- Autore: Günter K. Koschorrek
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788831430456
Pozze di sangue dei caduti spiccavano sul bianco. Quello dei feriti gocciolava, contaminando il candore del suolo innevato. Erano commilitoni, ma soprattutto nemici: allora sono fatti di carne, “proprio come noi!”. Nei diari di guerra di tanti conflitti, raramente s’incontra una considerazione tanto spontanea. Günter Koschorrek non aveva nemmeno vent’anni quando venne inviato sul fronte di Stalingrado, nell’autunno 1942, e vide per la prima volta dei cadaveri, insieme agli altri novellini come lui. L’ex mitragliere della 24a Divisione corazzata della Wehrmacht annotava le sue impressioni in fogli che nascondeva accuratamente. Ritrovati solo quasi sessant’anni dopo, li ha trasformati in un libro, oggi a disposizione dei lettori italiani a cura del provvidenziale Andrea Lombardi, editore genovese di Italia Storica: Neve rosso sangue. Le memorie di un soldato tedesco sul fronte orientale, 1942-1945 (aprile 2026, collana “Ostfront”, 404 pagine), nella traduzione di Camilla Scarpa e Paolo Pozzato, con un’appendice di 42 pagine d’immagini e cartine in bianconero.
Con il titolo originale Vergiss die Zeit der Dornen nicht (Non dimenticare il tempo delle spine), il diario è apparso in Germania nel 1998. Tradotto in inglese, diventò subito un bestseller mondiale, per la franchezza dell’esposizione, il tono asciutto ma quasi narrativo, l’autenticità degli episodi e la totale assenza di retorica. Ben 7mila recensioni nella versione anglosassone, a dimostrazione che il pubblico lo aveva preso per quello che voleva essere: non solo un testo storico-militare, ma il documento di un’esperienza collettiva durissima.
La testimonianza è preziosa, soprattutto perché riferita al terribile fronte orientale, in avvio soprattutto alla battaglia di Stalingrado. L’unità di Koschorrek riuscì a sottrarsi all’accerchiamento, ripiegando verso occidente. Dopo, il soldato di fanteria di prima linea, il giovane landser renano, venne schierato in Istria nel 1943, tornò poi nelle pianure russe a difendere la testa di ponte di Nikopol, sul fiume Dnepr, all’inizio del 1944. Affrontò l’Armata rossa in Romania, sulla Vistola e in Prussia, ferito più volte. Una scheggia di granata e l’insorgere di una febbre, nei primi di maggio del 1945, gli consentirono di restare prigioniero degli Americani e di non essere consegnato ai russi come gli altri militari tedeschi che li avevano combattuti. Era comunque deciso a tentare la fuga, a tutti i costi: “meglio morto che prigioniero in Siberia”. Questo a dimostrazione della brutalità del conflitto spietato sul Fronte Orientale.
A riprova, nell’infinità di episodi di vario genere citati (anche cameratesco), va notato un ulteriore duro impatto con la realtà di quella guerra bestiale. Sempre giunto da poco in linea, Gunter partecipa a uno scontro con una squadra nemica, che difende una posizione rapidamente neutralizzata dai fanti tedeschi. Una volta raggiunta, vi trovano un certo numero di russi morti. Un sottufficiale ordina a un soldato di mirare alla testa di una figura a terra e punta la canna della machinepistol alla nuca di un altro accasciato.
Entrambi gli spari producono un suono ovattato e spiacevole, come se avessero sparato a un sacco.
Koschorrek è scioccato, rabbrividisce, non capisce perchè non li prendono prigionieri. Schwarz si dirige verso un altro sovietico caduto. Assesta una pedata alla sagoma riversa sul fianco. Verificato ch’è ancora vivo, appoggia il mitragliatore sulla fronte e fa fuoco. Il corpo ha una convulsione.
Fanno finta di essere morti, ma una volta passati ci tirerebbero alle spalle. L’ho già visto accadere! Lui o noi!
Per tutto il tempo, il ragazzo sente alle spalle quegli spari ovattati, che lo scuotono pesantemente. È certo di non essere capace di colpire un nemico disarmato, neppure a costo di correre qualche rischio. Eppure, da mitragliere e capo arma delle le devastanti mitragliatrici pesanti MG 34 ed MG 42, deve ammettere di avere ucciso molti nemici durante la guerra sul Fronte russo. Senza provare alcun senso di trionfo o sentirsi mai un eroe.
Le mie vere motivazioni derivavano sempre dall’istinto di autoconservazione e dal terrore di essere sopraffatto dal nemico insieme alla mia unità, come mi accadde una volta più tardi nella zona di Stalingrado. Per evitare che si ripetesse, ho sempre impiegato tutte le mie capacità, che ho perfezionato nel corso di ulteriori azioni al fronte.
Aveva preso l’abitudine di stendere appunti, con l’intenzione di scrivere una relazione circostanziata alla fine delle ostilità. Inizialmente teneva anche un diario, benché per i soldati semplici fosse contro il regolamento. Si temeva che gli scritti potessero cadere in mano al nemico, che avrebbe potuto ricavarvi informazioni militari indebite. Gunter aggirava il divieto stenografando note e inviandole alla madre. Altre le nascondeva nella fodera della giacca dell’uniforme, e comunque il plico trovò riparo nella fodera del cappotto militare blu tortora, che la mamma riuscì a custodire nella fuga davanti ai russi, fino alla salvezza in Bassa Sassonia. Riuniti tutti gli appunti, Koschorrek li aveva persi di vista dopo il divorzio dalla prima moglie, a metà degli anni Cinquanta. Con sua grande sorpresa, li ha riottenuti decenni più tardi dalla figlia, che li aveva conservati per tanto tempo, come ricordo del padre.
È così che quelle note sono diventate un resoconto autentico, con la descrizione delle “indimenticabili esperienze, impressioni e percezioni di un soldato comune al fronte”. Un tributo agli innumerevoli, anonimi soldati che hanno trascorso la maggior parte del tempo “in luride buche individuali” scavate nella terra russa, uscendone solo per affrontare il nemico.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Neve rosso sangue. Le memorie di un soldato tedesco sul fronte orientale, 1942-1945
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