Se i personaggi di Antje Ravik Strubel non fossero così attuali e in Germania ci fossero ancora i reali, avrebbe scritto un libro su La caduta degli dei, un film di viscontiana memoria con Helmut Berger. Due intellettuali potenti, che hanno iniziato vendendo i biglietti ai bagarini, provenienti da famiglie modeste, ma con una volontà di ferro, tenuti in palmo di mano in una Berlino di redattori troppo zelanti e di stagisti che bevono troppi caffè per trovare la forza di archiviare vecchi articoli di nessun conto, sono andati oltre. Uno si è ucciso e la Karl lo rispettava, perché nonostante tutto pensava che Kai Hochwerth fosse prima di tutto un uomo e, anche se non migliore di lei, giornalista temuta, cascami paternalistici sulla scia del ’se non mi guardi non esisto’. E ora sei morto. E io sono sola e il paginone della notizia lo scrivo io, che sono anche direttrice delle pagine culturali.
Il libro è L’influsso dei fagiani (Voland, 2026, traduzione e curatela di Cristina Vezzaro) che è un’aspra critica sugli equilibri di potere sulle poche persone che contano in Germania, come accade, con altri nomi, anche in altri paesi europei. La Karl attualmente in Italia non c’è, bisogna ricorrere a Camilla Cederna e a Oriana Fallaci, le nuove sono ad alto dosaggio di ironia, che scrivono motteggi su una classe politica di bassissimo profilo. La Karl non ha amiche, perché disprezza chi non ha fatto la sua gavetta o quelle che hanno figli e mariti, mentre lei si fa bastare un uomo chiamato T, che è un architetto di talento, ma che noi percepiamo come uomo "bravo a letto" e cameriere di Hella. Al suo arrivo in redazione, tutte si sentono il dovere di blandirla e di tenersi lontane, tranne una giornalista free, che un po’ se ne frega di tanto rigore. Il pezzo è una bomba, Kai Hochwerth si è ucciso nel teatro dell’Opera di Sidney - bellissimo, la conchiglia bianca, in un camerino, mentre la moglie, Patrizia Mingo, grande cantante lirica, canta la Casta Diva. Kai Hochwerth si era dimesso come direttore teatrale e poteva viaggiare con la moglie, nell’attesa che si dimenticasse quello che aveva fatto.
Hella rilascia una breve intervista a un redattore che vuole affossarla, per il titolo: "Direttore teatrale costringe una attrice ad abortire". Kai Hochwerth aveva scoperto con orrore che la sua attrice teatrale di punta fosse incinta. Per il ruolo e la durata della pièce doveva scegliere di abortire. Hella dice che molti avevano scritto la stessa cosa, ma chi l’intervista ribadisce che lei era stata la prima. La più autorevole.
L’attore Heinze, vicino a Hochwerth, comincia a screditarla. I social media la attaccano in maniera maniacale. Il giornale la solleva dall’incarico. Pochi colleghi le parlano; è in una sorta di aspettativa, si aspetta che la vicenda di Kai Hochwerth si sgonfi. Il suo compagno T la lascia. La parte finale del libro è piuttosto straziante. Non si gioca coi morti. E quel morto a Hella piaceva. Non soltanto perché fino a qualche mese prima era un direttore teatrale di Berlino, il più quotato, ma anche per la sua intrinseca volgarità verso il sesso femminile. E la crudeltà per un bambino mai nato, che sarebbe stato educato da tate mentre la madre recitava in giro.
Un libro frastornante, bellissimo, crudele oltre misura.
- Autore: Antje Ravik Strubel
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Voland
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: L’influsso dei fagiani
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