- Autore: Daniel Filoni
- Categoria: Poesia
- Anno di pubblicazione: 2026
Daniel Filoni ha deciso che la poesia deve servire a dire in modo più concreto le tragedie delle guerre in questo spazio temporale, e lo fa nella silloge che ha per titolo Non chiedete il silenzio a questa terra (L’Acolaio, 2026, prefazione di Francesco De Sio Lazzari).
Filoni ha gli occhi verso Gaza e la tragedia umanitaria, ma chi scrive ricorda che anche il Novecento ha avuto due guerre mondiali e migliaia di soldati uccisi in trincea, i ragazzini uccisi a diciotto anni, nati nel 1899 e chiamati alle armi nel 1917. Gli uomini hanno risolto le loro linee di condotta con le armi e Filoni si vede e ci vede come degli avvoltoi, contro donne e bambini. Non che il nuovo millennio sia pacifico e concentrato politicamente su come dare un minimo di dignità a otto miliardi di persone; tolte quelle mille persone che hanno soldi per rimettere a posto l’Africa subsahariana, Filoni trova lo sgomento, la paura e lo sconcerto dopo l’attentato del 7 ottobre del 2023, dove persero la vita 1200 israeliani, tra soldati e civili, a causa di un attacco terroristico di Hāmas e di milizie palestinesi. Il motivo è sempre e solo quello: vogliamo la Palestina che è la nostra terra e gli ebrei si arrangiassero in qualche altra zona del pianeta Terra. Filoni recita:
Vedevo solo il riflesso fugace di Hind, / come un esempio di ogni desiderio infranto, / di tutto ciò che è stato interrotto. - Denotazione!
Non più Hind sussurrava:
Le anime pure sono il futuro. / Insieme potranno piegarsi sulla mia innocenza, vero? / mi rammenti la mia piccola bambola.
Ma non esplose anche l’undici settembre 2001, con i due grattacieli che si sciolsero come burro a New York?
Siamo sicuri che Hāmas saprebbero mantenere inclusione e armonia? Via di qua israeliani, trovare un altro posto nel nostro pianeta piccolino.
Ma Filoni continua:
Anche la Palestina non è più quella di prima, / dove i bambini si ricorrevano a perdifiato nei cortili, / dove le donne danzavano per le Feste ancestrali. / La Palestina, ora, è un sentiero di ombre.
I poeti possono permettersi tutto; sui loro versi non c’è un progetto, in altri anni si sarebbe detto dibattito. Gli altri intellettuali, di fronte a tanta ignavia; come scrisse Albert Camus, la "dolce indifferenza" del mondo diventò irrazionalità pura. Mentre ora si contano i bambini di Gaza e di Ramallah che sono morti, le case sventrate e le madri impazzite. Cosa si può fare?
Già scrivere potrebbe essere una resa, una bandiera bianca, se nemmeno scrivi un verso, per sbaglio, su un bambino di Haifa.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Non chiedete il silenzio a questa terra
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