- Autore: Marco Malvestio
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
Prima premessa: fondato sugli archetipi spaventosi dell’inconscio collettivo, l’horror trasferisce su un piano razionale tensioni altrimenti destinate al rimosso. In modo più semplice: il cinema dell’orrore sollecita sensazioni forti in ambiente protetto, offrendo allo spettatore l’opportunità di viverle ed esorcizzarle al tempo stesso. Seconda premessa: La nostalgia è uno stato d’animo sottile, distante un filo da malinconia e rimpianto. Dettati dal desiderio di ritorno a luoghi, persone o a frangenti del passato. L’etimologia è greca: nóstos (ritorno) e álgos (dolore); entrambi rimandano alla soffice tristezza data da ciò che non c’è più, evocabile soltanto attraverso il ricordo.
Arrivo al dunque: nostalgia è la cifra caratterizzante la produzione culturale contemporanea (moda e oggettistica vintage, serie tv, ecc.) ma secondo la tesi agevolata da Marco Malvestio in Nostalgia dell’orrore. L’horror contemporaneo e i fantasmi di un futuro passato (Meltemi, 2026) è all’interno del genere horror - in quanto concentrato sulla “riemersione del represso” - che ciò si “manifesta in tutta la sua profonda ambiguità”.
Il cinema e la letteratura dell’orrore contemporaneo sostanzierebbero insomma la loro impalcatura concettuale a partire da uno sguardo retroverso e facendo leva sugli antesignani del genere. Sia per riflettere sugli ambiti - localistici, come nel caso del cosiddetto folk horror; o privati, come nel sottogenere “case infestate” -; sia per sondare identità prolificate da infrazioni (sistemiche, ultraterrene, mediatiche), inerenti a corporeità e sessualità.
Il saggio è impegnativo, singolare, di fondamentale importanza. Soprattutto non è l’ennesima antologia stilata sull’argomento: a partire dall’analisi di film, serie tv e romanzi dell’orrore degli ultimi venticinque anni, Malvestio sonda piuttosto la correlazione tra “immaginario perturbante” e “tensione retrospettiva”, provando come quest’ultima risulti reiterata, attraverso un continuo processo di rifacimento e rielaborazione del passato. Come si diceva, la cifra culturale della nostra contemporaneità: se non proprio espressioni post-moderniste e/o remake mascherati, ci siamo vicini.
L’esempio che segue è tratto dall’incipit del capitolo dedicato alle “case infestate” (Abitare l’orrore. Le nostre case infestate, pp. 145-181):
Pochi spazi come quello domestico sono legati alle storie dell’orrore. Una genealogia della casa infestata può arrivare fini all’antichità e racconti di dimore abitate dai fantasmi si rinvengono già nella letteratura latina e greca. Allo stesso modo, si può dire che la letteratura e il cinema dell’orrore contemporanei si fondino in larga parte sul motivo della casa infestata, che è probabilmente la prima cosa che ci viene in mente quando pensiamo a una storia horror – una casa sinistra, circondata da una nebbia spettrale, magari accanto a un cimitero, le cui finestre, benchè sia abbandonata, si illuminano a strane ore della notte…
Seguono excursus sul sotto-filone e analisi puntuale dei film citati: dallo storico Poltergeist ai più recenti Sinister, Casa di foglie, Paranormal Activity, ecc.
Altro esempio, sotto certi aspetti concettualmente antitetico rispetto al precedente. Riguarda l’accezione del corpo all’interno del cinema dell’orrore, ed è affrontato nel capitolo quinto del volume (Nostalgia della carne. Il corpo e il ritorno alla realtà, pp.187-214):
La presenza invasiva del corpo che nell’horror prende una forma perturbante nelle sue concrezioni mostruose o viceversa, in maniera complementare, nella minaccia della sua integrità, annulla in parte il moto di ritorno della nostalgia, portando l’attenzione su un qui e ora che sembra darsi come assoluto. A metà degli anni Novanta, in un saggio sulla rappresentazione del corpo in Rabid di David Cronemberg (1977) e Alien di Ridley Scott (1979), Kelly Hurley scriveva che questi film “lavorano per negare la specificità umana a ogni livello, per evacuare il ‘soggetto umano’ in termini di identità corporea, di specie, sessuale e psicologica […]” La distruzione del corpo nell’horror, sia nel senso della violazione della sua integrità che nella rappresentazione di sue versioni mostruose (come lo xenomorfo di Alien…) annienta la dimensione culturale della corporeità e i referenti esterni ai suoi confini, dando dunque vita a un ‘genere senza nostalgia’: senza un’identità culturalmente localizzata, in altre parole, la nostalgia non può darsi.
Come si può intuire a questo punto, il lavoro di Marco Malvestio non disdegna la coniugazione funzionale di teoria e prassi cinematografica, attraverso cui si assegna peso speculativo a un genere soltanto in apparenza di puro intrattenimento. Ne discende un saggio nodale, che esula dai canonici consigli di visione, proponendosi in senso più ampio come studio dei modi in cui la cultura del terzo millennio (ri)esamina il passato.
In ultima analisi: Nostalgia dell’orrore non è un libro da portare sotto l’ombrellone e dunque, anche per questo, consigliatissimo.
Nostalgia dell’orrore. L’horror contemporaneo e i fantasmi di un futuro passato
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Nostalgia dell’orrore. L’horror contemporaneo e i fantasmi di un futuro passato
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