiere d’acqua alla mostra della figlia diventa lo stratagemma per mostrare l’inizio di un’epidemia intestinale destinata a colpire l’intera cittadina. In questo modo, l’autore intreccia ricordi privati del protagonista a fatti nazionali, mostrando al lettore come la politica non sia solo un’idea astratta, un’entità incorporea che viene trasmessa in TV, ma che al contrario assume un’importanza capitale, riempiendo lo spazio e le case dei cittadini.
In questa cornice, gli attori messi in scena da McCormack sono personaggi incredibilmente realistici, dalle reazioni infinitamente umane. Così, dopo la confessione di un tradimento da parte del protagonista, la frustrazione della moglie emerge in tutta la sua forza in un’unica frase, che con la potenza di sole tre parole racchiude tutto lo sdegno e la rabbia della situazione. Ma ancora più realistico è il fatto che la rabbia della donna non riguardi l’atto di tradimento in sé, ma la responsabilità addossatale, l’onere di dover essere l’unica a scegliere il futuro della loro relazione. Altrettanto realistico è l’atteggiamento del protagonista, che si riconosce sì colpevole del tradimento, ma allo stesso tempo percepisce se stesso come vittima di abbandono quando la moglie torna nella casa paterna per poter riflettere e soffrire in solitudine. Ancora, la padronanza linguistica e stilistica di McCormack è tale da riuscire a creare dei personaggi tridimensionali e peculiari nelle loro caratteristiche.
Marcus Conway è prima di tutto ingegnere, un uomo pragmatico e concreto prima ancora che emotivo. Ed è proprio su questa sua caratteristica che l’autore tesse delle scene capolavoro dello show, don’t tell: quando nasce Agnes, la prima figlia, è la concretezza del certificato di nascita compilato al comune a far comprendere al protagonista che la figlia è in tutto e per tutto reale, un essere umano corporeo che potrà muoversi nel mondo e interagire con le istituzioni. E cosa può esserci di più reale di paralleli e meridiani, utilizzati come elemento metaforico in grado di spiegare i confini di una nuova dimensione, quella della genitorialità, che i genitori si trovano adesso ad esplorare?
Così, con questa scrittura così poetica, l’autore parla di una vicenda personale e allo stesso tempo universale, locale ma globale, una vicenda in cui ogni lettore può riconoscere parte della propria esistenza. La riflessione, che procede in modo discontinuo (ma non illogico) saltando da un ricordo all’altro senza soluzione di continuità, si ripiega su se stessa, per poi chiudersi come si era aperta. Così come all’inizio i confini di percezione del protagonista si allargano sempre di più, nella chiusura finale essi si restringono, lasciando comunque aperta la possibilità – grazie anche alla mancanza di un punto fermo – che questo ciclo di consapevolezza e oblio si ripeta all’infinito.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Ossa di sole
Bellissima recensione ❤️ se posso, vorrei consigliate anche l’ascolto dell’audio libro. Lettura magistrale ed immersiva che personalmente mi ha aiutata molto nel calarmi nella storia.